Aggiornato alle ore
Bacio accademico di Andrea Tomasi
Homepage  >  Blog  >  Bacio accademico di Andrea Tomasi
Il Trentino fa BING
con Salvetti e Microsoft
La ricerca e l'università viste da un trentino trapiantato negli Usa
25/11/2009 16:16
Gli americani lo chiamano «Salvèdi», ma la pronuncia corretta sarebbe Salvetti: Franco Salvetti, con due T. T, come Trentino.
È trentinissima una delle teste pensanti della squadra di Lorenzo Thione (con l'H di hotel), fondatore della Powerset, che a San Francisco lavora ad una tecnologia innovativa: un supermotore di ricerca (si chiama «Bing») con cui Microsoft vuol dare l'assalto a Google. Nel luglio 2008 l'azienda fondata da Bill Gates ha acquisito Powerset, i suoi cervelli e il suo progetto.
«Con Bing - ha spiegato Thione - abbiamo sviluppato un modo diverso di interpretare le stringhe di ricerca. Mentre Google e gli altri motori guardano la rilevanza di una parola, il mio sistema cerca di interpretare l'intera frase». Powerset è stata acquisita per una cifra mai rivelata. «Comunque nell'ordine dei 100 milioni». Nella squadra di ricercatori c'è Franco Salvetti, 43 anni, roveretano. Ex di Google, vive e lavora in California, nella Silicon Valley.
Salvetti, con Microsoft state andando allo scontro con Google. Missione possibile?
«Sì. Ho molto rispetto per Google e so che c'è molto lavoro da fare e che loro non staranno a guardare, ma siamo ottimisti».
Com'è lavorare con Lorenzo Thione?
«Intenso. Lorenzo è una delle persone più intelligenti e dinamiche che io conosca, ed ovviamente le nostre interazioni
su nuovi progetti sono altrettanto intense e dinamiche. Lui è di Milano, dove ho vissuto prima di trasferirmi in America, ma ci siamo conosciuti a Stanford durante una conferenza sull'analisi automatica dei blog, che organizzai nel 2006 per l'Associazione americana per l'intelligenza artificiale».
Cosa pensa dei software liberi come Linux?
«Linux è un incredibile successo della comunità, che opera sull'open source».
La sua storia è la conferma che «i migliori cervelli se ne vanno dall'Italia» per essere riconosciuti e premiati all'estero?
«Non posso giudicare, ma è chiaro che molti italiani si sono trasferiti qui in Silicon Valley e che quelli che sono qui sono,
in generale, tutti di altissimo profilo, iniziando da Federico Faggin: dopo la laurea in Fisica a Padova si trasferì in California negli anni '70 e diede vita al primo microprocessore della Intel».
Qual è la sua carica? Com'è la sua giornata tipo?
«Io sono manager del team responsabile per le reference instant answers. La mia giornata? Sveglia alle 6:30. Leggo
le news di tecnologia sul New York Times e TechCrunch direttamente dall'i-Phone, mentre rispondo alle prime e-mail. Alle 7:30 vado in palestra, poi in ufficio; molti meeting, specialmente adesso che lavoriamo con altri gruppi a Seattle e in Cina; un sacco di posta elettronica e troppi caffè. Continuo il lavoro su prototipi per migliorare Bing. Alla sera poi si esce a cena
e si continua a parlare di tecnologia, progetti e sogni».
Come sono stati i primi giorni in California? Ha trovato tante porte chiuse?
«Sono arrivato in California con un primo lavoro in IBM Ricerche. Il primo impatto è stato abbastanza duro, ma non mi lamento: molto lavoro e molta fatica, ma ne valeva la pena. Ho trovato un sacco di persone disponibili, ma nulla è
facile ed ogni cosa te la devi guadagnare con la qualità del tuo lavoro».
A cosa ha dovuto rinunciare?
«Alla mia famiglia e agli amici in Italia, ma non ci si può guardare indietro».
È «figlio d'arte»? Suo padre, sua madre o i suoi zii lavorano nel settore della ricerca scientifica?
«No. Sono figlio di imprenditori trentini, che 60 anni fa fondarono la Cisa di Rovereto (azienda che produce dolciumi, ndr)».
L'Università di Trento è considerata fra le migliori d'Italia, ma siamo ancora molto lontani dalle vette delle classifiche internazionali. Lei che ne pensa?
