Trento, bufera sul prete che giustifica la pedofilia «Sono i bambini che cercano affetto»

Ore contate per la permanenza in parrocchia di don Gino Flaim, 75 anni, il giorno dopo le sue dichiarazioni sulla pedofilia in un’intervista tv. E se Krysztof Charamsa, il teologo che aveva reso pubblica la propria omosessualità alla vigilia dell’apertura del Sinodo sulla famiglia, è partito immediatamente per la Spagna, anche il sacerdote di Trento andrà all’estero. «Lasciare la canonica entro venerdì», 9 ottobre, è la richiesta che l’arcivescovo, monsignor Luigi Bressan, gli ha formulato di persona stamani in parrocchia, in un incontro di una mezz’ora. E don Gino «ha accettato e ha scelto autonomamente di andare all’estero per un periodo», al momento non definito, così come non lo è la località, riferisce la diocesi.

Rimane quanto detto dal prete sulla pedofilia («Io posso capirla») e le altre frasi sul bisogno d’affetto dei bambini, che sembravano giustificarla, concetti che certo la Chiesa non li ammette. «Mettono i brividi. Tutto ciò mi inorridisce e ci inorridisce, profondamente. Questo non è il pensiero della Chiesa», tronca netto don Paolo Gentili, direttore dell’ufficio nazionale per la famiglia della Conferenza episcopale italiana.

«I più piccoli, i più deboli - ha aggiunto don Gentili a La7 - vanno custoditi, tutelati, ci sono indicazioni molto nette in questo. Anche ultimamente papa Francesco è intervenuto incontrando i vescovi a Filadelfia».
Che fossero parole da non pronunciare lo pensano anche tanti parrocchiani. Altri invece no. Sono convinti che don Flaim sia stato frainteso. O che si sia confuso nel parlare a una telecamera. Del resto è lui stesso, sui pedofili, che precisa: «Ho detto che li capisco, non che li giustifico».
Certo è che la sospensione il sacerdote non l’ha digerita, vista la prima reazione, che era stata la promessa di fare la predica al bar, al posto di celebrare la messa. Ma i fedeli e alcuni catechisti tra i più vicini a lui, erano convinti già stamattina presto dell’arrivo dell’allontanamento dalla canonica. «Anche se don Gino - affermano al bar dove ogni giorno il sacerdote prende il caffè - non può avere detto solo quello. Ne abbiamo parlato stamattina, quando è venuto, come al solito alle 4.30. Mi ha detto che è molto amareggiato e che la sua intenzione non era certo di trasmettere quel tipo di messaggio».

Ma non sono tutti d’accordo. «Se l’è cercata. Non si possono dire certe cose, sperando di passarla liscia» intervengono Bruno e altri avventori.
Tra le parrocchiane che passano vicino alla parrocchia invece molte sono convinte sia tutto un equivoco. Maria, una sessantina d’anni, dice: «È stato ingiustamente maltrattato, mal interpretato. Io so per certo, ad esempio - prosegue - che quando accompagnava i bambini nelle colonie estive prestava sempre molta attenzione alla loro serenità e incolumità, controllando anche gli educatori e i giovani accompagnatori». Da davanti alla chiesa intanto don Gino lo si è visto tutto il giorno andare e venire dalla finestra. Non è più uscito.


Don Gino Flaim, il collaboratore pastorale della parrocchia di San Pio X, che in una intervista televisiva a La7 ha rilasciato parole che hanno sollevato un polverone nazionale («Ci sono bambini che cercano affetto e qualche prete può cedere. E lo capisco»), intercettato questa mattina dai giornalisti, non parla. Il video.

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«Il prete che giustifica i pedofili». Scoppia la bufera su don Gino Flaim, collaboratore pastorale della parrocchia di San Pio X, che in una intervista televisiva a La7 ha rilasciato parole che hanno sollevato un polverone nazionale: «Ci sono bambini che cercano affetto e qualche prete può cedere. E lo capisco». Frasi pesanti anche sull'omosessualità, bollata come una malattia. La Curia trentina ha preso subito le distanze dal sacerdote, che è stato sospeso dall'incarico e dalla facoltà di predicazione: «Non è questa la posizione della Chiesa».

L'aria che tirava ieri, nell'Arcidiocesi di Trento, non era certamente buona. Anzi, possiamo definirla una vera e propria bufera. L'intervista rilasciata da don Gino Flaim ha scatenato un polverone mediatico: prima la trasmissione, poi le prime reazioni in diretta, i tweet, la notizia che rimbalzava da un sito all'altro, i commenti su Facebook. L'ufficio stampa della Diocesi trentina ha immediatamente capito che quelle parole stavano rapidamente facendo il giro d'Italia. E quindi ecco un primo comunicato, scarno ma chiarissimo, nel quale si sono prese le distanze dall'episodio: «La Chiesa di Trento si dissocia pienamente dalle dichiarazioni rilasciate da un anziano prete diocesano all'emittente televisiva La7. Egli, interpellato dalla cronista in un contesto del tutto casuale, ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell'Arcidiocesi di Trento e il sentire dell'intera comunità ecclesiale». 

Nemmeno un'ora ed ecco una seconda nota stampa, ben più dura: dopo essersi dissociata la chiesa «liquida» il prete: «L'Arcidiocesi di Trento, in seguito alle dichiarazioni rilasciate all'emittente televisiva La7 nella trasmissione «L'aria che tira» di oggi, martedì 6 ottobre, dal sacerdote don Gino Flaim, finora collaboratore pastorale della parrocchia di San Giuseppe a Trento, comunica che allo stesso sono stati revocati l'incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicazione». Licenziato in tronco, si direbbe in caso di una professione. E nessuna voglia di esprimere un qualsiasi commento alle parole di don Gino, anche perché, forse, sarebbe potuto apparire come un modo per giustificare in qualche modo quelle frasi. La Chiesa di Trento è stata chiarissima: ci dissociamo e chi ha parlato non è più un collaboratore pastorale. E non serve commentare o smentire in alcun modo perché quelli non sono concetti che ci appartengono.

Anche don Ivan Maffeis ribadisce in sostanza lo stesso: «Quelle parole non sono il pensiero della Chiesa e non possono essere il pensiero di un uomo di Chiesa. Papa Francesco una settimana fa a Philadelphia ha espresso quella che è la nostra opinione su questo argomento in maniera chiara e trasparente». 

A fine settembre in terra americana Bergoglio ha incontrato un gruppo di vittime della pedofilia esprimendo «vergogna per gli abusi e i gravi danni causati. Mi dispiace profondamente, Dio stesso piange. I reati di abusi sessuali contro minori non possono essere mantenuti in segreto». E ha promesso «l'impegno alla vigilanza della Chiesa per proteggere i minori» e che «tutti i responsabili dovranno renderne conto». Don Maffeis conferma: «Non deve esserci alcun dubbio o alcuna interpretazione sulla pedofilia. Il nostro Papa è stato chiarissimo e quella è la nostra posizione».  Don Marcello Farina non ha sentito l'intervista rilasciata da Gino Flaim: «Non ho seguito la trasmissione e non so nulla di quanto accaduto. Se la frase è quella che mi sta dicendo è evidentemente sciocca, ma non posso esprimermi se non so». 


Ecco le sue parole

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Don Gino Flaim, un caso nazionale

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