Trentini, record di risparmi: «tesoro» da 19 miliardi Ma con lo spread alto Bot e Btp giù del 10%

di Francesco Terreri

Il risparmio delle famiglie trentine torna a crescere fino al livello record, toccato a giugno, di 18 miliardi 942 milioni di euro. Dopo anni di stagnazione e anche di calo, in dodici mesi, dal giugno 2017, il risparmio è aumentato di 557 milioni pari al +3%. I trentini hanno ricominciato a mettere qualcosa da parte dopo gli anni di vacche magre che avevano intaccato perfino la loro proverbiale propensione a risparmiare. Ma l'incremento è dovuto anche all'aumento di valore delle attività in cui il risparmio viene investito. L'anno scorso i mercati finanziari crescevano e i titoli di Stato italiani valevano di più (e infatti rendevano meno). 

Negli ultimi mesi però il vento è cambiato. I risparmi sono sotto pressione per le turbolenze dei mercati. A ottobre 2017, un anno fa, il titolo di Stato italiano decennale rendeva l'1,8%, cioè costava allo Stato l'1,8% di interessi. Il Bund, cioè il titolo di Stato tedesco, era collocato a un tasso dello 0,4%, quindi lo spread (differenziale) tra titoli italiani e tedeschi era dell'1,4%, corrispondente a 140 punti base. Oggi il Btp decennale è al 3,4% mentre il titolo tedesco è sempre allo 0,4%: la differenza è raddoppiata al 3%, cioè i famosi 300 punti di spread.


Il solo effetto spread ha prodotto da febbraio ad oggi un calo di valore dei titoli di Stato italiani del 10%. L'aumento del rendimento corrisponde infatti ad un aumento del rischio e a una diminuzione di valore del titolo. «In media ogni italiano sta perdendo 3.000 euro - spiega il vicedirettore di Cassa Centrale Banca Enrico Salvetta - E la perdita di fiducia è generalizzata perché pesano anche i problemi internazionali e la crisi di alcuni Paesi emergenti». Per i trentini che hanno in mano Btp e Bot - e si tratta di migliaia di famiglie - significa una perdita potenziale, se vendessero oggi il titolo, di circa 125 milioni.


In questi ultimi anni, secondo i dati della Banca d'Italia, le famiglie trentine hanno riportato molti soldi nei conti correnti. A giugno i depositi bancari sono a quota 10 miliardi 205 milioni, in crescita dell'8,3% rispetto a un anno prima. Libretti e buoni postali ammontano a poco più di 1 miliardo, anch'essi in crescita anche se più contenuta. Si tengono i soldi sul conto corrente, anche se non rende, sia perché si prevedono spese che con la crisi erano state messe da parte, sia perché si aspetta di capire come utilizzare la liquidità.


Nei depositi è finita una parte dei soldi prima investiti in obbligazioni bancarie. Che infatti in questi anni vanno a picco. Nel 2015 i trentini avevano sottoscritto obbligazioni di Casse rurali, banche regionali e nazionali per 4,8 miliardi. Oggi siamo a poco più di 2 miliardi, in calo del 17% in un solo anno. I bond bancari tiravano perché davano qualche punto in più di rendimento, ma poi l'appeal è sceso a seguito delle crisi bancarie che hanno coinvolto per la prima volta gli obbligazionisti.


Anche l'investimento in titoli di Stato ha perso colpi in questi anni per i bassi rendimenti. Tre anni fa le famiglie avevano in pancia 1 miliardo 551 milioni di Bot, Cct e Btp. Ora siamo a 1 miliardo 251 milioni. Da quando i rendimenti hanno ricominciato a salire, però, è di nuovo aumentata la domanda. Con il rischio di gravi perdite se si rivende il titolo prima del tempo.
I trentini invece mettono sempre più soldi nel risparmio gestito. I fondi di investimento - e i fondi pensione che cominciano a decollare - sono passati in tre anni da 1,5 a quasi 2 miliardi, +8% in dodici mesi. Le gestioni patrimoniali sono salite da meno di 1 a 1,3 miliardi, +9% nell'ultimo anno.


Cassa Centrale Banca guida in questo campo una crescita da record: 8,6 miliardi a giugno, non solo in Trentino. «Il risparmio gestito consente di difendersi grazie alla diversificazione degli investimenti - sottolinea Salvetta - Certo, negli ultimi mesi ha perso il 4% e frenano le nuove sottoscrizioni. La perdita di fiducia riguarda varie classi di asset: i bond dei Paesi emergenti perdono il 7-8%, il mercato europeo il 12%. Solo il dollaro e Wall Street sono positivi. Ma nelle nostre gestioni l'impatto è relativo proprio grazie alla diversificazione. Non investiamo solo in Btp ma anche in Bund tedeschi».

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