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Strage di camosci in Marzola
21/11/2009 17:54
PERGINE - «Questo o è un pazzo furioso oppure ha eseguito una vendetta di qualche tipo». Commenta con queste parole, l'ispettore forestale di valle Massimiliano camosciUnterrichter il ritrovamento di 9 camosci e una capra morta, un camoscio vivo e 44 lacci in due località diverse del monte Marzola. «Non si tratta nemmeno di bracconaggio, perché non ha raccolto le spoglie degli animali morti nei lacci che lui stesso aveva teso, quindi non ne ha fatto commercio». I ritrovamenti sono avvenuti in tre momenti successivi. Il primo martedì mattina verso le 9 quando il guardiacaccia della sezione cittadina Walter Froner , in servizio in località «Larghe» sul monte Marzola, in territorio perginese, ha scorto un cordino d'acciaio che intrappolava un esemplare maschio di capra domestica, morto. Agenti della stazione forestale, informati del ritrovamento, hanno controllato nella medesima giornata aree vicine rinvenendo altri 14 lacci in acciaio e 8 camosci morti impiccati all'interno dei lacci stessi. Due piccoli, una femmina adulta e cinque maschi adulti. Altro controllo il giorno dopo, sul «Dos dei corvi» in direzione «Larghe». Qui gli agenti hanno trovato altri 25 lacci e un camoscio, questo fortunatamente ancora vivo pur se stretto al laccio: è stato subito liberato. Un altro era morto da molte settimane, visto lo stato di decomposizione del corpo. I lacci erano tutti vuoti e armati. Un ulteriore controllo è stato effettuato ancora in località «Larghe» giovedì mattina presto, senza esito. Secondo gli agenti, i lacci sono stati preparati da una mano esperta nell'impalmatura di cordini a trefoli in acciaio. La stazione forestale ha già provveduto a sporgere denuncia alla Procura della Repubblica di Trento contro ignoti per esercizio di caccia con mezzi vietati.
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