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Alla cassa rurale di Rovereto

un «aiutino» di 8 milioni

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Per mettere la Cassa Rurale di Rovereto in sicurezza e portarla fuori dal «semaforo rosso» dei rating del gruppo Cassa Centrale Banca occorre un nuovo intervento da 8 milioni di euro. Il Fondo Comune delle Casse rurali, cassaforte del credito cooperativo trentino e primo azionista di Cassa Centrale, convertirà in capitale gli 8 milioni già divenuti nei mesi scorsi prestito irredimibile. Non verrà convertito invece il prestito subordinato di 5 milioni sottoscritto da Cassa Centrale a fine 2017. I fondi propri totali della Cassa di Rovereto ammontano a circa 49 milioni.

In questo modo gli indici di solidità patrimoniale della Rurale saranno portati a valori più vicini a quelli standard. Sul versante dei crediti deteriorati, invece, la Cassa roveretana, anche grazie alle cessioni nell’ambito delle maxi operazioni di Ccb, ha ridotto drasticamente i volumi da 180 a 50 milioni.

La conversione del prestito, insieme all’arrivo da oggi dell’ex responsabile credito della Federazione Ruggero Carli come direttore, rende molto stretta la tutela del gruppo sulla banca presieduta da Geremia Gios. Tutela ritenuta necessaria per arrivare alla fusione, che potrebbe avvenire anche a tappe, con la Rurale Alta Vallagarina, che ha i conti a posto, e con la Cassa di Lizzana, che è anch’essa in semaforo rosso nella classificazione Ccb ma per problemi di redditività più che patrimoniali.

Intanto le altre Rurali trentine confermano nei dati semestrali il ritorno della redditività, anche grazie alla possibilità normativa di spalmare su più anni le rettifiche sui prestiti «malati». Di Trento, 2,2 milioni di utile, abbiamo scritto ieri e scriviamo ancora qui a fianco.
Alto Garda chiude i primi sei mesi con un super risultato di 7,8 milioni, superiore al primo semestre 2017. La Cassa ha ridotto i crediti deteriorati soprattutto l’anno scorso e si appresta, come Trento, a partecipare alla prossima cartolarizzazione in cantiere per i primi del 2019. «Il deteriorato è già sceso al 16% del totale dei crediti - spiega il direttore Nicola Polichetti - e quest’anno arriverà al 13%». Si passa da 330 a 190 milioni, coperti al 52% da accantonamenti. Ma i prestiti «buoni» come vanno? «Sono in leggerissimo calo, la domanda delle imprese è bassa. Nell’Alto Garda ci sono però segnali di ripartenza nell’immobiliare».

«Abbiamo chiuso il semestre a 2,4 milioni di utile, poco meno dello scorso anno - afferma Paolo Carazzai, direttore della Rurale Alta Valsugana - Le masse amministrate sono sostanzialmente stabili. Per quanto riguarda il deteriorato, dopo la forte discesa dello scorso anno siamo ora in attesa di completare la prossima cartolarizzazione con Cassa Centrale per andare avanti verso l’obiettivo di scendere sotto al 10% entro il 2020».

La Rurale Vallagarina, nata dalla fusione di Bassa Vallagarina, Folgaria e Isera, è in «semaforo verde», cioè solida, nella classificazione Ccb, come l’Alta Vallagarina e al contrario di Rovereto e Lizzana. Il primo semestre si chiude con un utile netto di 600 mila euro. La raccolta complessiva è a 1 miliardo, i prestiti a 575 milioni. I crediti deteriorati sono già inferiori al 10% del totale, con le sofferenze nette ai minimi: 1% dei crediti.

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