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La Sfera, coop in profondo rosso

Licenza e taglia i salari

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Come se non bastassero i contrasti di questi giorni, arriva una nuova tegola per la Cooperazione trentina e la sua presidente Marina Mattarei. La cooperativa sociale La Sfera, una delle più grandi con 177 addetti stabili che superano i 250 con gli stagionali, è in profonda crisi e ha avviato, con il tutoraggio della Federazione, un piano di risanamento lacrime e sangue con tagli ai salari, dimissioni di personale e licenziamenti disciplinari che hanno portato già alla perdita di 20 posti di lavoro. I sindacati però non ci stanno: inaccettabile colpire lavoratori deboli, serve un confronto urgente con la stessa Federcoop.

«Una gestione aziendale quantomeno non all’altezza sta producendo una situazione di crisi evidente le cui conseguenze sono tutte riversate sulle lavoratrici e sui lavoratori, soci e non soci, e sulla qualità dei servizi che la stessa ha in affidamento e in appalto» scrivono i segretari della Flai Cgil del Trentino Lorenzo Gramola, della Funzione Pubblica Luigi Diaspro, della Filcams Roland Caramelle. Categorie diverse perché l’attività della Sfera spazia da servizi di pulizie e custodia, al verde, al Progettone, impiegando diversi lavoratori svantaggiati.
Il bilancio 2017 della cooperativa registra un fatturato di 4,1 milioni di euro e un rosso di 316 mila euro, dopo la perdita di 65 mila euro del 2016. Di conseguenza il patrimonio della coop viene decurtato a 346 mila euro a fronte di 3,3 milioni di debiti. La perdita 2018, secondo le prime stime, dovrebbe aggirarsi sui 300 mila euro, portando il patrimonio vicino all’azzeramento. Il motivo, secondo gli amministratori, è la ridotta marginalità sulle commesse e l’elevata incidenza dei costi fissi di struttura.

Di conseguenza La Sfera ha avviato un piano di risanamento per tornare in un biennio all’equilibrio economico e finanziario. Il piano prevede, tra l’altro, la rinuncia nel biennio alla tredicesima mensilità per tutti i dipendenti, soci e non soci, la riduzione del personale di struttura non rinnovando i contratti a termine, la riduzione temporanea delle retribuzioni dei soci lavoratori su base volontaria nonché l’apporto di nuovo capitale di sovvenzione da parte di soggetti esterni. Intanto Federcoop ha chiesto e ottenuto dalla Provincia la nomina di Franco Sebastiani come affiancatore della cooperativa.

Qualcosa di tutto questo è stato spiegato ai sindacati nell’incontro dello scorso 5 febbraio. Intanto però, spiega Gramola della Flai, ci sono state una decina di dimissioni volontarie, ma che secondo il sindacalista volontarie non sono, una decina di lavoratori è stata assorbita in appalti di altre cooperative e due hanno subito licenziamenti disciplinari ritenuti pretestuosi «a cui ci opponiamo in tribunale».

«La richiesta sindacale di costituire un tavolo per affrontare la crisi senza azioni unilaterali non è stata accettata. Vale la pena ricordare che alcuni di questi lavoratori e lavoratrici sono stati assunti attraverso percorsi di inserimento lavorativo». A questo punto «è urgente che la Presidenza della Federazione intervenga, a tutela del valore che le cooperative sociali e di produzione lavoro rappresentano nel nostro territorio, costituendo un tavolo di confronto per affrontare insieme le ragioni della crisi e tutelando soci e lavoratori. Come non può risultare assente l’ente pubblico nella qualità di stazione appaltante dei servizi».

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