
TAIO - «Gli studenti vogliono il crocefisso in classe? Io non ho nulla in contrario, ma deve esserci una richiesta formale da parte dei genitori. È vero che la Corte di Giustizia Europea ha detto no al simbolo religioso nelle scuole, ma è altresì vero che noi dobbiamo attenerci alle norme nazionali. Peraltro, al momento, da parte della giunta provinciale non abbiamo ricevuto alcuna indicazione su come dobbiamo comportarci alla luce delle novità a livello europeo». Sono le parole di Massimiliano Rossi , dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo di Taio, che in questi giorni deve fare i conti con le richieste degli alunni di una seconda classe (la sezione B) della scuola media. «Finora non ci è arrivata alcuna richiesta formale. Ho letto le notizie di stampa. Pensavo che i ragazzi ne avessero parlato con il coordinatore della scuola media Giorgio Larcher , ma in realtà tutto si era fermato al livello di discussione in aula. Gli studenti hanno parlato della sentenza della Corte con l'insegnante di religione. Poi hanno fatto un sondaggio interno. Della cosa non hanno investito il sottoscritto». Poi qualcuno ha riferito dell'accaduto agli esponenti della Lega Nord: i consiglieri provinciali del Carroccio trentino hanno depositato un'interrogazione rivolta al presidente Lorenzo Dellai . E il caso diventa politico. Ma, se la classe dovesse formalizzare, tramite le famiglie, la domanda del crocifisso in classe, cosa farebbe il dirigente? «Io ho un approccio molto laico. Non ci sono certezze sull'argomento. La scuola si deve attenere alle indicazioni della Provincia. Non abbiamo avuto coordinate dall'assessore provinciale all'istruzione Marta Dalmaso né dalla presidenza. Di fronte ad una richiesta ufficiale, mi limiterei a suggerire ai ragazzi di costruire il proprio crocifisso in classe, magari con la collaborazione dell'insegnante di religione....