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Cassa Centrale al via

con una guida trentina

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Giorgio Fracalossi presidente, Mario Sartori amministratore delegato. Per i primi tre anni di vita del nuovo Gruppo Cassa Centrale Banca la certezza del radicamento trentino, nel board come per la sede legale, è garantita. Poi, si vedrà. L’assemblea dei soci, ieri a Milano, presente il 94,90% del capitale (il 5% con delega, in particolare delle Bcc del Sud) ha nominato gli amministratori per il triennio 2019-2021.

ll primo consiglio di amministrazione, composto da 15 componenti, sarà guidato da Fracalossi, il presidente di Ccb e della Cassa Rurale di Trento prossima alla fusione con Lavis Mezzocorona Valle di Cembra. Carlo Antiga, presidente della Bcc delle Prealpi, la potente banca di Tarzo (Treviso), è il vicepresidente vicario. Dieci i i rappresentanti espressione delle banche affiliate, quattro gli amministratori indipendenti e un rappresentante esterno. L’assemblea, come detto, ha indicato Mario Sartori, il direttore generale di Ccb con un passato in Banca di Trento e Bolzano e nella Cr di Lavis, per l’incarico di amministratore delegato.

Un occhio alla rappresentanza territoriale, un altro alla solidità delle Bcc madri: con questi criteri si è arrivati a trovare un equilibrio nel primo cda del gruppo bancario operativo dall’1 gennaio. Qualcuno mastica amaro, come la grossa Bcc di Bologna: il presidente Enzo Mengoli è rimasto fuori. Ma, appunto, fra tre anni ogni partita si riaprirà.
Quanto alla rappresentanza delle aree territoriali, su dieci amministratori, 2 sono del Nord-Est, 2 del Nord-Ovest, 2 del Centro e 2 del Sud, più i 2 trentini Fracalossi e Sartori.

Nel cda siedono Enrica Cavalli (presidente Banca Malatestiana di Rimini), Giuseppe D’Orazio (presidente Bcc di Conversano, Bari), Giuseppe Graffi Brunoro (presidente PrimaCassa Credito Cooperativo FVG di Martignacco, Udine), Amelio Lulli (presidente Banca Centro Lazio di Palestrina), Giorgio Pasolini (direttore generale Bcc di Brescia), Giuseppe Spagnuolo (presidente della Centro Calabria) e Livio Tomatis (presidente Banca di Caraglio, del Cuneese e delle Riviera dei Fiori).

Come amministratore esterno, l’assemblea ha nominato Claudio Rasperger, responsabile direzione crediti di DZ Bank AG. I quattro amministratori indipendenti sono Paola Brighi, Maria Luisa Di Battista e Paola Vezzani, tutte e tre docenti di economia degli intermediari finanziari, ed Enrico Macrì, professore di diritto commerciale.

«È un approdo e al tempo stesso un inizio per il primo Gruppo bancario cooperativo nazionale» ha detto Fracalossi, ringraziando tutti coloro che hanno supportato il progetto, dal cda uscente di Ccb ai dirigenti di Bankitalia «si apre una fase nuova che aiuterà a vivere il cambiamento e a crescere. Un passaggio storico. Ci riconosciamo sempre nei valori fondanti del nostro essere banche cooperative locali, ma siamo anche pronti alle sfide del nostro tempo. Il nostro, è un progetto di sviluppo originale e condiviso che valorizza le competenze e promuove i territori e le Bcc, Cr, Raika. Non c’è stato nulla di scontato nella nascita della nostra aggregazione e nulla sarà scontato in futuro. Siamo stati capaci di alzare lo sguardo e di superare gli orizzonti».
Il nuovo amministratore delegato, Mario Sartori, ha rassicurato: «Le banche locali sono e resteranno un valore fondamentale del nostro Paese. Il Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca si presenta solido, efficiente e orientato al mercato. Consapevole della responsabilità di essere, insieme alle proprie Bcc, Cr, Raika, un pezzo importante dell’economia del nostro Paese, al servizio dei territori, delle comunità, delle famiglie e delle piccole e medie imprese». Nessun cenno, in assemblea, alla vertenza aperta sul capitale sociale posseduto in Iccrea (22%, valore di 230 milioni di euro).

Anche se il nodo aperto, su cui lavorano i consulenti legali, è stato di certo oggetto di valutazione nella prima seduta del cda seguita alle nomine (all’unanimità) assembleari. Il nuovo Gruppo, tra i primi dieci in Italia, si presenta al mercato forte di quasi 11.000 dipendenti, oltre 1.500 filiali e un attivo che supera i 72 miliardi di euro. Gli impieghi lordi sfiorano i 45 miliardi, il patrimonio netto è di 6,7 miliardi di euro. Le sedi distaccate sul territorio sono a Cuneo, Brescia, Padova, Udine, Bologna, Roma e Bari.
La garanzia della «trentinità» al vertice e, soprattutto, la sede legale a Trento (dove è concentrato il grosso dei dipendenti della capogruppo e delle società di sistema) hanno anche un risvolto pratico: gli introiti fiscali per la Provincia, pari ad almeno 60 milioni di euro. «Una buona notizia per il Trentino, che accogliamo con soddisfazione ed un pizzico di orgoglio» ha commentato Maurizio Fugatti. È nato un colosso bancario con la testa a Trento, ma con presenze importanti in tutta Italia, dall’Alto Adige alla Valle d’Aosta sino alla Sicilia. «La nomina di Fracalossi» ha aggiunto il presidente della Provincia «dimostra la capacità del sistema economico trentino di sapersi porre alla guida di importanti processi di cambiamento che interpretano in maniera efficace i mutamenti avvenuti negli ultimi anni nel settore del credito e dell’economia. A Fracalossi auguriamo buon lavoro e la disponibilità a collaborare nell’interesse del Trentino».

«Si apre oggi» è il commento di Marina Mattarei, la presidente della Federazione trentina della cooperazione presente all’assemblea di Milano «una grande sfida per il credito cooperativo italiano. La presidenza del Gruppo Cassa Centrale Banca di Giorgio Fracalossi, cui si accompagna l’indicazione dell’amministratore delegato Mario Sartori, è di grande significato per il Trentino, un riconoscimento alla competenza e alla tenacia di chi ha creduto e portato avanti il progetto di una capogruppo con sede a Trento. Facciamo i migliori auguri di buon lavoro ai nuovi vertici, all’insegna della cooperazione e a servizio delle Casse Rurali». Anche il presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher si è congratulato per la nomina di Fracalossi: «È il riconoscimento dell’intero sistema trentino per il quale» secondo Paccher «sarebbe stata certamente preferibile l’autonomia o un accordo con il sistema bancario altoatesino, in un’ottica regionale. La guida trentina, se sarà capace di rendere merito alle conquiste di oltre un secolo di storia, potrà essere una tutela per il nostro sistema cooperativo».

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