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«Diossina, si controlli
la catena alimentare»
08/12/2009 14:53
BORGO - «Diteci quanta diossina è stata emessa in questi anni in Valsugana. È un calcolo che può essere fatto ed è importante per la salute pubblica». A chiederlo è Marco Rigo, medico di base a Borgo e membro, assieme ai colleghi Roberto Cappelletti e Maria Elena Di Carlo, dell'associazione «Medici per l'ambiente».
Dottor Rigo, voi vi siete interessati recentemente delle Acciaierie Valsugana: che idea si è fatto alla luce di quanto emerso dalle indagini?
Noi ci siamo interessati a questa acciaieria e alle modalità con cui veniva gestita già nei mesi scorsi. Abbiamo studiato l'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale rilasciata dall'Agenzia per l'ambiente, e approfondito un po' la letteratura scientifica sull'argomento. Avevamo evidenziato subito che c'era un limite alle emissioni di diossina inspiegabile, da qualunque parte lo si rigiri. Il limite era di 0,0005 milligrammi per metro cubo. Innanzitutto l'unità di misura che si usa di solito sono i nanogrammi, ma se fosse stato un errore di battitura sarebbe stato un valore talmente basso da non essere neanche previsto dai limiti europei. Se invece sono sul serio milligrammi corrisponde a 500 nanogrammi. E in effetti si faceva poi riferimento a quel valore, giustificando la scelta con una normativa che però a ben guardare non è assolutamente applicabile a un impianto come l'acciaieria. Perché se andiamo a calcolare quanta diossina potrebbe venir fuori, considerato che l'impianto emette più di un milione di metri cubi all'ora, si arriverebbe a un chilo e 300 grammi di diossina all'anno. Una cosa che non sta né in cielo né in terra perché l'impianto, anche volendo, non sarebbe mai riuscito a produrre una quantità del genere. Sarebbe preoccupante se ne ha prodotto più di 3 o 4 grammi all'anno, altro che un chilo e 300. Dunque è chiaramente un errore di applicazione della normativa. In tutta Europa si litiga tra medici, Oms e governi per decidere se si debba applicare il limite di 0,1 o 0,5 nanogrammi a metro cubo.
Quello però per almeno due anni è stato il valore di riferimento.
È chiaro che con questo dato qualsiasi controllo avrebbe mostrato valori nei limiti. Io a questo punto mi chiedo però quanta diossina in realtà sia uscita negli ultimi anni. Tanto più se fosse vero che le analisi sono state truccate. Esiste una valutazione di impatto ambientale che ci dica quali sono le zone di ricaduta delle polveri? Cose che noi non abbiamo trovato nell'Aia né da nessun'altra parte.
Si parla di concentrazioni triplicate nei terreni. Quanto è preoccupante questa notizia?
La diossina è una sostanza che si assorbe e si deposita nella matrice organica: nell'erba, nelle radici, nel terreno e negli organismi viventi principalmente nel tessuto adiposo. I rilevamenti fatti dalla Forestale sono molo interessanti perché a quanto si riesce a capire parlano di ritrovamenti sulle macchine, sulle viti. Spero sia possibile capire meglio quando sarà possibile leggere gli atti perché in passato di diossina in Valsugana si era parlato poco o niente, nonostante un fattore di rischio così importante.
Ci sono rischi di ingresso della diossina nella catena agro-alimentare?
Il latte è il veicolo che la fa entrare nella catena alimentare. E se consideriamo che lungo l'acciaieria ci sono estensioni piuttosto vaste di coltivazioni di silomais, che è quello che va poi a nutrire le mucche il cui latte è poi destinato, a quanto mi risulta, alla Centrale del latte, io chiedo se ci sono esami fatti dall'Azienda sanitaria e dalle istituzioni veterinarie che ci dicano con sicurezza che la produzione di latte sia monitorata. Forse vista la presenza dell'impianto ci vorrebbe un programma ben preciso che io non so se esista. Ho provato a chiederlo all'Appa ma non ho ricevuto risposte né ho trovato alcuna raccomandazione del genere nell'Aia.
Il dato positivo è che da agosto il limite è stato portato a 0,5 nanogrammi per metro cubo.
È vero, si è rientrati nella normalità europea eliminando l'anomalia. Ma se questo limite non è affiancato anche da un limite sui volumi di massa, cioè su quanto gas esce, può capitare che diminuisce la concentrazione ma i valori assoluti possono anche aumentare. Alla fine quel che conta è il quantitativo che arriva nel terreno. Bisognerebbe fare un conto chiaro e valutare questo.
Le Acciaierie dovrebbero chiudere?
Questo non sono in grado di dirlo. Posso dire che il nostro è un ambiente chiuso, con valle esposta in direzione est-ovest e fenomeni di inversione termica. Dal momento in cui si parla di inquinanti di carattere permanente si verificano fenomeni di accumulo. Quando l'accumulo arriva a certi livelli bisogna dire basta. Bisognerebbe riuscire a fare questo calcolo e stabilire quanta diossina è uscita realmente. Capendo così se dopo trent'anni l'ambiente è saturo e possono esserci pericoli concreti per la salute pubblica. Perché quanto si è accumulato è come un debito che rimane da pagare. Non basta dire: d'ora in avanti faremo meglio, come successo nel passato.
Franco Gottardi
 
 
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