«Alla fine quello che conta sei tu. Se sei bravo e ci credi, non c'è nulla che ti possa fermare. Detto questo, un titolo di studio di Stanford aiuta, ma aiuta solo... non fa il lavoro per te. Quello che forse conta più è cosa viene considerato
"successo" nell'ambiente in cui studi e lavori. Se tutti attorno a te credono che il successo siano le pubblicazioni scientifiche, verrai condizionato in quel modo. Se invece credono che successo significhi avviare una società, che poi verrà acquisita, allora cercherai di fare quello».
Negli Stati Uniti si va avanti senza raccomandazioni, tessere di partito e «amici»? È veramente così?
«Sì. Negli Usa non c'è nulla del genere. Devi conoscere un sacco di gente, ma nessuno ti darà mai un lavoro se non sei più che
qualificato per farlo. Nessuno! Ti presentano a chi conta solo se sanno che sei valido e qualificato».
Parliamo degli istituti di ricerca scientifica. Conosce la Fbk (Fondazione Bruno Kessler)? È un carrozzone all'italiana,
come dicono i critici, o una cellula dei migliori cervelli?
«Ho visto qualche cosa sul web al riguardo e sinceramente preferisco non commentare. Alla fine quello che conta sono le valutazioni obiettive sulle ricadute economiche: a) posti di lavoro creati; b) stipendi medi; c) numero di società
fatte partire; d) numero di acquisizioni e, per gli istituti di ricerca, la qualità nel trasformare un progetto di ricerca in una start-up. Se i numeri ci sono bene, altrimenti si chiude».
Cosa pensa del centro di bioinformatica di Microsoft Research e Università di Trento?
«È una grande opportunità. Con tutti questi centri di ricerca e l'Università, sarebbe ora e tempo di vedere industrie di alta tecnologia: dovrebbero fiorire in Trentino come i tulipani fioriscono in Olanda».
Che giudizio dà del «sistema Trentino»?
«È sempre molto difficile esprimere pareri senza avere tutti i dettagli, ma è anche chiaro che ci sono ampi spazi di miglioramento».
E del «sistema Italia»?
«Ci sono cose che funzionano molto bene, come la moda. Dolce e Gabbana a Milano sono l'equivalente di Page e Brin (gli inventori di Google) qui in Silicon Valley. Il tessuto socioeconomico italiano funziona per la moda, ma non per l'informatica. I tedeschi fanno le automobili, gli americani i film e i computer, gli Italiani fanno i vestiti. Forse c'è da accettare un certo livello di segmentazione a livello internazionale».
Che suggerimenti si sentirebbe di dare ad un giovane che si iscrive all'università? E ad un neolaureato?
«Per quanto riguarda le facoltà tecnico-scientifiche, dico di imparare l'inglese, di fare esperienze internazionali, di scegliere
tra ricerca e industria. Si deve lavorare su progetti reali e familiarizzare con tutte le tecnologie. Poi ci si deve preparare per i test di ammissione per finire gli studi all'estero. A un neolaureato direi di andare all'estero, per poi, possibilmente, tornare».
L'estero è l'unica soluzione per i giovani di belle speranze e con talento?
«No, ma in Italia è veramente difficile. Gli stipendi sono bassi, il lavoro poco, molto spesso anche molto poco
interessante. E far partire un'impresa in Italia è complicato, perché manca un sistema ben lubrificato, capace di prendere "idea + team + mercato" e trasformali in successo».
Pensa mai di tornare in Italia?
«Tutti i giorni. Poi ci rifletto e realizzo che sarà molto difficile. C'è chi lo ha fatto ed è tornato qui: troppo frustrante cercare di innovare in Italia».
Lei quanto guadagna all'anno?
«Un ingegnere neolaureato, con un master, può guadagnare anche 85.000 dollari, più bonus e benefit. Ma qui il costo
della vita è molto alto».          
Commenta l'Articolo

Commenta l'Articolo
5 commenti trovati - pagina 1 di 1
andrea tomasi 03/12/2009 12:12
@Consiglio
Non ho mai pensato di essere "furbo" e ogni giorno ho conferme sulla mia "non furbizia". Se invece parliamo di intelligenza e capacità... beh... parliamone. Grazie per il Consiglio.

a.tomasi@ladige.it
Consiglio 02/12/2009 08:36
Udite udite: l'Università passa alla Provincia.
