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Casse Rurali, nella fusione

fra Trento e Lavis ci saranno

50 esuberi fra i dipendenti

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La Cassa Rurale di Trento e la Cassa Rurale Lavis Mezzocorona Valle di Cembra hanno presentato nei giorni scorsi in Banca Centrale Europea, insieme alla capogruppo Cassa Centrale Banca, il piano industriale della fusione che dovrebbe scattare il prossimo 1° gennaio 2020. Da quest’anno, con la nascita dei gruppi bancari cooperativi nazionali, le istanze di fusione tra banche di credito cooperativo vanno presentate d’intesa con la capogruppo direttamente alla Vigilanza europea, a cui sono sottoposti i gruppi. Per la nuova super Cassa da oltre 5 miliardi di euro di masse amministrate sono previsti circa 50 esuberi sui 389 dipendenti complessivi attuali. Tutti usciranno gradualmente verso la pensione col sostegno del Fondo occupazione trentino.

La fusione Trento-Lavis, che qualche discussione ha aperto nella Rurale della Rotaliana, si avvia quindi su binari più definiti dopo il protocollo d’intesa dello scorso aprile firmato dal presidente della Rurale di Trento Giorgio Fracalossi e dal numero uno della Cassa di Lavis Ermanno Villotti. Allo stato delle cose, dopo le due aggregazioni Adamello e Alta Vallagarina Lizzana partite il 1° luglio scorso, è l’unico processo di fusione tra Rurali trentine arrivato a questo stadio. Tra la Cassa di Rovereto e la Rurale Vallagarina di Ala, infatti, siamo ancora al patto di riservatezza che risale a settimane fa, ma non sembra che siano stati fatti altri passi avanti. In ogni caso, con queste due prossime fusioni le Rurali trentine, già oggi 17, potrebbero diventare 15 con l’anno prossimo. Erano 25 nel 2017 e oltre 40 appena cinque anni fa.

Nel complesso la nuova Rurale che dovrebbe nascere l’anno prossimo conterebbe più di 25 mila soci, 18.500 Trento e 6.700 Lavis. La raccolta di risparmio complessiva ammonterebbe a oltre 3,5 miliardi, di cui 2.600 milioni da Trento e 967 milioni da Lavis, i crediti totali a 1,6 miliardi, di cui 978 milioni Trento e 638 milioni Lavis, e il patrimonio a 221 milioni, di cui 158 Trento e 63 Lavis. I dipendenti attuali sono 279 nella Cassa del capoluogo, che comprende anche Aldeno, Garniga e gli altri Comuni attorno a Trento, e 110 nella Rurale di Lavis, Mezzocorona e Cembra, per un totale di 389 bancari. Gli sportelli totali sono 44.

Nel piano industriale si indicano 50 dipendenti in esubero mentre, per quanto riguarda le filiali, le sovrapposizioni sono minime, non più di una o due. Le due Casse hanno già comunicato ai sindacati che intendono condividere il ragionamento sul personale anche prima dell’avvio formale del procedimento legato alla fusione. L’obiettivo, come per gli altri casi nelle Rurali, è di individuare i dipendenti più vicini alla pensione e accompagnarli al prepensionamento attraverso il Focc, il Fondo occupazione dell’ente bilaterale Ebicre. Insieme alle uscite dovrebbero essere previste anche nuove assunzioni per favorire il ricambio generazionale.

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