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La metà delle famiglie

cooperative è in rosso

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Le 75 Famiglie cooperative trentine, compresa tra esse la Coop Consumatori Alto Garda, hanno fatturato 330,5 milioni di euro nel 2014, hanno visto una leggera discesa a 329,6 milioni nel 2015 e per il 2016 probabilmente si attesteranno su valori analoghi. Il risultato d’esercizio cumulato è in rosso: di 936 mila euro nel 2014, di 879 mila nel 2015. Ma le Famiglie in perdita sono aumentate dalle 31 del 2014 a 34 nel 2015, quasi la metà del totale.

Nel complesso le Famiglie coop contano più di 115 mila soci. I dipendenti sono circa 1.800, i supermercati e negozi 364. In oltre 200 località trentine la Famiglia è l’unico punto vendita. In questo senso si dice che la cooperazione di consumo svolge anche un importante ruolo sociale.

All’interno del settore ci sono situazioni molto diversificate. Non solo tra grandi e piccole cooperative - i fatturati spaziano da 209 mila a 29 milioni di euro - ma anche tra Famiglie delle zone turistiche e di altre zone e tra coop che aderiscono a Sait e coop che aderiscono a Dao. Coop Consumatori Alto Garda, la più grande con oltre 29 milioni di fatturato, è in rosso sia nel 2014 che nel 2015, tanto che negli ultimi mesi si è aperto un duro confronto col sindacato sulla riduzione dei costi. Tra le Famiglie con oltre 10 milioni di volume d’affari, va segnalato che la pesante perdita 2015 di Alta Valsugana deriva dalla svalutazione dell’operazione immobiliare in Levico Altinate e non dalla gestione caratteristica, che è positiva.

Le 15 Famiglie coop «turistiche» che chiudono i bilanci al 30 settembre o al 31 ottobre e nel complesso fatturano 123 milioni, più di un terzo del totale, vanno mediamente meglio delle altre: gli esercizi 2014-2015 si sono chiusi con un utile complessivo di 626 mila euro. Ma già in questa categoria emerge la differenza principale: le Famiglie aderenti a Dao hanno performance migliori delle altre. Il risultato 2015 è positivo per 881 mila euro per Fassa e Val di Non aderenti a Dao, negativo per 254 mila euro per le altre.

Nel complesso, considerando sempre i bilanci 2015, le tre Famiglie aderenti a Dao, le due «turistiche» più Albiano-Lases, chiudono con 42,1 milioni di fatturato, in crescita dell’1,4%, 886 mila euro di utile e un patrimonio netto salito da 13,6 a 14,5 milioni. Le 72 Famiglie cooperative di Sait registrano 287,2 milioni di ricavi, in calo dello 0,6%, una perdita complessiva di 1 milione 765 mila euro e un patrimonio sceso da 99,9 a 98,4 milioni.

È soprattutto dai dati economici che nasce il subbuglio di questi mesi nelle Famiglie cooperative e nel Sait. Nell’ultimo anno quattro coop, Giudicarie, Carisolo, Valle di Cavedine e Pelugo, hanno deciso di uscire dal consorzio. Giudicarie ha già aderito a Dao, Carisolo lo farà tra poco, Cavedine e Pelugo starebbero andando in quella direzione. Se tutte approderanno a Dao, la quota di fatturato degli aderenti alla cooperativa di dettaglianti di Lavis sul totale delle Famiglie cooperative passerebbe dal 12,8% al 17%.

In tutti questi casi, e in altri ancora, il problema sollevato è quello dei costi eccessivi, a partire da quelli del fornitore Sait, e dei margini in calo. Un’altra strada per razionalizzare i costi, quella della fusione, è stata finora battuta da pochi: Vallate Solandre (Valli di Rabbi e Sole con Cogolo) e Königsberg (Mezzocorona-San Michele con Mezzolombardo-Pressano) sono già operative, Castelli d’Anaunia con Sette Larici e Bassa Valsugana con Valsugana sono in corso, il discusso affitto d’azienda di Lona a Cembra potrebbe prefigurarne un’altra. Sait, comunque, cerca di voltare pagina, con un piano di riduzione dei costi che comprende anche 130 esuberi nel personale e che dovrebbe consentire, come sottolineano il presidente Renato Dalpalù e il direttore Luca Picciarelli, di portare benefici alle Famiglie coop, oltre che ai consumatori.

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