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Nuova vita della meccanica,

un settore che assume

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Che la crisi, nel comparto della meccanica e della meccatronica, fosse passato, è una realtà da tempo. È almeno un anno che in quel settore si assume, anziché licenziare.

Ma le criticità dell’intero sistema rimanevano anche qui, nella punta di diamante del manifatturiero roveretano. Ed erano le criticità che i sindacati - su tutti Michele Guarda, della Cgil Fiom - avevano evidenziato subito: le condizioni di lavoro. Perché è vero, che dopo la legnata della crisi, non si faceva tanto gli schizzinosi: un assunzione è pur sempre un’assunzione.

Ma è vero anche che fino a qualche mese fa, anche nel settore meccanico c’era molto lavoro precario. E i salari, triturati dalla crisi, non raggiungevano i livelli pre 2008. Insomma, la strada era appena cominciata. Ecco, adesso sembra avviata con maggiore decisione. E i segnali, finalmente, arrivano anche sul fronte delle condizioni di lavoro: più contratti a tempo determinato, in alcuni casi avvio della contrattazione di secondo livello, che vuol dire toccare i salari, finalmente. Insomma, è un po’ più che una luce in fondo al tunnel. Merito delle battaglie sindacali, ma soprattutto merito del mercato.

Perché nel settore della meccanica (e in particolare della meccanica di precisione) è rinato il mercato del lavoro, con operai, tecnici, ingegneri, che sanno di potersi persino guardare intorno. Lo conferma Michele Guarda, della Fiom Cgil. «La ripresa, nel settore metalmeccanico, è avviata da un anno e mezzo, ma con una forte accelerazione negli ultimi 12 mesi.

Ed è fortissima, tutte le aziende stanno lavorando, c’è solo qualche rara eccezione, e questo si è trasformato in straordinari prima, e assunzioni poi. All’inizio si trattava di assunzioni con contratti interinali, gli imprenditori non si fidavano, si temeva una ripresa momentanea. Ora sono partite le prime assunzioni stabili ed è ripartita la contrattazione.

Metalsistem, Ninz, Pama, Sandvik, Dana, Bonfiglioli, Ducati energia, Mcs, Cristoforetti. Tutte viaggiano. E lo si può vedere dalle aziende che offrono prodotti o servizi per le aziende, come Gread. Ocea è un caso emblematico: erano 50. Grande crisi, acquisizione, accordo sindacale: l’imprenditore vuol essere prudente, si impegna solo per 17 persone. Ora sono 80».

Lo scatto - non solo occupazione, ma qualità dell’occupazione e forse degli stipendi - è figlio delle pressioni sindacali, ma soprattutto del mercato: «All’inizio della ripresa lamentavo il fatto che erano ancora troppi i contratti precari - continua Guarda - In parte è ancora così, ma le stabilizzazioni stanno crescendo. In parte è merito delle battaglie per i diritti, e della politica industriale della Provincia. Ma in parte è anche per effetto del mercato del lavoro. I dipendenti, cioè, sanno che possono trovare altrove. Hanno maggiore capacità contrattuale. Quindi si stabilizzano, perché altrimenti scappano via».

Ecco anche perché si sta tornando, timidamente, alla contrattazione migliorativa, concetto pressoché scomparso dal vocabolario dei lavoratori che durante la crisi hanno visto spesso erodere la propria capacità d’acquisto. «Sia chiaro, anche quando siamo in trattativa, i salari restano più bassi dell’epoca pre crisi. Ma è un segnale, e speriamo continui», spiega Guarda.

Tutto bello, insomma? No, ovviamente. Questo è il panorama sulla meccanica avanzata. Non sull’intero manifatturiero. Senza dimenticare che, per arrivare qui, in tanti sono caduti a terra. Su tutti, vien da pensare ai lavoratori ex Gallox: «Loro sono stati licenziati in un momento in cui non assumeva nessuno. Solo in minima parte si sono ricollocati in Mariani. E più in generale tanti sono ancora le persone che faticano a ricollocarsi, per età, per esperienza, per condizioni generali». Perché il manifatturiero è un mondo complicato. E l’industria metalmeccanica non è l’unico settore. Adesso quella tira: la speranza è che riesca a trainarsi dietro tutto il resto.

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