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Brevetto per le palestre

via i soldi, socio a processo

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Sognava di fare i soldi con il brevetto di una nuova attrezzatura per le palestre, ma si è ritrovato con il conto in rosso. In totale la vittima, un trentenne trentino, avrebbe perso 9.600 euro. A fare sparire il denaro destinato all’investimento, secondo l’accusa, sarebbe stato il suo socio - un 38enne di origine siciliana - che ora è imputato per appropriazione indebita. L’uomo, assistito dall’avvocato Giuliano Valer, respinge però le accuse e ipotizza che qualcuno abbia clonato il bancomat della vittima, facendo sparire dal conto oltre 9000 euro. Ma andiamo con ordine.

La vicenda finita in tribunale risale all’aprile dello scorso anno e prende le mosse dalla denuncia presentata dalla vittima, che all’epoca cercava un socio che finanziasse un nuovo prodotto brevettato da lui e destinato alle palestre. Così, secondo l’accusa, sarebbe entrato in contatto con l’imputato, che si sarebbe detto pronto a mettere sul piatto 30 mila euro per sostenere il progetto. Una somma che avrebbe dovuto essere versata su un conto corrente, aperto dal trentino presso una banca e dedicato specificatamente a questa iniziativa. A quel punto, secondo quanto denunciato dalla vittima, il 38enne avrebbe chiesto di avere il bancomat e relativi codici per poi procedere con i versamenti necessari. E i due soci si sarebbero recati insieme in banca, per versare tre assegni, del valore di 24.700 euro.

Ma gli assegni sarebbero tornati al mittente, per un problema legato alla firma di emissione. A quel punto l’imputato, sempre secondo il racconto del trentino, gli avrebbe consegnato un nuovo assegno di 13.700 euro. Ma nemmeno questo versamento andava a buon fine e la banca chiedeva pure 500 euro per le spese legali del notaio. Gli affari, tra i due, non si sarebbero però interrotti e il denunciante, a quel punto, avrebbe deciso di aprire un nuovo conto corrente presso un’altra banca. Anche in quel caso il fascicolo relativo alla nuova posizione e la tessera bancomat sarebbero state consegnate all’imputato.

I guai, però, sarebbero stati dietro l’angolo anche stavolta. A mettere in allerta il denunciante la telefonata del direttore della banca, che segnalava alcuni movimenti «sospetti» sul suo conto corrente, con vari prelievi. Da qui la decisione del trentino di sporgere querela. Archiviata l’accusa di truffa, non ritenendo che vi fossero né gli artifici né i raggiri che caratterizzano questo reato, la procura ha deciso di procedere per appropriazione indebita. Ma l’imputato, come detto, respinge anche questa accusa, spiegando di essersi limitato a fornire indicazioni al trentino in ordine alle procedure da seguire per accedere ad un finanziamento. Quanto ai prelievi di denaro l’imputato è convinto che qualcuno abbia clonato il bancomat. Ora saranno i giudici a dovere stabilire se dietro l’affare naufragato sul brevetto per le palestre possano esservi dei profili penali ed eventuali responsabilità dell’imputato. La scorsa è stata rinviata a marzo 2016.

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