24/12/2009 08:19
 TRENTO - Dei consiglieri provinciali si deve - per legge - conoscere il reddito, il patrimonio, le disponibilità del coniuge e la compravendita di azioni.
Dopo la decisione di ieri del presidente del Consiglio provinciale Giovanni Kessler, però, pare che non serva più sapere i dati sulle presenze e sulle assenze in aula. Il fatto nuovo ora è che i consiglieri, accusati di auto-difendere la casta non mancano di criticare la scelta del presidente.
Il più imbufalito contro la scelta di Kessler è il capogruppo del Pdl Walter Viola . «Non è lui a dover giudicare se è giusto o no trasmettere i dati - attacca -. Kessler presiede l'assemblea e non deve permettersi di valutare il comportamento dei consiglieri. Sono stufo di avere in aula un maestro governatore. I giudizi sull'operato dei politici li danno gli elettori, non il presidente. È ora che la finisca. Questa cosa va denunciata: non siamo noi a rispondere a lui, ma lui a noi perché siamo stati noi consiglieri ad eleggerlo».
Viola, insomma, chiede - e per una volta si trova, guarda un po', in sintonia con Lorenzo Dellai - che Kessler si limiti ad un ruolo notarile. «Ci sono delle regole, deve attenersi a quelle». Dubbi sul merito dell'azione anche da parte del responsabile del gruppo cui anche Kessler fa parte, il Pd. «Non sapevo nulla di questa scelta - premette Luca Zeni e personalmente credo che pubblicizzare i nomi vada nell'ottica della trasparenza».
Zeni è dell'idea che «i politici devono dare il conto di quello che fanno e di come si muovono».
(Articolo completo sull'Adige cartaceo)
D.B.
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