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Sullo scarpone da sci

c'è il coach digitale

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Algoritmi, sensori, informazioni aggregate. E uno scarpone da sci che diventa intelligente. Merito dell’«Internet delle cose». Ovvero, gli oggetti acquistano potenzialità accattivanti grazie al collegamento alla rete e alla raccolta dati che li coinvolge. Wearit è una start up che ha seguito un percorso di «accelerazione» negli ultimi quattro mesi a Progetto Manifattura di Rovereto.

Gli acceleratori d’impresa permettono a giovani aspiranti imprenditori di talento di dare gambe, prospettiva e mercato a idee innovative che hanno già avuto una fase di incubazione, di avvio. Servono sostegno economico e finanziario, investitori, consulenze, relazioni e reti commerciali per affrontare nei tempi giusti i mutevoli mercati.

Wearit è nata nel 2014 come spin-off di M31 Italia, una holding sorta come incubatore di imprese in ambito universitario a Padova. Wearit è una start up totalmente under 40. Il management è composto da Carlo Bianchi, vicentino, direttore, product manager, Giorgio Gatto, padovano, responsabile dello sviluppo software e dei progetti tecnici avanzati, Jacopo Vigna, di Modena, ingegnere meccanico, già startupper, responsabile del marketing digitale e dello sviluppo commerciale, e Giorga De Bortoli, l’ultimo «acquisto», veneta, una laurea in matematica e sviluppatrice di algoritmi.

Spiega Bianchi: «Il nome della start-up è un richiamo ai cosiddetti wearable device, cioè supporti tecnologici indossabili. Siamo partiti 4 anni fa con l’idea di uno sportwatch digitale basato sul sistema android. Ma non siamo arrivati sul mercato. Abbiamo virato, a fine 2016, su una proposta tecnologica per lo sci». Wearit sta infatti per mettere sul mercato un sensore, che si collega con una clip sul retro dello scarpone da sci, tra la scarpetta interna e lo «scafo» esterno in plastica e rileva le prestazioni dello sciatore dialogando con una app. Gli utilizzi dei dati raccolti sono diversi. Si va dalle informazioni sullo stato di affaticamento dello sciatore alle traiettorie, all’accelerazione laterale durante la sciata, al derapaggio, ai gradi di inclinazione dello sciatore. Una raccolta di informazioni tecniche utili all’appassionato per migliorare le proprie prestazioni, ma anche alla «gamefication», ovvero il rendere competitiva, attraverso la condivisione tecnologica, una disciplina o una semplice attività.

Gli utenti possono condividere sui social i dati delle prestazioni e accedere a video tutorial per migliorare i singoli aspetti della sciata. «Il grosso del business - spiega ancora Carlo Bianchi - è orientato ai portatori di interesse per questi dati sugli sciatori. Squadre agonistiche, sci club, scuole sci, noleggi, hotel (che così possono offrire un servizio in più)». Una sorta di coach digitale che certifica eventuali miglioramenti nelle prestazioni e segnala i punti deboli, in aderenza ai sette nuovi livelli di capacità sciistica certificati dalla Fisi (da principiante e maestro). Nel corso dello scorso inverno i sensori di Wearit sono stati sottoposti a test funzionali presso una scuola di sci di Madonna di Campiglio e due scuole sci di Cortina. Nell’inverno 2018/2019 saranno coinvolti anche la Paganella, Folgaria e Bormio-Livigno.

Nei giorni scorsi il progetto, che ha vinto il primo premio alla prima edizione dello Spin Accelerator Italy (promosso da Università di Trento, Trentino Sviluppo e dalla società di innovazione sportiva Hype Sport), è stato presentato a investitori e media a Roma, al Centro di preparazione olimpica del Coni. Il 14 giugno sarà illustrato invece a Mosca, nell’ambito dei mondiali di calcio di Russia 2018. L’ambizione futura - anticipa Bianchi - è di estendere il progetto alla montagna estiva, in particolare a mountain bike e downhill.

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