Se sei furbo ci salti addosso ad una notizia così, caro Andrea Tomasi. C'è da scriverci per anni!
antonio 30/11/2009 08:58
TRENTO
"Chi conosce le cose sta zitto per pietà....." Condivido con Salvatore di Trento lo spirito della sua lettera, meno la frase virgolettata. Io preferisco dire che chi sta zitto sbaglia; lo fa o per convenienza o per codardia o perchè privo di personalità. Non conosce la strada del diritto, non conosce la Costituzione, non conosce cosa si è fatto per raggiungere un lembo di libertà e di democrazia in Italia che lo ha partato ad esistere...Per conquistarsi un pezzetto di dignità e autonomia bisogna rivendicarlo con tutti i mezzi consentiti. Chiedere rispetto perchè il lavoro ci sia, non spetti solo ai fortunati, stà scritto nella Costituzione alla quale dovremmo fare riferimento come cittadini Italiani e dunque non sentiamoci "stranieri" quando "chiediamo", ma nel farlo non possiamo dimenticare che niente si ottiene senza la lotta, senza il conflitto. Bisogna lottare , scoperchiare le "mafie" di posizione che si annidano ovunque da nord a sud, perchè non tutti nascono geni e non tutti nascono già predestinati. Rimanere esposti alla "carità" suicida di chi dovrebbe (PER COMPITO ISTITUZIONALE E PER MANDATO ELETTORALE)occuparsene può dare solo spazio alle frustrazioni e all'idea che non c'è niente da fare. Invece - nonostante la cialtroneria di una classe politica e l'endemica pigrizia italiana che la televisione incentiva - si può fare qualcosa anche partendo dal semplice ruolo di studente( e non credo di inventarmi niente se dico che ci abbiamo già provato,che ha funzionato, almeno per un po - e che ora si può fare meglio).
Antonio
Salvatore di Trento 27/11/2009 21:04
Gentile signor Baldan,
credo che qui non si commenti per vari motivi. Prima di tutto molta gente magari non l'ha nemmeno visto Bing, che fra l'altro è ben lontano dall'essere l'anti-google, ma staremo a vedere. Secondariamente la persona intervistata esprime delle sue pacate opinioni personali, al limite del disinteresse, se permette. Chi conosce la realtà delle cose sta zitto per pietà. Del resto quel poco che si riesce a fare in Trentino è già un miracolo rispetto al niente (o anche meno) che si fa in Italia fra il disinteresse della politica e della società per la scienza, la ricerca e la cultura in generale.
Chi è giovane e ha voglia e capacità ha una sola strada percorribile, come giustamente dice il sig. Salvetti: andarsene. Questo è un paese che sta morendo e il 98% della popolazione non se ne sta accorgendo. L'unica speranza credo sia un black-out totale delle trasmissioni televisive a tempo indeterminato.
Se mai esiste qualcuno che lo può fare per favore lo faccia in fretta!
attilio baldan di trento 27/11/2009 16:39
attilio.baldan@soc.unitn.it
Quando non si parla di scandali, ma di normale lavoro - anche se la tecnologia informatica ti aiuta sui "come", e non sui "perchè", cosa di cui ci occupiamo noi "umanisti" - nessuno commenta. E' anche questa una lezione di giornalismo.
Area utenti
Utente nuovo?
REGISTRATI
email
password
Password persa?
Ultimi interventi in Bacio accademico di Andrea Tomasi
1
|
Tra salvagente e Titanic
2
|
Come la mucca quando passa il treno
3
|
Università targata Provincia: scialuppa di salvataggio o pericolo imminente?
4
|
Belle e laureate
5
|
Viva l'esame di maturità
6
|
SaNbaradio, lo studentato ...deve aspettare
7
|
Prendetevi il lusso di pensare
8
|
Fine del Festival... se l’Economia balla la SaNba
9
|
Parole, parole, parole
10
|
Scuola: partenza ritardata Vacanze più lunghe
© Copyright 2005 L'Adige internet@ladige.it.
E' vietata la riproduzione anche parziale.
Pubblicazione iscritta nel registro della stampa
del Tribunale di Trento con il n. 12.
Direttore responsabile Pierangelo Giovanetti
Edito da Sie spa (P.IVA 01568000226),
via delle Missioni Africane 17, 38100 Trento.
Tel +39 0461886111 Fax +39 0461886264