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Supermercati, guerra delle offerte

ridisegna il mercato in Trentino

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Trento è in deflazione a settembre.

L’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati scende dello 0,4% nel mese e dello 0,1% in un anno.

L’indice dei prezzi per l’intera collettività (Nic) cala dello 0,6% mensile e dello 0,2% tendenziale. La diminuzione dei prezzi è trainata dai prodotti alimentari, che vanno giù dello 0,8% a settembre e del 2% rispetto allo stesso mese del 2015. Se si osservano i dati sui singoli beni di largo consumo, i cali sono ancora più accentuati, dal 6% della pasta al 9% del parmigiano reggiano. Ma la deflazione non è legata solo ai consumi che stentano. Al contrario, le vendite nei supermercati crescono ma in uno scenario di guerra delle offerte che sta ridisegnando le quote di mercato in provincia e in regione.

Secondo le rilevazioni Nielsen, che riguardano il canale ipermercati e supermercati, cioè i negozi sopra i 400 metri quadri, all’inizio di quest’anno in Trentino Alto Adige il gruppo Poli, da due anni insieme a Orvea, si conferma in testa come quota di mercato col 36,20%. La quota è in crescita rispetto al 35,86% di un anno prima. Segue Aspiag-Despar con una quota del 32,67%, praticamente stabile rispetto al 32,65% del 2015. Chi scende è il raggruppamento Sait-Coop Superstore, che passa dal 17,11 al 16,32% del mercato regionale. Cresce invece Dao-Conad, salendo dal 12,48 al 13,39% del totale.

Analoghe le tendenze indicate da SymphonyIri Group, che però adotta una classificazione parzialmente diversa dei punti vendita: Poli è dato al 36,30%, in crescita rispetto al 35,72% dell’anno scorso, Despar è al 26,93% rispetto al 26,62% del 2015, Sait-Coop è in calo dal 20,21 al 19,93%, Dao-Conad in aumento dal 15,26 al 15,48%.

In provincia di Trento Poli-Orvea rafforza la sua leadership col 44,25% del mercato. L’anno scorso era al 43,62%.

Viceversa Sait-Coop perde qualcosa, scendendo dal 34,6% al 33,9%. Le proporzioni naturalmente cambiano se si considerano anche supermercati e negozi più piccoli, dove entrano in gioco le Famiglie cooperative, i piccoli esercenti associati a Dao e i piccoli negozi a marchio Despar. Ad esempio, le rilevazioni sui supermercati sopra i 250 metri quadri, aggiornate però al 2015, davano in Trentino Poli-Orvea al 26,46%, in crescita, Sait-Coop-Famiglie al 43,86%, in calo, Aspiag-Despar al 7,59%, Dao-Conad al 7,37%.

La battaglia sulle quote di mercato si combatte soprattutto con l’espansione del perimetro di vendita, cioè l’apertura di nuovi negozi, e le offerte commerciali. A questo si aggiunge la ristrutturazione dei punti vendita, per aprire nuovi corner, presentare nuove proposte, adottare soluzioni tecnologiche che agevolino i clienti.

Nel 2015, secondo quanto riportano i bilanci dei maggiori player, la rete distributiva regionale di maggiori dimensioni aumenta complessivamente di 5 strutture di vendita. Conad aggiunge 5 strutture a quelle esistenti, di cui 3 sono nuove aperture e 2 acquisizioni.

Anche quest’anno Dao, la centrale cooperativa trentina di Conad, ha in programma nuove aperture a Malè, Folgaria, Dro. Despar acquisisce un negozio e ne ristruttura e amplia un altro. Sait-Coop registra un saldo positivo di due negozi. Poli, nonostante l’apertura dell’IperOrvea di Rovereto sud e dell’IperPoli di Malè, scende di un punto vendita. Ma ne ristruttura altri, come quello di Sarche, e come quest’anno ha cominciato a fare anche Sait, come ha spiegato all’Adige (27 settembre) il nuovo direttore Luca Picciarelli.
Sul versante delle promozioni, i dati indicano un aumento dell’11,4% nell’ultimo anno. Poli-Orvea spiega di aver tenuto per tutto il 2015, tranne a dicembre, il livello dei prezzi più basso di quello medio del Trentino Alto Adige e del Nord Est. Tra sconti, promozioni e offerte, i clienti avrebbero risparmiato in un anno 46,3 milioni di euro. Le promozioni sui prodotti del consorzio Sait hanno generato per i consumatori e per i soci Famiglie coop un risparmio complessivo di quasi 28 milioni. Le vendite in promozione di Dao-Conad ammontano a 47,3 milioni, pari al 34% del totale.

In questo quadro, non stupisce che i prezzi dei prodotti di largo consumo stiano scendendo. Secondo l’Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero dello Sviluppo economico, a settembre a Trento un chilo di pasta di semola di grano duro costa in media 1,07 euro, in calo del 6,1% su un anno prima. Un chilo di farina costa 54 centesimi (-3,5%), un chilo di riso 1,85 euro (-5,1%), la carne fresca di bovino adulto 18,98 euro (-1,5%), il parmigiano reggiano 18,18 euro (-9,1%), 6 uova bio 2,39 euro (-3,6%), un chilo di caffè 9,93 euro (-7,3%). Tra i pochi prezzi in aumento, quelli del pane (+1,8%) e del prosciutto crudo (+0,6%).


POLI: VENDITE PER MEZZO MILIARDO

Il gruppo Poli ha chiuso il 2015 con un volume di vendite di 501 milioni di euro, in crescita del 4,4% rispetto al 2014. Ma soprattutto è riuscito ad aumentare i margini, nonostante l’intensa politica di sconti e promozioni (vedi pagina a fianco), ottenendo un utile netto consolidato di 9 milioni 604 mila euro, più del triplo dei 2 milioni 872 mila euro dell’anno precedente. E tra le vendite, crescono soprattutto i prodotti territoriali, «etici», attenti alla salute come il biologico che fa un balzo del 70%.

I dati principali del gruppo Poli, che da due anni comprende anche Orvea, erano stati anticipati dall’Adige a maggio. Ora, con la pubblicazione del bilancio consolidato, si conoscono i particolari. Ad esempio, ad aumentare l’anno scorso è stato solo il dettaglio alimentare, che però è di gran lunga la fetta più importante dei ricavi: +5,9% da 415,8 a 440,5 milioni. Non va altrettanto bene il fatturato «non food» dei supermercati Regina, che scende del 7,4% da 38,7 a 35,8 milioni. La terza grande voce è l’ingrosso, pari a 24,6 milioni, in calo del 3,4%.

Tra le tipologie di prodotti che corrono, ci sono quelli a marchio Primia, il marchio del distributore, che passano da 32,6 a 42 milioni di vendite. Ma soprattutto i prodotti etici e attenti alla salute. Le vendite di prodotti biologici - non solo alimentari: un angolo bio è ora anche nei negozi Regina - fanno un balzo da 5,8 a 9,8 milioni. Più limitata la vendita di prodotti del commercio equo e solidale, che comunque salgono da 708 mila a 882 mila euro. I prodotti senza glutine aumentano da 3,5 a 5,9 milioni, quelli senza lattosio da 1,3 a quasi 2 milioni.

Per quanto riguarda i margini, si legge nel bilancio, il loro incremento «deriva unicamente dalla crescita delle quantità vendute», a fronte di aumenti di listino attuati dai fornitori e, soprattutto, dell’abbassamento dei prezzi di vendita e dello spostamento della clientela verso «prodotti con minore marginalità».

 

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