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Punti nascita, la protesta cresce

Molti in piazza ad Arco - Video

 

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Si allarga la protesta contro la riorganizzazione della sanità trentina, che prevede il trasferimento delle urgenze e dei parti a Trento e Rovereto dopo le 18 e nei fine settimana. Dopo la mobilitazione di Cavalese dell'altra sera, ieri è stata la volta di Arco, con un migliaio di persone scese in piazza per difendere il punto nascita.


 «Vergogna! Vergogna! La salute non si tocca»

Sono più di 800 i cittadini che ieri sera hanno preso parte alla manifestazione di protesta davanti all’ospedale di Arco, organizzata con un tam tam sui social, contro il paventato rischio di chiusura del punto nascita e in generale contro la riorganizzazione ospedaliera prevista dalla giunta provinciale che prevede l’assenza dell’anestesista dalle 20 alle 8 nei giorni feriali e in quelli festivi. Una mobilitazione spontanea che ha assunto, a tratti, il carattere di una vera e propria contestazione dai toni piuttosto aspri, con cartelli e cori contro politici e amministratori presenti. «Siete pregati - recava scritto sarcasticamente uno dei cartelli - di non partorire e aver bisogno del rianimatore dalle 18 alle 8, il sabato, la domenica e le feste».

Per l’amministrazione di Arco c’erano il sindaco Alessandro Betta e la sua giunta al completo, il deputato Mauro Ottobre e numerosi consiglieri comunali di maggioranza e opposizione; presenti inoltre il sindaco di Tenno Gianluca Frizzi, quello di Drena Tarcisio Michelotti e il vicesindaco di Riva Mario Caproni, oltre ad alcuni esponenti del consiglio provinciale come Luca Giuliani, Claudio Civettini, Claudio Cia e il vicepresidente della comunità di valle Carlo Pedergnana.

Manifestazione Ospedale di Arco

Il tutto si è svolto in un clima tutt’altro che sereno, con numerosi cittadini, apparsi decisamente infuriati, che hanno chiesto a gran voce un impegno più concreto agli amministratori presenti, al fine di salvaguardare il presidio ospedaliero di Arco. Tante le mamme che hanno voluto testimoniare la loro esperienza positiva del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di via Capitelli: «Ho partorito appena un mese fa qui ad Arco - racconta Sara Tonelli, di Arco - e mi sono trovata benissimo. È stato un parto fisiologico e senza complicazioni. Il personale è stato professionale e si è dimostrato competente, è andato tutto benissimo».

«Io ho partorito due figli qui ad Arco - afferma Nadia Frizzi, di Tenno - e c’è un terzo in arrivo che mi piacerebbe nascesse qui, poiché sono stata seguita molto bene. Un paese civile che toglie i soldi alla sanità non può definirsi tale. Scuole e sanità non si toccano mai, oltretutto questa è una struttura nuova che dovrebbe essere potenziata».

 

«Speriamo che serva a qualcosa essere qui - aggiunge Laura Chistè - anche se dubito fortemente che ci prendano in considerazione. Io ho partorito ad Arco sette mesi fa e il mio bambino è nato in poco più di mezz’ora; se fossi stata costretta ad andare a Rovereto probabilmente sarebbe nato nel tragitto».

La sensazione comune a molti presenti è che l’Alto Garda sia una zona periferica abbandonata dalla provincia: «Sono qui - spiega Roberto Cattoi - perché ritengo che l’Alto Garda non possa essere discriminato e dimenticato dalle istituzioni. Il presidio ospedaliero è un punto di riferimento da cui non si può prescindere».

Il sindaco Alessandro Betta conferma invece quanto dichiarato nei giorni scorsi: «Ho sentito l’assessore competente Luca Zeni - afferma il primo cittadino - e ho avuto nuovamente delle rassicurazioni, nel prossimo consiglio delle autonomie locali di mercoledì ne parleremo, ribadiremo l’importanza del nostro ospedale. Voglio credere alle sue parole, anche se poi quello che conta sono i fatti. Per prima cosa pretendiamo che il pronto soccorso rimanga tale e non un semplice ambulatorio, mentre sul punto nascite aspettiamo indicative precise dal ministero. Per la sicurezza è fondamentale la presenza dell’anestesista».


 Ieri mattina il primo trasferimento

Pronti, via. E la delusione, la rabbia, lo sconcerto non mancano. Ieri alle 10 e mezza di mattina la prima partoriente gardesana, presentatasi un paio d’ore prima all’ospedale di Arco, è stata trasferita in ambulanza al reparto di ostetricia e ginecologia di Rovereto. E il destino ha voluto che fosse proprio la compagna di colui che ha creato l’evento su Facebook, un evento che in poche ore, grazie anche al tam-tam mediatico e ai social ma soprattutto all’importanza del tema, ha portato ieri sera davanti all’ospedale di Arco una quantità di persone mai vista. Il trasferimento di ieri mattina da Arco a Rovereto è stato di fatto la prima applicazione pratica della direttiva provinciale che prevede di fatto la chiusura del reparto dopo le 18 e nei giorni festivi.


 Tione: protesta a Trento con i sindaci in prima fila

Sono altissimi l’interesse e la preoccupazione sull’ospedale di Tione e anche la tensione di amministratori e cittadini verso le misure annunciate dalla Provincia che penalizzano la valle.
Tutti i sindaci e parecchi amministratori locali hanno partecipato al sit-in della scorsa sera, simbolicamente in ospedale, e se non vi saranno dietro front della politica provinciale gli amministratori giudicariesi pensano alla calata su Trento, domani, in occasione del consiglio provinciale.

Al loro fianco probabilmente, i colleghi fiemmesi e fassani, valsuganotti e dell’Alto Garda, tutti nella medesima situazione: periferici e con ospedali a forte riduzione del servizio. Se la scorsa sera all’ospedale di Tione da più parti si invocavano le dimissioni del dirigente Luciano Flor e del management dell’azienda sanitaria, colpevole secondo i presenti di non aver gestito a dovere una riorganizzazione richiesta da una direttiva europea che risale al 2004 nemmeno dopo il richiamo della Corte Europea di un anno fa, oggi i territori sono pronti a scendere a Trento, in consiglio provinciale e in giunta, se servirà.

Sono infatti proseguiti fitti i colloqui per portare avanti le ragioni sul diritto alla salute dei tanti trentini che vivono nelle vallate. «Come può esistere Rovereto - una delle argomentazioni avanzate fra gli amministratori - e si va invece a togliere ospedali in aree molto più lontane dal capoluogo come le Giudicarie o le valli Fiemme e Fassa?. Rovereto che potrebbe riferirsi a Trento drena invece risorse alle periferie, dove i cittadini hanno però eguale diritto alla salute».

«Le nostre riserve – sottolinea il presidente della Comunità delle Giudicarie Giorgio Butterini- non riguardano esclusivamente i recenti provvedimenti, ma si riferiscono ad un processo di progressivo indebolimento del presidio ospedaliero di Tione che si prolunga da tempo».

E se gli amministratori scendono in campo, con le invocate da più parti «azioni decise» verso la Provincia, in Giudicarie si pensa alla costituzione di un Comitato di Difesa dell’Ospedale di Tione dove anche i cittadini possano far sentire la loro voce.
«Azioni condotte in maniera democratica e pacifica - spiega Butterini - ma chiariamo che non sono coinvolti solo gli amministratori, ma anche i cittadini, veri destinatari dei servizi sanitari».

 

 

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