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Mercatone Uno fallito: porte sbarrate

Lavoratori restano a casa

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Sono andati al lavoro come tutte le mattine e hanno trovato il negozio chiuso perché l'azienda è fallita.
 
Sono i 35 dipendenti della Mercatone Uno di San Michele all'Adige, che ora stanno tenendo un presidio sul posto.
 
Nella notte, infatti, è arrivata ai sindacati la notizia della dichiarazione di fallimento della Shernon Holding, la società dell'imprenditore veneto Valdero Rigoni che lo scorso agosto ha rilevato i 55 punti vendita Mercatone Uno dalla vecchia gestione, a sua volta finita in amministrazione straordinaria, con 1.860 dipendenti.
Tutti senza lavoro da stamattina.
 
Shernon Holding, che all'inizio parlava di grande rilancio degli investimenti e poco dopo di crisi, stava già trattando per un concordato preventivo in quanto il piano di rilancio dei negozi Mercatone Uno non era decollato.
 
Il 30 maggio era in programma un incontro al ministero dello sviluppo economico a Roma. 
 
"È di massima urgenza per noi avere un incontro con il Mise, amministrazione straordinaria e curatore fallimentare per gestire la situazione - scrive la Filcams Cgil in un messaggio alle sedi locali - Ci siamo già attivati, ma ovviamente fino a lunedì non riusciremo ad avere contatti con il Mise. Nel frattempo ci stiamo coordinando con Fisascat e Uiltucs a livello nazionale".
 
Presidi e proteste sono già scattate davanti a molti negozi in tutta Italia.
 
Il tribunale di Milano ha riscontrato, per la Shernon Holding, un indebitamento complessivo di 90 milioni maturato in nove mesi, con perdite gestionali fisse di cinque-sei milioni al mese, aggiunto «alla totale assenza di credito bancario e di fiducia da parte dei fornitori».
È questo, secondo l’avvocato Marco Angelo Russo, curatore del fallimento Shernon, il motivo per cui non è stata ravvisata la possibilità di continuare l’attività imprenditoriale del Mercatone Uno.

I 55 punti vendita del gruppo Mercatone Uno erano stati ceduti nell’agosto scorso dall’amministrazione straordinaria del gruppo alla Shernon Holding, società che, tuttavia, già da febbraio ha chiesto di essere ammessa al concordato preventivo viste le istanze di fallimento presentate da alcuni fornitori, richiesta dichiarata inammissibile dal tribunale di Milano, proprio a causa dell’indebitamento.

Il tribunale, spiega l’avvocato Russo, «si è proposto di verificare la possibilità di continuare l’attività imprenditoriale sotto l’egida del Curatore fallimentare, al fine di conservare il valore dell’azienda e i posti di lavoro.
Questa verifica ha dato esito negativo perchè i costi da affrontare per esercitare l’attività erano irrimediabilmente e notevolmente superiori ai possibili ricavi e quindi era impossibile proseguire l’attività senza arrecare gravi pregiudizi ai creditori».
La curatela è stata quindi autorizzata a restituire l’azienda all’amministrazione straordinaria del gruppo Mercatone Uno.

«Da ministro del Lavoro non posso che essere preoccupato per la notizia della chiusura dei punti vendita Mercatone Uno in tutta Italia a causa del fallimento della Shernon Holding Srl», scrive su Facebook il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che annuncia di aver anticipato a lunedì 27 il tavolo sulla vertenza al ministero.
Tavolo, si legge «che servirà prima di tutto a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti di Mercatone Uno, ma anche a fare chiarezza sulla responsabilità della proprietà nella loro gestione».

L’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia di Trento Achille Spinelli apprende «con preoccupazione la notizia improvvisa» del fallimento di Mercatone uno.

«Ora non resta che attivare le tutele previste per i lavoratori e dare mandato a Trentino Sviluppo di verifica delle ipotesi di insediamento alternative che è possibile proporre alla curatela o di individuazione delle imprese già presenti che possano assorbire almeno parte della forza lavoro trentina», conclude Spinelli.

«Sono allibito.1.800 lavoratori dell’ex Mercatone Uno apprendono di notte e via Facebook del fallimento della Shernon Holding e della chiusura dei punti vendita in Italia. Dalla sera alla mattina ci si ritrova senza lavoro», afferma Nicola Fratoianni de La Sinistra.

«Da mesi c’erano avvisaglie sulla poca serietà della cordata - prosegue l’esponente della sinistra - che aveva acquisito la catena dei negozi. Tanto che io stesso avevo visitato due punti vendita, uno in Toscana e uno in Abruzzo, con due interrogazioni al Ministro di Maio per avvertire dei rischi che i lavoratori mi avevano illustrato. Perché non è intervenuto a quel tempo il governo? Adesso arrivano in batteria le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, ma in questi 8 mesi - conclude Fratoianni - precisamente dov’erano?».

Il senatore Edoardo Patriarca, capogruppo Pd in commissione lavoro, commenta: «Sulla vicenda della Mercatone Uno la prossima settimana presenterò un’interrogazione. Si stanno purtroppo ripetendo i casi di aziende che chiudono da un giorno all’altro, senza nessuna garanzia per i lavoratori». 

«Chiediamo che il governo intervenga per capire quali violazioni ci sono state alla normativa, e per convincere il Mef ad arrivare un tavolo di trattativa - continua Patriarca - Ci sono marchi storici che sono vittime di imprenditori senza scrupoli».
Andrea De Maria, deputato dem, chiede che il ministro Di Maio e il suo ministero si attivino «immediatamente, di fronte a queste notizie così preoccupanti». «Alla ripresa dei lavori della Camera - annuncia - assumerò una iniziativa parlamentare, per sapere se il Ministero era a conoscenza di quanto stava accadendo e che iniziative urgenti intenda assumere a tutela dei lavoratori».

In una nota Stefano Fassina deputato LeU e già viceministro dell'economia (governo letta), scrive: «Il comportamento della Sherman Holding, proprietaria di Mercatone Uno, è indecente e dimostra, ancora una volta, quanto è stato svalutato il lavoro negli ultimi decenni. Le lavoratrici e i lavoratori direttamente coinvolti, 1800, hanno appreso nella notte da Facebook il fallimento della catena di esercizi commerciali e il loro conseguente licenziamento». Stesso inaccettabile comportamento per le 500 aziende fornitrici, spesso di piccole dimensioni, mentre migliaia di clienti stamattina hanno trovato le porte chiuse. Esprimiamo solidarietà innanzitutto a chi ha perso o rischia di perdere il lavoro. Nonostante il fine settimana elettorale, il Governo deve intervenire e anticipare l’incontro previsto per la prossima settimana. Lunedì - conclude Fassina - presenteremo un’interrogazione per capire quanto è avvenuto e sapere come intende agire il Governo al fine di tutelare un minimo la dignità del lavoro».

 

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