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Rurali, utili record oltre i 40 milioni

Cassa Centrale spinge sulle fusioni

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Le Casse rurali trentine si avviano a chiudere i bilanci 2018 con un utile complessivo superiore ai 40 milioni di euro, in forte incremento rispetto ai 34,1 milioni del 2017 e in netta controtendenza sull’ultimo anno in perdita, il 2016, quando il rosso era di 24,5 milioni. Tutte le Rurali maggiori aumentano sensibilmente i risultati: Alto Garda raggiunge gli 11 milioni di utile netto, Alta Valsugana sale da 5,4 a 7,4 milioni, Trento si avvicina ai 5 milioni dai 4,1 dell’anno prima, Lavis ne realizza 2 e mezzo rispetto ai 273 mila euro del 2017. Come già annunciato nei giorni scorsi, Valsugana e Tesino passa da 2 a quasi 6 milioni. Nessuna delle 20 banche è in rosso e anche questa è una novità che non si registrava da molti anni. Rurali e Bcc del gruppo Cassa Centrale Banca si preparano così al primo esame della Banca Centrale Europea, ormai in arrivo.

Lo scorso 23 gennaio il cda della capogruppo Cassa Centrale ha approvato la classificazione delle banche affiliate in base al modello risk based: più sei sana e robusta, più sei autonoma, e viceversa. È il cosiddetto sistema dei semafori: verde scuro e verde chiaro ok, giallo attenzione, rosso allerta. La classificazione è basata sui dati al 31 dicembre 2017, quindi non incorpora gli attuali risultati, ma è valida fino al 31 marzo 2020. Il quadro che ne esce come gruppo è complessivamente positivo: su 95 banche (all’epoca), solo 5 sono in semaforo rosso e 15 in semaforo giallo.

In Trentino le Casse rurali erano 25, sono scese a 20 nel 2018. Di esse risultavano in semaforo rosso Rovereto e Adamello Brenta, mentre in giallo erano Lizzana, Don Guetti e Saone. Sia a livello nazionale che in Trentino, i «casi rossi» e i «casi gialli» sono stati presi in mano attraverso interventi diretti e aggregazioni. Oggi restano classificate «rosse» e quindi sotto tutela del gruppo Rovereto, che chiude in positivo il 2018 e completerà il risanamento quest’anno (l’Adige del 31 gennaio in pagina di Rovereto), e Adamello Brenta, che ha già messo in cantiere la fusione con Pinzolo e Val Rendena per metà anno. In giallo c’è Lizzana, che ha avviato l’aggregazione con l’Alta Vallagarina, mentre Don Guetti e Saone si sono unite rispettivamente ad Alto Garda e Giudicarie Valsabbia Paganella, entrambe «verde scuro».

Sulle fusioni il gruppo ha intenzione di accelerare. In una recente intervista al Giornale di Vicenza, il vicepresidente vicario di Cassa Centrale Carlo Antiga ha spiegato: siamo partiti in 122 banche, ora siamo 84 grazie ad una forte politica di aggregazione che ha anticipato la nascita del gruppo, arriveremo a meno di 50 in tre anni. L’accelerazione dovrebbe coinvolgere in primo luogo le rimanenti Bcc rosse e gialle. In Trentino, oltre alle due fusioni previste a giugno che porteranno il totale a 17, si procede con il tavolo di confronto fra le Rurali di Trento e Lavis.

Per far fronte alle nuove riorganizzazioni e a eventuali nuovi esuberi, come i 200 bancari trentini finora prepensionati tramite il Fondo occupazione (Focc), il 26 febbraio l’assemblea di Ebicre, l’ente bilaterale tra Casse rurali, Federazione e sindacato Fabi, si appresta a prorogare l’attività del Focc.

Il rafforzamento di Rurali e Bcc verrà messo alla prova a breve. Sta per arrivare infatti il primo esame della Bce, che da quest’anno vigila anche sul gruppo Ccb. Si tratta della cosiddetta Asset quality review (Aqr), cioè la revisione della qualità dei crediti e dell’attivo. Che è migliorata, grazie ai recuperi e alle cessioni di prestiti deteriorati. Con qualche apprensione sul rallentamento economico degli ultimi mesi.

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