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Banche, in Trentino

100 filiali in meno in 7 anni

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Il web spiazza gli sportelli sul territorio. La moneta elettronica scaccia le banconote. E i bancari diminuiscono. Perfino in Trentino, dove ogni filiale bancaria qualche tempo fa serviva meno di mille abitanti, un record in Italia. A fine 2016 gli sportelli in provincia sono scesi a 462, con un calo di 43 unità rispetto ai 505 di fine 2015, pari all’8,5% in meno. Il numero massimo di filiali bancarie era stato raggiunto nel 2010, quando erano 561. In sette anni gli sportelli sono diminuiti di 99 unità, un salasso del 18%. Il numero di abitanti per sportello è salito a 1.121, anche se rimane lontano dalla media nazionale di 2.068 abitanti per sportello.

L’anno scorso, di conseguenza, si contano 126 bancari in meno e quest’anno si annuncia un’analoga emorragia (vedi pagina a fianco). I dipendenti sono scesi dagli oltre 3.700 del 2009 a 3.083 oggi. Per fortuna, in gran parte prepensionati.

In banca c’è una Whirlpool in meno in sette anni, ma il braccio di ferro con i sindacati e gli accordi raggiunti sia con i grandi gruppi che con le Casse rurali hanno consentito in linea di massima uscite «morbide» dal lavoro. Tuttavia i timori della precarietà sono arrivati anche negli istituti di credito. Secondo una recente inchiesta della Fisac Cgil sulla «neofabbrica finanziaria» delle banche e delle assicurazioni, il 45% dei bancari è oggi, a differenza di qualche anno fa, «intimorito» dalla rivoluzione digitale, mentre il 39% si mostra fiducioso. Come scrive Aldo Bonomi sul Sole 24 Ore, in un primo momento la percezione era che la trasformazione tecnologica migliorasse la qualità del lavoro. Oggi c’è la paura di diventare «esubero».

La riduzione della presenza degli istituti bancari sul territorio è netta, ma anche differenziata. Secondo i dati per comune riportati nella tabella, elaborata dal Bollettino statistico on line di Banca d’Italia, tra il 2015 e il 2016 la riduzione degli sportelli è stata particolarmente accentuata nelle città maggiori: a Trento sono state chiuse 14 filiali su 95, portando il totale a 81, a Rovereto 5 stop su 33, con gli sportelli scesi a 28. Uno in meno a Riva del Garda, due in meno a Pergine, uno in meno sia ad Arco che a Mezzolombardo. A Cles e Predaia invece si confermano i 10 sportelli ciascuno. Andando per le valli, in molti casi il presidio è stato mantenuto, soprattutto dalle Casse rurali. Qualche chiusura tuttavia si registra in Valle dei Laghi, nel Primiero, in Val di Cembra, anche a seguito di fusioni tra istituti.

Analoga, se non più accentuata, la riduzione degli Atm, comunemente noti come bancomat, che si accompagna invece al boom dei Pos, i punti di pagamento con carta elettronica presso i negozi. In Trentino a fine 2016 si contano 586 bancomat, 40 in meno rispetto all’anno precedente (-6,4%) ma quasi la metà rispetto al numero massimo raggiunto nel 2009 di 1.106 Atm. Viceversa i Pos sono 25.301, ben 2.981 in più in un anno (+13,4%) e in crescita praticamente costante. Nel 2010 avevano appena superato quota 18 mila.


RURALI: 180 IN USCITA

Dei 43 sportelli bancari chiusi nel 2016 in Trentino, 23 sono filiali di Casse rurali, il resto fa capo a banche popolari e società per azioni. In realtà gli sportelli delle Rurali sono diminuiti l’anno scorso di 25 unità, passando da 365 a 340. Alcune filiali sono infatti fuori provincia. Il succo però non cambia: anche il credito cooperativo è coinvolto nella grande ristrutturazione del sistema bancario fatta di fusioni, nascita di gruppi nazionali, rivoluzione digitale e nuovi modelli di banca. L’impatto sul personale è consistente. L’anno scorso sono usciti 63 bancari coop, portando il totale a 2.212. Quest’anno è previsto un dimagrimento di 120 unità.

Le Casse rurali erano 36 a fine 2016, sono 32 nel primo semestre di quest’anno. Da luglio, sempre per le fusioni in corso, scenderanno a 30. Cinque anni fa, nel 2012, gli sportelli delle Rurali erano 378, ora sono scesi a 340. Il personale delle Casse superava quota 2.300. In questo caso la riduzione più significativa è cominciata l’anno scorso e si basa sui prepensionamenti. Invece negli enti centrali del credito cooperativo, come Cassa Centrale e Phoenix Informatica Bancaria, il personale è aumentato di 2 unità nell’ultimo anno e di 12 due anni fa, per arrivare agli attuali 695. In totale il credito cooperativo trentino occupa 2.907 persone.

Le Rurali e una parte dei sindacati si sono dotati di uno strumento per gestire questa ristrutturazione: il Focc, Fondo per l’occupazione gestito dall’Ente bilaterale Ebicre. L’altro giorno i vertici di Ebicre, il presidente Italo Stenico e il vice Domenico Mazzucchi, hanno incontrato l’assessore provinciale Alessandro Olivi e la direttrice dell’Agenzia del Lavoro Antonella Chiusole. Agenzia del Lavoro sarà coinvolta in programmi specifici per la riqualificazione del personale delle Casse. Altri strumenti individuati sono la Trentino School of Management e il Fondo territoriale di solidarietà.

«Nelle grandi banche gli accordi sono già stati fatti - afferma Mazzucchi, coordinatore della Fabi trentina - Le riduzioni di sportelli e le uscite dovrebbero procedere in base ai programmi definiti negli anni scorsi. Per quanto riguarda le Casse rurali, invece, il Focc è attivo da qualche settimana e praticamente ogni settimana firmiamo accordi per prepensionamenti ma anche per assunzioni che confermano lavoratori prima precari».

Dopo le 63 uscite del 2016, quest’anno sono stati o stanno per essere stipulati accordi con una quindicina di Casse rurali e con la Federazione della Cooperazione, dove tuttora si applica il contratto dei bancari, per circa 120 prepensionamenti entro l’anno. «Ma ci sono anche 15 conferme a tempo indeterminato di precari» sottolinea Mazzucchi. In Federcoop, in particolare, i prepensionati 2017 saranno 11 (l’Adige dell’11 maggio).

«Abbiamo messo in moto un primo ricambio generazionale - sostiene Mazzucchi - Ma l’Ente bilaterale ha anche stanziato 2 milioni di euro nel biennio da investire in formazione dei lavoratori sui nuovi modelli di banca».

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