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Tassullo Materiali, fallimento revocato

E i sindacati attaccano: «Distrutta

una realtà importante con leggerezza»

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La Seconda sezione civile della Corte d’appello di Trento revoca il fallimento della Tassullo Materiali e riavvia il concordato preventivo. La sentenza dell’11 aprile scorso ribalta il verdetto del Tribunale del 21 luglio 2016 che aveva dichiarato il fallimento dell’azienda di materiali edili della Val di Non.

I presunti atti di frode a danno dei creditori che avevano motivato l’anno scorso la revoca del concordato e il fallimento vengono interpretati dalla Corte d’appello in tutt’altro modo: erano necessari per proseguire nella gestione provvisoria dell’attività produttiva. La nuova sentenza, tuttavia, non ha effetto immediato: finché non passa in giudicato continua la procedura fallimentare e proseguono le aste, a partire da quella di domani.

La Corte d’appello ha quindi accolto il ricorso contro il fallimento presentato dalla stessa Tassullo Materiali, difesa dagli avvocati Patrizia Corona e Giacomo Merlo, a cui si opponevano il curatore fallimentare Alberto Bombardelli e il colosso del cemento Buzzi Unicem, uno dei creditori che a suo tempo aveva chiesto il fallimento. La sentenza ricorda che Tassullo Materiali aveva chiesto il concordato preventivo con riserva il 15 aprile 2015 e a novembre di quell’anno aveva presentato il piano concordatario in continuità aziendale, poi modificato in liquidatorio, ma sempre prevedendo una gestione provvisoria dell’attività produttiva.

Durissima presa di posizione unitaria dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, per i quali è stata «distrutta una realtà importante con troppa leggerezza».

Ecco il comunicato completo:

Era stato lo stesso Bombardelli da commissario giudiziale del concordato a segnalare al Tribunale presunti atti di frode dell’azienda a danno dei creditori. La segnalazione aveva portato alla revoca del concordato. Gli atti controversi erano la prosecuzione delle forniture di prodotti alle società controllate Tassullo Beton e Hd System, aumentando l’esposizione debitoria in particolare della prima, la sottoutilizzazione della cassa integrazione straordinaria con aggravio di costi del personale per l’azienda, la proposta ai dipendenti della conversione dei loro crediti in capitale sociale, nonché una «scarsa collaborazione» con gli organi della procedura.

Per i giudici d’appello, però, gli atti contestati non hanno provocato danni e effetti negativi per i creditori. In particolare, sulle forniture di materiale alla Tassullo Beton non pagate, che quindi hanno determinato un aumento del debito della controllata verso la controllante, i giudici hanno accolto le tesi formulate per la Tassullo dal consulente Giorgio Daidola: l’interruzione dei rapporti avrebbe provocato più danni alla valorizzazione del complesso produttivo della loro prosecuzione. Analogamente, sugli altri rilievi la Corte d’appello fa riferimento all’«obiettivo della continuità operativa e della conservazione aziendale» e alla mancanza di volontà di frode ai creditori. Da qui la sentenza.

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