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Immobiliare, a Le Albere non si vende

Valore dimezzato e 150 milioni di debiti

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A fine 2017 il valore di una quota del fondo immobiliare Clesio, proprietario del quartiere Le Albere, è pari a 27.692 euro. Moltiplicata per le 1.600 quote del fondo fa un valore di 44,3 milioni di euro, il 18% in meno dell’anno precedente e poco più della metà del valore iniziale. Nell’ultimo anno le vendite sono ridotte al lumicino.

Sul fondo pesa un debito residuo con le banche di oltre 150 milioni. In queste condizioni la società di gestione Castello sgr sta lavorando ad un accordo di ristrutturazione e riscadenzamento dell’indebitamento. Ma ha anche prospettato ai sottoscrittori del fondo, che sono soggetti del territorio come Isa, Dolomiti Energia, Itas, Fondazione Caritro, Mediocredito Trentino Alto Adige, di essere rimborsati in natura, cioè in alloggi invenduti.

Intanto la Fondazione, in base alle linee del piano industriale che prevedono di puntare non più sull’immobiliare ma su welfare, ricerca, sostegno all’economia locale, ha deciso di cedere la partecipazione del 15,8% in Castello sgr. Nel verbale dell’assemblea del 19 febbraio scorso, depositato al Registro delle imprese, il presidente di Castello Giovanni Raimondi comunica ai soci che Fondazione Caritro ritiene di non intervenire all’assemblea «considerati gli accordi stipulati con gli altri soci aventi ad oggetto la cessione della partecipazione dalla stessa detenuta al capitale sociale della società». La quota della Fondazione andrà in proporzione agli altri azionisti della sgr, Isa, che aveva il 38,9%, Maire Investments (27,7%), Itas (12,1%), Logafin (3,1%), il management (2,5%).

Castello sgr di suo va bene (vedi box), con 1,8 miliardi di attivo gestito, quasi 800 milioni di valore netto e 1,1 miliardi di debito. Clesio invece si ritrova con un valore netto di 44 milioni contro più di 160 milioni di debiti. Di essi, 150 sono con le banche del pool che ha finanziato l’operazione, Banco Bpm, Btb-Intesa Sanpaolo, Unicredit, Volksbank, già consolidati a fine 2020, cioè allineati alla scadenza del fondo, ma ora bisognosi di ulteriore riscadenzamento. Altri 12 milioni di debiti sono con gli stessi soci.

Gli immobili, parzialmente rivalutati nel 2016, valgono più di 200 milioni. Ma il venduto è poco più della metà. E il grosso è ancora costituito dai grandi acquisti pubblici, il Muse, la biblioteca universitaria, degli stessi soci, la nuova sede Itas, la nuova sede Isa, della società controllata Le Albere Hotel che poi ha affittato la gestione dell’albergo alla catena Nh Hotel.

Nel 2016 i conti erano migliorati, la quota di Clesio a fine anno era risalita a 33.842 euro grazie di nuovo ad acquisti dei soci, dalla palazzina Itas a Dolomiti Energia. Invece nel quadro a metà 2017, pubblicato nel rapporto di Scenari Immobiliari, si cita un’unica operazione di vendita rilevante: un locale ad uso commerciale a 480 mila euro. Gli affitti vanno meglio, ma non bastano a invertire la tendenza.

Nel frattempo i soci territoriali hanno già dovuto svalutare il valore delle loro quote nel fondo. Quest’anno si arriverà probabilmente a più di 30 milioni di perdite cumulate. Le quote del socio veronese Cis, anch’esso impegnato in una pesante ristrutturazione dei debiti, verranno invece scambiate con partecipazioni di Isa.

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