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Pensionati, da oggi aumenti

per oltre 130mila persone

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In Trentino da oggi, con l’accredito della pensione di gennaio, circa 131.000 beneficiari otterranno un aumento dell’assegno grazie al recupero dell’inflazione dopo due anni di stop.

«Non si tratta di cifre enormi - sottolinea il direttore regionale dell’Inps, Marco Zanotelli - ma è un segnale di ripresa del valore delle pensioni fino ai 3.012 euro lordi. Sotto questa cifra, infatti, ci sarà il recupero, totale o parziale, dell’inflazione che vale l’1,1% se computata al 100% e verrà attribuita a chi ha una pensione fino a 1.506 euro lordi al mese». In totale, sulla base dei dati in possesso dell’Inps, tale aumento riguarderà quest’anno ben 80.000 pensionati sui circa 139.000 attivi.

Altri 51.000 circa percepiranno incrementi compresi tra l’1,04% (chi ha tra 1.506 e 2.008 euro lordi di assegno pensionistico), lo 0,825% (per coloro che hanno un assegno previdenziale tra 2.008 e 2.510 euro) e lo 0,55% (chi ha tra 2.510 e 3.012 euro al mese lordi di pensione). Oltre i 3.012 euro non ci saranno aumenti, spiegano dall’Inps, perché rimane il blocco della cosiddetta perequazione, cioè lo stop al recupero dell’aumento del costo della vita.

Complessivamente, in Trentino, si tratta di 8.000 beneficiari che superano il limite fissato dalla recente circolare dell’Inps che ha dato l’ok allo sblocco degli aumenti per il recupero dell’inflazione, indicando anche l’entità dell’aumento e le fasce che sono interessate dall’incremento. La stima è di circa 2,5 milioni di euro che per effetto della perequazione entreranno nelle tasche dei pensionati trentini (188 euro in media all’anno).

La perequazione adegua le pensioni all’inflazione per evitare la perdita del potere di acquisto. In base al valore dell’assegno c’è un diverso recupero dell’inflazione: di fatto tutto il 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo Inps; il 90% per quelle fra tre e cinque volte; il 75% per quelle superiori a cinque volte. Tale metodo è rimasto attivo fino al 2011. Nel 2012 e 2013, la riforma Fornero ha attribuito la rivalutazione al 100% solo alle pensioni fino a tre volte il minimo e zero sopra tale livello.  L’aumento di quest’anno permetterà ai pensionati trentini un recupero di valore dell’assegno. Che tra 2012 e 2016 sono salite di circa l’8%, passando da 16.900 euro al mese lordi per pensionato a 18.100 euro circa.

Con l’aumento dell’1,1% aumenta anche l’importo delle pensioni minime che salgono da 501,89 a 507,41 euro lordi al mese, mentre l’assegno sociale, assegnata agli over 65 che non hanno altre entrate, passa da 448,07 a 453 euro al mese. Se si guarda agli effetti pratici, si capisce che quelle in arrivo sul fronte degli aumenti pensionistici non saranno cifre elevate, ma consentono quanto meno di arrivare a recuperare l’inflazione media nazionale.

Vediamo alcuni esempi: chi ha una pensione di mille euro lordi al mese si vedrà aumentare l’importo mensile di 11 euro ovvero di 132 euro all’anno. Chi riceve la pensione minima avrà poco meno di 72 euro in più all’anno, chi ha un assegno annuo di 13.000 euro ne percepirà 143 di euro. Chi ha 3.000 euro mensili, andrà a percepire circa 200 euro in più all’anno, chi ha un assegno di 1.500 euro lordi al mese, otterrà 187 euro in più all’anno.

Lo stop alla perequazione era arrivato nel 2016 e 2017 per il fatto che l’inflazione era stata inferiore allo zero nel corso dei due anni precedenti, ovvero il 2016 e il 2015. Una situazione che, invece, per il 2017 si stima essere diversa, con una mini-ripresa dei prezzi registrata dall’Istat e che vale, appunto, l’1,1%.
Il 2018 inizia quindi con un piccolo aumento per le pensioni. Con la rata di pagamento del 3 gennaio torna l’indicizzazione dei trattamenti, dopo due anni di blocco e gli assegni saranno rivalutati in base all’inflazione del 2017 che è stimata all’1,1%.

È la prima novità del 2018 per la previdenza italiana, un anno nel quale scattano molte novità come la piena equiparazione dell’età pensionistica tra uomini e donne che si attesta ora a 66 anni e 7 mesi.

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