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L'ultimatum Sait ai sindacati

«130 a casa o in cassa»

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L’alternativa a 130 lettere di licenziamento per il Sait è una sola: cassa integrazione straordinaria per dodici mesi per 130 dipendenti. Con l’obiettivo finale, ribadisce il direttore del consorzio Luca Picciarelli, di dimagrire di 130 unità.

All’incontro di ieri i sindacati sono stati messi di fronte ad un vero e proprio aut aut: a quasi quattro mesi dall’annuncio, hanno detto i vertici del Sait, non possiamo perdere altro tempo, o si avvia la cassa integrazione o parte la mobilità. Le organizzazioni sindacali hanno convocato le assemblee dei lavoratori per domani, prima della trattativa decisiva prevista alle 14.

All’incontro di ieri erano presenti i segretari della Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Roland Caramelle, Lamberto Avanzo e Walter Largher, le rappresentanze aziendali dei lavoratori, il presidente del Sait Renato Dalpalù e il direttore Luca Picciarelli, i consulenti dello Studio Elco, il responsabile sindacale della Federazione della Cooperazione Michele Odorizzi. «La riunione è arrivata al limite della rottura, abbiamo ripreso il tavolo per i capelli - afferma Largher della Uiltucs - Sait ha ribadito il no al contratto di solidarietà perché, hanno detto, non si tratta di una congiuntura negativa ma di una struttura aziendale che così non funziona».

«L’azienda si aspettava da noi carte scoperte - dice Avanzo della Fisascat - Ma noi non avevamo il mandato dei lavoratori per decidere. Perciò abbiamo convocato le assemblee per giovedì. Pensavamo si potesse ragionare sul numero, invece ci hanno confermato che il taglio deve essere di 130 unità».

«Ovviamente tra licenziamenti e cassa integrazione siamo disponibili a ragionare sulla seconda - aggiunge Avanzo - Ma bisogna vedere con quali paletti, bisognerà fare un monitoraggio stringente. Quello che ha dato fastidio è che Sait ha chiesto prima il sì alla cassa integrazione e poi di entrare nei dettagli. Ma ci sono differenze se sarà una cassa a zero ore, se sarà a rotazione, quali comparti riguarderà».
«L’approccio del Sait è stato negativo - sottolinea Caramelle della Filcams - L’altra volta ci avevano presentato lo stralcio di piano industriale ma è insoddisfacente. Qual è il vero piano di rilancio? Quali sono le iniziative per riorganizzare il consorzio? Come lavorerà con 130 addetti in meno?».

«Abbiamo chiesto anche qual è il volume di lavoro esternalizzato - puntualizza Caramelle - ma non abbiamo avuto risposta». La cooperativa Movitrento che lavora per Sait ha precisato nei giorni scorsi che i suoi dipendenti non sono sottopagati e che rispetta tutti i contratti. «Non abbiamo sostenuto che ci fossero irregolarità, ma che quei lavoratori costano meno di quelli Sait e non vogliamo che questo minor costo si presti a iniziative di Sait». Secondo Caramelle questo è un tema più generale: «Il presidente Mauro Fezzi ha detto che la Federazione è fuori della partita. Il mondo cooperativo sta giocando al ribasso».

«Con la cassa integrazione intanto teniamo le persone dentro - dice ancora Largher - e dal giorno dopo dell’avvio della cassa dovremo trovare soluzioni sugli esuberi a partire dall’allargamento del discorso a tutta la cooperazione di consumo. Alcuni paletti li prevede la legge: con la cassa straordinaria non si possono aumentare le esternalizzazioni e se non fai la cassa a rotazione ti costa di più». Ma la trattativa nel merito si aprirà dopo aver deciso per la cassa integrazione straordinaria.

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