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Premio Francesco Gelmi di Caporiacco
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autopromo gelmi 2010

 

Premio Letterario

“Francesco Gelmi di Caporiacco”

 

Quarta Edizione 2008

Le Dimensioni del Viaggio

 


L'elenco dei partecipanti


I PREMIATI:

 

 

Sezione A - Opere edite:
Primo premio assegnato a Monica Bulaj e Paolo Rumiz, “Gerusalemme perduta”, Frassinelli Editore, Milano.Menzione speciale per l’opera di Albert Lirtzmann, “Bogopol”, Keller Editore, Rovereto.

 

Sezione B - Opere inedite:
Primo premio ex-aequo a Sergio Artini,“La parola imprigionata”e a Brunamaria Dal Lago Veneri, “Piedi, Zoccoli, Ruote”.
 
Sezione C - Opera prima:
Premio non assegnato.

 

La Giuria: Isabella Bossi Fedrigotti, (scrittrice, giornalista), presidente della giuria; Gianmario Baldi (direttore Biblioteca Civica “Tartarotti” di Rovereto); Edoardo Barbieri (Università Cattolica di Milano, storico del libro); Franca Eller (Biblioteca civica di Bolzano, critica letteraria); Paola Maria Filippi (Università di Bologna, germanista); Enrico Franco (direttore dei quotidiani “Corriere del Trentino” e “ Corriere dell’Alto Adige”); Paolo Ghezzi (scrittore, giornalista); Pierangelo Giovanetti (direttore del quotidiano “l’Adige”).

 

 

Giunto alla sua quarta edizione, il Premio “Francesco Gelmi di Caporiacco” si è dato quest’anno una veste un po’ diversa: non più il saggio giornalistico, ma il brano letterario, con un tema specifico, quello del viaggio; tema che si è rivelato vincente, a giudicare dalle molte case editrici e dai molti autori di vaglia che vi hanno preso parte per ognuna delle sezioni previste: opere edite, inediti e opere prime (in tutto 121 opere partecipanti). Solo per le opere prime, l’afflusso non è stato alto e nemmeno il tema è apparso a volte pienamente pertinente con quanto indicato dal bando, ovvero il viaggio inteso nella sua accezione più ampia, dallo spostamento geografico al percorso interiore, dal quale comunque potesse emergere il confronto con luoghi o ambiti diversi, altri o inesplorati rispetto all’humus dell’autore. Per le opere edite la Giuria è stata concorde nell’attribuire il Primo Premio al lavoro di Monica Bulaj e Paolo Rumiz, “Gerusalemme perduta”, edito da Frassinelli nel 2005. Monica Bulaj, di origine polacca ma da anni residente in Italia, è fotografa e scrittrice di grande talento, che ha pubblicato su riviste italiane e straniere i suoi reportage sui confini estremi delle fedi. Paolo Rumiz, già inviato del “Piccolo” e diventato noto al grande pubblico per le sue corrispondenze di guerra dall’ex Yugoslavia, oggi inviato di “Repubblica”, è autore di numerosi testi , fra i quali  “E’ Oriente”, “La leggenda dei monti naviganti” e “Annibale”, editi da Feltrinelli. Da alcuni anni il suo lavoro gli permette di seguire le strade che più gli interessano, gli itinerari nascosti lungo le vie dell’Oriente, dove s’incontrano “le persone, più che i luoghi”. Ed è questo il senso del lungo viaggio di Monica e Paolo e del libro che ne è scaturito: un percorso all’indietro nel tempo, verso le origini della fede. “Forse per questo – leggiamo nel testo – il primo invito a partire è arrivato in ebraico, la lingua capostipite”. Un viaggio di 6000 chilometri dalle Alpi a Gerusalemme, un Camino de Santiago nella direzione contraria, in cerca dei cristiani d’Oriente verso le terre dei minareti, e di ciò che resta del loro passato millenario. Un pellegrinaggio attraverso mercati, biblioteche, deserti, templi, locande, rovine nel vento, metropoli, verso un “ritorno” in cui Vangelo, Corano e Torah si intrecciano in un solo lungo filo rosso, seguito dagli autori – per suggerimento di Enzo Bianchi, Priore di Bose – con umiltà e coraggio. La Giuria ha concordato anche una menzione speciale per l’opera di Albert Lirtzmann, “Bogopol”, edita da Keller di Rovereto. Uno straordinario personaggio, questo Lirtzmann, nato a Parigi nel ’53 e che oggi vive in un piccolo villaggio dei Pirenei, incisore di chiara fama, disegnatore e scrittore, che in questo suo lavoro narra con sottile ironia – il modo più consono agli scrittori ebrei di raccontare il tragico che hanno attraversato – le altrettanto straordinarie vicende della sua famiglia, in un viaggio alla ricerca delle proprie origini, dei ricordi, dei luoghi-cardine della sua formazione culturale, sospeso fra passato e presente, tra la Russia, l’Ucraina e la Francia. Due sono i vincitori del premio per le opere inedite: dopo lunghe consultazioni la Giuria si è espressa per un ex-equo. In rigoroso ordine alfabetico dunque, Sergio Artini, con “La parola imprigionata” e Brunamaria Dal Lago Veneri, con “Piedi, Zoccoli, Ruote”. Pietro Sergio Artini, nato a Trento nel 1931, medico, si può dire che da sempre abbia affiancato alla professione l’impegno letterario. È infatti del 1960 il suo primo romanzo, Diario di un medico, seguito, nel 1969, dalla narrazione ampiamente autobiografica I giorni del cercare, sull’inquieto mondo universitario di Pavia, dove si era laureato. La vicenda dell’ultima opera edita, Aquiloni sul golfo, editrice Ancora 2005, ha costituito per l’autore il pretesto per esplorare il pianeta della violenza scatenata dalle diversità ideologiche e dai conflitti di civiltà e di religione. Con il romanzo inedito La parola imprigionata, Artini approfondisce questi argomenti in un avvincente viaggio che dalla Palestina e Israele, passando per Trento, con connotazioni da thriller ma anche squarci di straordinaria dolcezza che si eleva in poesia, sembra concludersi a Roma. I protagonisti, in un incessante dialogo con se stessi e con il mondo, cercano risposta a interrogativi universali, scoprendo attraverso esperienze personali a volte tragiche e dolorose, a volte sorprendenti e inquietanti, che le più grandi diversità non sono di impedimento alla comprensione e alla condivisione e che nello studio è sempre possibile trovare un punto di incontro.

