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Lavoro in Svezia, Trentino sponsor

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Sei un professionista nel settore dell’Ict software? In Svezia cercano proprio te!». C’è un’azienda svedese del settore del Network Security che attraverso l’Agenzia del lavoro di Trento sta cercando tecnici formati nel settore del digital: la giornata del reclutamento sarà martedì prossimo. A ricordare l’evento, allegando la locandina, è anche Trentino Sviluppo, la holding della Provincia autonoma.

Parrebbe un normale servizio a favore della mobilità del lavoro a livello europeo, ma il sostegno della Provincia alla «fuga di cervelli» in un settore come quello dell’Ict (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) solleva in realtà più di un interrogativo.

«È il segno conclusivo di una parabola che rivela» dice Fernando Guarino «l’indifferenza e la sordità del governo provinciale, di Ugo Rossi e Alessandro Olivi, rispetto ad un settore strategico». Guarino è stato per anni dirigente del Servizio ricerca e università della Provincia, poi segretario generale di Trento Rise: è stato lui a denunciare per primo, assieme al direttore Paolo Traverso, le malefatte gestionali che poi hanno assunto rilevanza penale: «Trento Rise e Deloitte tentarono di screditare il progetto di Istituto europeo di tecnologia nel settore Ict». A lui si devono alcune scelte strategiche per UniTn e il sistema della ricerca trentina: le prime doppie lauree in accordo con i Länder Sassonia, Baden-Württemberg e Baviera (presidente Carlo Andreotti, anni ‘90), la spinta alla internazionalizzazione di UniTn e gli investimenti per fare del Trentino un «territorio della conoscenza» (presidenze Lorenzo Dellai).

«È anche per questo» dice oggi Guarino «che il Trentino, è stato invidiato anche all’estero e che nel 2016 l’Ateneo di Trento è stato inserito tra le prime 200 università al mondo».

Guarino, perché valuta negativamente l’iniziativa dell’Agenzia del lavoro, sostenuta da Trentino Sviluppo, di favorire il lavoro all’estero di tecnici trentini?

«Le rispondo citando la pagina 1494 dell’accordo firmato nei giorni scorsi tra Cdu e Spd in Germania per il nuovo governo: c’è l’impegno a costituire un centro nazionale sull’intelligenza artificiale a Berlino, con una budget di un centinaio di milioni di euro. E su questo, la Merkel, d’intesa con la Francia di Macron, investirà ulteriori risorse: ritengono decisivo il settore Ict, dell’intelligenza artificiale e del machine learning (apprendimento automatico, ndr) per lo sviluppo economico» Ma che c’azzecca con il «reclutamento» promosso dall’Agenzia del lavoro?
«Per rispondere, serve ricordare il contesto. Nel 2011, il Trentino ha vinto il bando per l’Eit, in accordo con Berlino, Parigi e Londra. È diventato nodo europeo dell’Istituto europeo dell’innovazione in ambito digitale. Un risultato straordinario, frutto di una competizione internazionale, che ha portato in Italia 66 milioni di euro, di cui 44 in Trentino: 10 per Fbk, 9 per UniTn, il resto distribuito tra altri enti, come il Centro ricerche Fiat. C’era un Governo, con Berlusconi e la Gelmini, che dormiva. Ma la Provincia seppe muoversi».

Quali altri benefici arrivarono?

«Decine di persone attirate in Trentino, il miracolo di far diventare Trento leader in Italia nelle start up informatiche e uno dei centri più quotati nel settore dell’intelligenza artificiale: centinaia di aziende nate. Oggi, servirebbe esserne consapevoli, mettersi in gioco con tedeschi e francesi».

Invece, non è così, né a Roma né a Trento, secondo lei?

«Esatto. La Giunta Rossi, nel 2014, ha approvato la Smart specialisation strategy, individuando quattro macro ambiti: qualità della vita, meccatronica, energia-ambiente e agrifood. Ha tagliato fuori l’Ict. E Olivi ha accelerato ancora di più, dopo Habitech, sul distretto della Manifattura e della Meccatronica di Rovereto, senza riconoscere che l’unico distretto esistente, che unisce tutte le componenti, Università, alta formazione, ricera e imprese, è quello dell’Ict...».

Quali imprese?

«Cito tre esempi: Gpi, che ha in forza 3.600 addetti a livello nazionale, Dedagroup con 1.700, Phoenix, strategica per il nuovo gruppo bancario di Cassa centrale banca... Un settore che ha continuato ad assumere, attutendo i colpi della crisi, mentre chiudevano le Michelin e le Whirlpool. Le prime due sono aziende che investono anche all’estero».

Veniamo al dunque: c’è anche una questione di mobilità del lavoro.  Non la si può fermare...

«Nessuno propone un modello autarchico, ci mancherebbe!
Ma ribadisco: il fatto che l’Agenzia del lavoro faccia reclutamento per un’azienda svedese nelle Ict è paradossale, mostra l’inadeguatezza nel capire le dinamiche economiche e dell’innovazione, una sottovalutazione dell’impatto che la conoscenza ha sullo sviluppo. E questo spiega anche il fatto che il Trentino arretra non solo rispetto all’Alto Adige, ma anche rispetto al resto del Nord Est. Vanificando gli sforzi di 30 anni, da Kessler a Dellai, nell’ambito Ict, si perdono i vantaggi competitivi. Trentino Sviluppo non solo non ci investe, ma fa da megafono all’Agenzia del lavoro. Se un territorio rinuncia alle sue migliore risorse, che ha formato, e anzi le aiuta ad andare all’estero, anziché offrirgli alternative adeguate e qualificate, si avvia al declino. Gli investimenti in ricerca, come nel Cibio, ci dicono che ci sarà un ritorno moltiplicato. Invece questa Giunta ha tagliato in modo lineare i fondi a Fem e Fbk, anziché selezionare gli investimenti strategici».                                             

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