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Pensplan: il fondo garantisce il mutuo

casa, ma sul welfare sindacati critici

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Il progetto Pensplan si allarga dal risparmio previdenziale al «secondo pilastro del welfare», un vero e proprio welfare regionale complementare: sostegno alle famiglie in difficoltà, acquisto dell'abitazione, protezione delle persone anziane non autosufficienti. Da qui il decollo del «risparmio casa» anche in Trentino: i 66.000 aderenti ai fondi pensione potranno ottenere un mutuo a tasso agevolato, l'1,5%, per un importo doppio del capitale maturato nella previdenza complementare, che fa da garanzia. Sulla non autosufficienza, però, è scontro con i sindacati.

Il risparmio casa, o bausparen, è partito l'anno scorso in Alto Adige. In sei mesi, Pensplan ha emesso 299 certificati della posizione previdenziale per altrettanti soggetti che hanno chiesto e ottenuto mutui casa dalle banche convenzionate per un totale di 11,6 milioni di euro. L'importo medio è intorno ai 39 mila euro e il 78% del totale è sotto i 50 mila euro, segno che questo mutuo è complementare a quello principale per l'acquisto dell'abitazione, coprendo la parte che il prestito bancario tradizionale non copre.

In Trentino l'assessore Carlo Daldoss aveva già annunciato l'adozione del progetto, prevedendo 13,5 milioni di stanziamento per il 2017. Ma l'assessora regionale Violetta Plotegher , che ha presentato i progetti di Pensplan insieme alla presidente di Pensplan Centrum Laura Costa , presenti, tra gli altri, il neopresidente di Itas Vita Giuseppe Consoli e il presidente di Laborfonds Gianni Tomasi , annuncia che il risparmio casa in Trentino è nella fase operativa e entro giugno potrebbe esserci la delibera della giunta provinciale.

L'assemblea di Pensplan Centrum, controllato dalla Regione, ha approvato i conti 2015 che si chiudono con un utile netto di 1,5 milioni e un rendimento del 2,13% del capitale sociale, che ammonta a 258,2 milioni. «I costi della struttura ammontano ogni anno a circa 7 milioni - spiega Costa - ma li copriamo con i proventi degli investimenti, non riceviamo altre risorse pubbliche, anzi abbiamo salvaguardato il capitale iniziale della Regione».

Ma Pensplan, che l'anno prossimo fa vent'anni, vuol andare al di là della previdenza complementare.

«In futuro - afferma Plotegher - in relazione ai cambiamenti sociali e demografici della popolazione e alle conseguenti nuove necessità espresse dai cittadini, l'impegno di Pensplan sarà strategico per lo sviluppo di un secondo welfare regionale che sappia proteggere le persone rispetto a possibili rischi attuali e futuri nei diversi momenti del loro ciclo di vita. Per questo stiamo avviando nuovi progetti». Il risparmio casa, appunto. Il progetto della «busta arancione» Inps integrata dai dati della previdenza complementare: «Il presidente dell'Inps Tito Boeri vorrebbe presentare l'accordo al Festival dell'Economia». La seconda edizione ufficiale dell'Equal Pension Day il 30 ottobre, giornata annuale sulla disparità pensionistica tra uomo e donna.

E poi, spiega Plotegher, uno studio avviato con l'Ocse su un progetto per la non autosufficienza.

Qui, però, è scoppiata la bufera con i sindacati, in particolare i segretari della Cgil e della Cisl Franco Ianeselli e Lorenzo Pomini , presenti alla conferenza stampa.

«Il secondo welfare si discute con gli attori del territorio e non può essere calato dall'alto - afferma Ianeselli, che si dice amareggiato - A maggior ragione dopo che quegli stessi attori sono stati lasciati a metà del cammino con il ritiro di Pensplan dal progetto Sanifonds, imperniato proprio sulla non autosufficienza».

Pomini aggiunge: «Il successo della previdenza complementare deriva dal fatto che l'abbiamo progettata insieme. Chiediamo subito un'incontro alla Regione». Plotegher ribatte che questo studio riguarda casi non coperti da Sanifonds, ma la «ferita» di metodo rimane.

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