 

La metafora di tutta la scrittura di Brunamaria Dal Lago Veneri, personaggio assai noto in ambito locale in veste non solo di scrittrice, ma anche di pubblicista e di esperta di miti e tradizioni, è il viaggio. Un viaggio circolare, come circolare è per l’appunto ogni tradizione popolare ch’ella raccoglie e racconta. Una specie di itinerario mitologico, le cui tappe sono accadimenti, tempi e spazi, segnati sulla mappa di un microcosmo, (spesso il suo, la sua Terra delle Montagne, ma non solo) colto nel corso delle sue mutazioni storiche, geografiche e passionali. Viaggiare non per arrivare – è questo il senso ultimo del suo “errare/errore”, come lei stessa ama definire le sue affabulazioni, ma forse per tornare alle radici del mito. Così i vari titoli, che si snodano, come tappe di una strada da percorrere con il corpo e con la mente, alla ricerca di storie per ricostruire una storia, la propria storia. Citiamo, fra gli altri, Storie di magia, Il sogno della ragione, Un viaggio nel mondo delle piante, Santi e controsanti, Leggende e racconti del Trentino Alto Adige, Guida insolita al Trentino Alto Adige, Guida ai Castelli del Trentino Alto Adige, Segreti e Misteri del Trentino Alto Adige, Il Regno dei Fanes . Il romanzo inedito che la Dal Lago Veneri ha proposto per questo Premio,“Piedi, Zoccoli, Ruote”, uno zibaldone erratico dal Tirolo a Timbuctu, è un viaggio dentro il viaggio, una storia del viaggio e del viaggiare dove, accanto ad informazioni e curiosità d’ogni genere che per il modo in cui ci vengono porte diventano anch’esse racconto, si sente forte il senso dell’errare, del ripercorrere le tracce del nostro eterno nomadismo per le vie del mondo, alla ricerca di un traguardo, di una meta, quella magica Timbuctu, inizio e fine di tutte le piste, dove ritrovare chi in realtà le è sempre stato accanto, ilsuo indimenticabile compagno di viaggio.

 

La consegna dei premi, da parte della Associazione “Francesco Gelmi di Caporiacco” presieduta da Marina Gelmi di Caporiacco, si terrà mercoledì 10 dicembre alle ore 18, a Rovereto presso la sede della Accademia Roveretana degli Agiati – Piazza Rosmini 5, Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto -.  

