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Da oggi nelle Famiglie Cooperative

torna il latte fresco trentino

(fra un po' anche lo yogurt)

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Latte Trento accordo Famiglie Cooperative Renato Dalpalù e Sergio Paoli

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Il lattaio torna in Famiglia. Da questa mattina riparte la consegna diretta di latte fresco a 360 negozi delle Famiglie cooperative in tutte le valli del Trentino. Ai primi di giugno i camioncini porteranno anche il nuovo yogurt Qualità Trentino. Il servizio è frutto dell’accordo tra Sait e Latte Trento, di nuovo in buoni rapporti dopo la crisi di due anni fa. Il volume delle forniture della coop lattiero-casearia al consorzio della cooperazione di consumo è già risalito a 4 milioni di euro, che diventano 11 se si considerano i 7 milioni di commesse Coop. 

«Inoltre dal Concast Trentingrana compriamo per 6 milioni, più 2 e mezzo di Coop» ricorda il presidente di Sait Renato Dalpalù. Fanno 20 milioni di forniture di latte e formaggi trentini e cooperativi. «Alcuni anni fa Sait aveva centralizzato la distribuzione del latte - spiega Dalpalù - Oggi facciamo una scelta diversa perché abbiamo trovato un equilibrio su costi e sinergie. Spingiamo sui prodotti vicini al territorio».

Il direttore di Latte Trento Sergio Paoli è particolarmente soddisfatto: «È una pagina nuova nei rapporti tra noi e Sait. Lunedì i cinque camioncini partiranno. Il lavoro degli allevatori e della filiera è continuo e impegnativo: dalla mungitura del latte la mattina alla pastorizzazione presso il nostro impianto di Spini, alla consegna nella notte a oltre 300 punti vendita». Si tratta di 60 quintali di latte in media al giorno, per un volume d’affari che supera il milione di euro. C’è però ancora da convincere alcune coop di Fiemme e Fassa che oggi si riforniscono dall’altoatesina Mila.
Ai rapporti commerciali, Latte Trento aggiunge le scelte di sostenibilità ambientale. «Da questa settimana abbiamo introdotto il 25% di plastica riciclata nelle bottiglie di latte - afferma Paoli - ma l’obiettivo è portarlo al 40%. Inoltre nelle stalle stiamo avviando la certificazione Crenba (Centro di referenza nazionale per il benessere animale) sui limiti all’uso di antibiotici sugli animali. Partiamo da 30 stalle e puntiamo a certificare tutte e trecento».

Ma la partita del prodotto di qualità, locale e sostenibile tra grande distribuzione e produttori, a maggior ragione se sono entrambi cooperativi, resta aperta. «L’intercooperazione va bene se c’è un buon prodotto» sottolinea Dalpalù. Il caso scoppiato di recente è quello della carne trentina: dopo le insistenze di Sait per contenere i prezzi, la Federazione allevatori ha scelto Poli per il suo prodotto. «Il nostro fornitore è la filiera a Marchio Qualità Trentino di Botteri Carni - precisa Dalpalù - Ma già prima la metà delle Famiglie cooperative si riforniva dalla Federazione allevatori e la metà da Botteri». La filiera Qualità Trentino utilizza capi bovini trentini, italiani o al massimo francesi, non da Paesi extra Ue. Sait ritiene che dia garanzie di qualità e salubrità del tutto adeguate.
«Del resto la Coop ha lanciato la carne antibiotici free» ricorda Dalpalù. Un’altra controversia potrebbe aprirsi dopo la scelta di Coop nazionale di mettere al bando l’ortofrutta con l’erbicida glifosato. Che in Trentino viene ancora utilizzato per le mele, anche se in quantità ridotte, come annunciato l’anno scorso dall’Apot.

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