04/02/2010 09:09
Egregio direttore, adesso anche i petrolieri lamentano la crisi. Parlano di raffinerie a rischio, di calo del consumo della benzina (?), di concorrenza dei Paesi mediorientali, di perdite per un miliardo di euro. In sostanza battono cassa, chiedendo al governo il via libera di leggi meno severe, specie sul fronte ambientale, così da massimizzare i guadagni. In un Paese in cui chi i petrolieri spendono milioni e milioni di euro per ingaggiare calciatori, deve essere il popolo poi a pagare le perdite al primo stormir di crisi?
Anna Facchinelli
Le lacrime versate dal presidente dei petrolieri italiani Pasquale De Vita presentando il consuntivo 2009 e la minaccia di lasciar per strada 7.500 lavoratori se il governo non farà ciò che loro chiedono, sono degne della commedia napoletana di Pulcinella. Quella per intenderci del chiagn'e e fotti.
Dopo aver incassato profitti stratosferici a seguito degli aumenti della benzina e del gasolio, mantenuti anche quando il petrolio è calato di costo, ora i petrolieri fanno le vittime e battono cassa al governo. In Italia la differenza del prezzo della benzina rispetto alla media dei Paesi europei si attesta su 3,5 punti con tendenza a salire verso quota 4. Cioè la benzina da noi costa di più non solo perché lo Stato fa pagare sui cittadini consumatori le tasse che non riesce a far pagare dagli evasori, con una percentuale altissima di imposizione fiscale. La benzina è carissima anche perché i petrolieri guadagnano di più che nel resto d'Europa su ogni litro di benzina e di petrolio venduto.
L'Italia è il Paese in cui, come ha scritto nei giorni scorsi il Corriere della Sera, solo tre italiani su mille dichiarano un reddito sopra i 150 mila euro, e sono quasi tutti dipendenti e pensionati. Gli autonomi, in sostanza, in Italia, percepiscono entrate da fame. Gli unici ricchi sono i dipendenti che, con le tasse pagate, devono finanziare le agevolazioni all'industria, all'artigianato, alla cooperazione, a chi percepisce redditi come autonomo ma misteriosamente non ha nulla da dichiarare al fisco.
Adesso nell'elenco dei «nuovi poveri» si aggiungono i petrolieri che, poveretti, soffrono la crisi, non potendo più vantare utili a infiniti zeri come negli anni passati.
Siamo un Paese strano, un Paese dove chi più ha, più grida. Alla faccia di chi la crisi la soffre veramente. Un Paese da sceneggiata napoletana: chiagn'e fotti, fotti e chiagne.
p.giovanetti@ladige.it
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