Quarta Edizione 2008
Le Dimensioni del Viaggio

I PREMIATI

Sezione A - Opere edite:
Primo premio assegnato a Monica Bulaj e Paolo Rumiz, “Gerusalemme perduta”, Frassinelli Editore, Milano.
Menzione speciale per l’opera di Albert Lirtzmann, “Bogopol”, Keller Editore, Rovereto.

Sezione B - Opere inedite:
Primo premio ex-aequo a Sergio Artini,“La parola imprigionata”e a Brunamaria Dal Lago Veneri, “Piedi, Zoccoli, Ruote”.

Sezione C - Opera prima:
Premio non assegnato.

La Giuria: Isabella Bossi Fedrigotti, (scrittrice, giornalista), presidente della giuria; Gianmario Baldi (direttore Biblioteca Civica “Tartarotti” di Rovereto); Edoardo Barbieri (Università Cattolica di Milano, storico del libro); Franca Eller (Biblioteca civica di Bolzano, critica letteraria); Paola Maria Filippi (Università di Bologna, germanista); Enrico Franco (direttore dei quotidiani “Corriere del Trentino” e “ Corriere dell’Alto Adige”); Paolo Ghezzi (scrittore, giornalista); Pierangelo Giovanetti (direttore del quotidiano “l’Adige”).

Giunto alla sua quarta edizione, il Premio “Francesco Gelmi di Caporiacco” si è dato quest’anno una veste un po’ diversa: non più il saggio giornalistico, ma il brano letterario, con un tema specifico, quello del viaggio; tema che si è rivelato vincente, a giudicare dalle molte case editrici e dai molti autori di vaglia che vi hanno preso parte per ognuna delle sezioni previste: opere edite, inediti e opere prime (in tutto 121 opere partecipanti). Solo per le opere prime, l’afflusso non è stato alto e nemmeno il tema è apparso a volte pienamente pertinente con quanto indicato dal bando, ovvero il viaggio inteso nella sua accezione più ampia, dallo spostamento geografico al percorso interiore, dal quale comunque potesse emergere il confronto con luoghi o ambiti diversi, altri o inesplorati rispetto all’humus dell’autore.

Per le opere edite la Giuria è stata concorde nell’attribuire il Primo Premio al lavoro di Monica Bulaj e Paolo Rumiz, “Gerusalemme perduta”, edito da Frassinelli nel 2005. Monica Bulaj, di origine polacca ma da anni residente in Italia, è fotografa e scrittrice di grande talento, che ha pubblicato su riviste italiane e straniere i suoi reportage sui confini estremi delle fedi. Paolo Rumiz, già inviato del “Piccolo” e diventato noto al grande pubblico per le sue corrispondenze di guerra dall’ex Yugoslavia, oggi inviato di “Repubblica”, è autore di numerosi testi , fra i quali “E’ Oriente”, “La leggenda dei monti naviganti” e “Annibale”, editi da Feltrinelli. Da alcuni anni il suo lavoro gli permette di seguire le strade che più gli interessano, gli itinerari nascosti lungo le vie dell’Oriente, dove s’incontrano “le persone, più che i luoghi”. Ed è questo il senso del lungo viaggio di Monica e Paolo e del libro che ne è scaturito: un percorso all’indietro nel tempo, verso le origini della fede. “Forse per questo – leggiamo nel testo – il primo invito a partire è arrivato in ebraico, la lingua capostipite”. Un viaggio di 6000 chilometri dalle Alpi a Gerusalemme, un Camino de Santiago nella direzione contraria, in cerca dei cristiani d’Oriente verso le terre dei minareti, e di ciò che resta del loro passato millenario. Un pellegrinaggio attraverso mercati, biblioteche, deserti, templi, locande, rovine nel vento, metropoli, verso un “ritorno” in cui Vangelo, Corano e Torah si intrecciano in un solo lungo filo rosso, seguito dagli autori – per suggerimento di Enzo Bianchi, Priore di Bose – con umiltà e coraggio.

