27/01/2010 10:20
Egregio direttore, sono una lettrice dell'Adige e di «Vita Trentina». Allegato all'ultimo numero del settimanale diocesano ho trovato un supplemento di 50 pagine, che è tutto un elogio al nucleare, abolito in Italia da un referendum popolare.
Il manuale è concepito con domande e risposte, e continue citazioni del Papa e di cardinali, ingenerando l'idea che la Chiesa abbia fatto propria la decisione del governo Berlusconi di procedere a realizzare nuove centrali nucleari.
Addirittura in copertina a grandi lettere, viene riportata una citazione del cardinal Renato Martino favorevole al nucleare, che suggella decine di pagine tutte schierate per il nucleare.
Questa operazione di strumentalizzazione della Chiesa a favore del nucleare mi ha dato il voltastomaco e mi meraviglio che «Vita Trentina» si sia prestata a questa manipolazione, ingannando i suoi lettori con un inserto propagandistico che non ha scritto da nessuna parte che si tratta di pura pubblicità, per di più faziosa.
Maria Bertoldi
L'inserto sul nucleare allegato all'ultimo numero di «Vita Trentina» fa parte di un'iniziativa che ha coinvolto tutti i settimanali diocesani, di cui «Vita Trentina» probabilmente non era nemmeno a conoscenza, e che comunque ha già sollevato dure e risentite reazioni in tutta Italia con lettere e proteste da parte di lettori e abbonati. È evidente in chi ha concepito l'operazione mediatica di far passare ai lettori l'idea che la Chiesa italiana abbia fatta propria la scelta del nucleare. Le stesse citazioni del cardinal Renato Martino e quelle di Papa Benedetto XVI sono usate a tale scopo. L'intera operazione - come dimostrano le proteste che si sono sollevate anche in Trentino - sicuramente arbitraria e maldestra, rischia però di trasformarsi in un boomerang e in un danno evidente per la Chiesa italiana e trentina. Infatti, la Chiesa non deve e non può essere trascinata in scelte politiche spicciole, che spettano alla politica e ai laici (anche cristiani) in essa impegnati.
La Chiesa annuncia il Vangelo e indica i valori che ad esso si ispirano, eventualmente proclama principi non negoziabili, ma non le competono le scelte particolari, se introdurre o no il nucleare in Italia, perché queste spettano al Parlamento e al Governo italiano. È alla politica che compete confrontarsi, mediare, eventualmente negoziare le soluzioni da adottare e trovare un'intesa fra punti di vista diversi. Non alla Chiesa.
Quando la Chiesa - come ha recentemente stigmatizzato Benedetto XVI - «cede alla tentazione di fare politica» (discorso alla curia romana del 9 dicembre scorso) «prendendo personalmente in mano la politica», «si arroga una competenza politica che non ci spetta». La Chiesa, cioè, perde l'autorità e l'autorevolezza che la contraddistinguono per ridursi ad una semplice lobby organizzata, una come tante altre, favorevole o contraria al nucleare, favorevole o contraria al ponte sullo stretto di Messina, favorevole o contraria a partecipare ai referendum. Non solo: la sua voce a quel punto è una delle tante, e nemmeno a volte la più competente, ma esula - come dice il Concilio - dalla sua missione («La Chiesa in nessuna maniera si confonde con la comunità politica», «La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo», Gaudium et Spes, 76).
Le dichiarazioni di autorevoli prelati, accuratamente abbinate e intrecciate a quelle dell'Amministratore delegato di Sviluppo Nucleare Italia, all'interno di un opuscolo promosso (e probabilmente pagato) dall'Enel, vanno pertanto prese per quello che valgono: una voce come tante. E, appunto, nemmeno autorevole.
p.giovanetti@ladige.it
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