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Tasse, nel 2016 riscossi 144 milioni 

Più incassi per l'Agenzia delle Entrate

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È un «tesoro» da 144 milioni di euro quello incassato nel 2016 dall'Agenzia delle entrate di Trento. Un valore in crescita rispetto all'anno precedente, sia grazie all'emersione volontaria delle ricchezze all'estero (con la voluntary disclosure, la collaborazione volontaria) sia perché molti cittadini preferiscono chiudere le vertenze con il fisco prima di arrivare ad un contenzioso.

In sostanza i cittadini sempre più spesso decidono pagare, aderendo ad istituti conciliatori come la mediazione, invece di ingaggiare un braccio di ferro con il fisco, che peraltro nella maggior parte dei casi li vede soccombere. Anche per questo - ma pesano anche crisi economica e aumento del contributo unificato - i ricorsi presentati alla commissione tributaria di I grado nel 2016 (351 contro i 499 dell'anno prima) sono diminuiti. Il valore complessivo delle imposte al centro delle controversie è però in aumento - 45,7 milioni di euro (contro i 41,3 milioni).

Cifra a cui si devono aggiungere i 17,3 milioni di euro di valore relativi agli appelli presentati davanti alla Commissione di II grado. Numeri che da soli danno la misura di quanto sia complessa e delicata la materia di cui si occupa la giustizia tributaria, che ieri mattina ha celebrato l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il bilancio, come ha evidenziato il presidente della Commissione di II grado, Corrado Pascucci, appare tuttavia positivo, nonostante le criticità non manchino, a partire dalla scopertura dell'organico (carenza di cinque elementi). 

Imposte comunali impugnate e rendite.
Per quanto riguarda la materia dei ricorsi Pascucci ha sottolineato che, pure in presenza di un contenzioso che riguarda tutti i tipi di tributi (spiccano Ici, Imu, Irap, Irpef e Iva), c'è stato un incremento sensibile di quelli che riguardano imposte comunali, «la cui quantificazione dipende dalle rendite catastali, che sono state anch'esse oggetto di impugnazione». Da segnalare in questo ambito quelli relativi alle centrali idroelettriche. Sul tavolo dei giudici anche le liti relative alla cosiddetta «estero vestizione», ovvero il presunto omesso pagamento in Italia di imposte da parte di aziende con sede legale all'estero ma effettiva nel nostro Paese). Di certo, quello delle controversie fiscali, è un terreno complesso: «Si sta facendo sempre più strada il pensiero che il giudice debba, nella scelta di più soluzioni, tenere conto dei costi-benefici: assicurare cioè un equilibrio tra democrazia, mercato e diritti». Ma è evidente, ha detto Pascucci, «che le scelte del giudice debbono esulare da equilibrismi econometrici». 

I numeri del contenzioso. 
Nel 2016 sono stati definiti in Commissione tributaria di I grado 493 ricorsi, che hanno riguardato imposte per 45,7 milioni di euro. Le sentenze sono state 298, di cui 73 favorevoli all'ufficio, 63 favorevoli al contribuente 38 con esito intermedio, 43 in cui si è dichiarata cessata la materia del contendere, 32 i casi di estinzione, 9 le conciliazioni e 23 con «altro esito». Numeri che danno conto di un certo equilibrio nel rapporto fra fisco e contribuente rispetto a quelli dell'Agenzia delle entrate. Ma Pascucci ha anche invitato a non parlare di vittorie e sconfitte: «I calcoli statistici non sono in grado di gettare luce sulla decisione, che va apprezzata o criticata in ragione della sua completezza, accuratezza e esaustività». 

Tasse, entrate in crescita.
Alla cerimonia è intervenuta anche la direttrice dell'Agenzia delle entrate di Trento, Hildegarda Ungerer, sottolineando in primis come la riduzione dei ricorsi sia stata influenzata dall'istituto del voluntary disclosure: «Nel 2016 sono state lavorate 517 istanze, con entrate pari a 15 milioni di euro». Ma la riduzione dei ricorsi, costante a partire dal 2012 (sono scesi da 912 a 226), «è frutto anche del corretto utilizzo dell'istituto della mediazione». Il bilancio delle riscossioni è certo positivo. Sono 144 i milioni recuperati all'erario grazie all'attività di controllo, tra cui 16 milioni per adesioni e rinuncia all'impugnazione, 44,4 milioni derivanti da conciliazioni giudiziali, 250 mila per mediazioni tributarie, 15 milioni per la voluntary disclosure e 39 milioni invece per riscossioni da ruolo (le cartelle di Equitalia). A queste vanno poi aggiunte le attività di liquidazione, ovvero le verifiche rispetto a quanto denunciato nel reddito. Se gli incassi «tradizionali» sono di fatto in linea con l'anno passato (erano circa 67 milioni), grazie all'emersione delle attività estere e per l'adesione a istituti definitori (dunque senza contenzioso), l'incasso è senza dubbio in aumento (almeno 80 milioni).  

Il cittadino finisce «ko». 
I numeri forniti dall'Agenzia delle entrate dicono che ad uscire con le ossa rotte sono quasi sempre i cittadini: l'indice di vittoria numerico (sentenze definitive) è dell'81,9% (a fronte di un 82% del 2015), mentre quello per valore è del 90,8% (contro il 93% nel 2015). Ma la direttrice ha voluto anche evidenziare che a fronte di 2.199 atti di accertamento (voluntary esclusa), emessi nel secondo semestre 2015 e il primo semestre 2016, solo 194 sono stati impugnati (8,8%).

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