La Giuria ha concordato anche una menzione speciale per l’opera di Albert Lirtzmann, “Bogopol”, edita da Keller di Rovereto. Uno straordinario personaggio, questo Lirtzmann, nato a Parigi nel ’53 e che oggi vive in un piccolo villaggio dei Pirenei, incisore di chiara fama, disegnatore e scrittore, che in questo suo lavoro narra con sottile ironia – il modo più consono agli scrittori ebrei di raccontare il tragico che hanno attraversato – le altrettanto straordinarie vicende della sua famiglia, in un viaggio alla ricerca delle proprie origini, dei ricordi, dei luoghi-cardine della sua formazione culturale, sospeso fra passato e presente, tra la Russia, l’Ucraina e la Francia.

Due sono i vincitori del premio per le opere inedite: dopo lunghe consultazioni la Giuria si è espressa per un ex-equo. In rigoroso ordine alfabetico dunque, Sergio Artini, con “La parola imprigionata” e Brunamaria Dal Lago Veneri, con “Piedi, Zoccoli, Ruote”.

Pietro Sergio Artini, nato a Trento nel 1931, medico, si può dire che da sempre abbia affiancato alla professione l’impegno letterario. È infatti del 1960 il suo primo romanzo, Diario di un medico, seguito, nel 1969, dalla narrazione ampiamente autobiografica I giorni del cercare, sull’inquieto mondo universitario di Pavia, dove si era laureato. La vicenda dell’ultima opera edita, Aquiloni sul golfo, editrice Ancora 2005, ha costituito per l’autore il pretesto per esplorare il pianeta della violenza scatenata dalle diversità ideologiche e dai conflitti di civiltà e di religione. Con il romanzo inedito La parola imprigionata, Artini approfondisce questi argomenti in un avvincente viaggio che dalla Palestina e Israele, passando per Trento, con connotazioni da thriller ma anche squarci di straordinaria dolcezza che si eleva in poesia, sembra concludersi a Roma. I protagonisti, in un incessante dialogo con se stessi e con il mondo, cercano risposta a interrogativi universali, scoprendo attraverso esperienze personali a volte tragiche e dolorose, a volte sorprendenti e inquietanti, che le più grandi diversità non sono di impedimento alla comprensione e alla condivisione e che nello studio è sempre possibile trovare un punto di incontro.

La metafora di tutta la scrittura di Brunamaria Dal Lago Veneri, personaggio assai noto in ambito locale in veste non solo di scrittrice, ma anche di pubblicista e di esperta di miti e tradizioni, è il viaggio. Un viaggio circolare, come circolare è per l’appunto ogni tradizione popolare ch’ella raccoglie e racconta. Una specie di itinerario mitologico, le cui tappe sono accadimenti, tempi e spazi, segnati sulla mappa di un microcosmo, (spesso il suo, la sua Terra delle Montagne, ma non solo) colto nel corso delle sue mutazioni storiche, geografiche e passionali. Viaggiare non per arrivare – è questo il senso ultimo del suo “errare/errore”, come lei stessa ama definire le sue affabulazioni, ma forse per tornare alle radici del mito. Così i vari titoli, che si snodano, come tappe di una strada da percorrere con il corpo e con la mente, alla ricerca di storie per ricostruire una storia, la propria storia. Citiamo, fra gli altri, Storie di magia, Il sogno della ragione, Un viaggio nel mondo delle piante, Santi e controsanti, Leggende e racconti del Trentino Alto Adige, Guida insolita al Trentino Alto Adige, Guida ai Castelli del Trentino Alto Adige, Segreti e Misteri del Trentino Alto Adige, Il Regno dei Fanes . Il romanzo inedito che la Dal Lago Veneri ha proposto per questo Premio,“Piedi, Zoccoli, Ruote”, uno zibaldone erratico dal Tirolo a Timbuctu, è un viaggio dentro il viaggio, una storia del viaggio e del viaggiare dove, accanto ad informazioni e curiosità d’ogni genere che per il modo in cui ci vengono porte diventano anch’esse racconto, si sente forte il senso dell’errare, del ripercorrere le tracce del nostro eterno nomadismo per le vie del mondo, alla ricerca di un traguardo, di una meta, quella magica Timbuctu, inizio e fine di tutte le piste, dove ritrovare chi in realtà le è sempre stato accanto, il suo indimenticabile compagno di viaggio.

La consegna dei premi, da parte della Associazione “Francesco Gelmi di Caporiacco” presieduta da Marina Gelmi di Caporiacco, si terrà mercoledì 10 dicembre alle ore 18, a Rovereto presso la sede della Accademia Roveretana degli Agiati – Piazza Rosmini 5, Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto -.

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09/09/2010 12:31
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