TRENTO - L'Adige dà risalto alla petizione a favore della facilitazione, anche con apposito inceneritore, della cremazione del corpo dei defunti, ovviamente se richiesta dagli stessi in vita o dai familiari. Viene anche lamentato il poco favore con il quale il nostro Arcivescovo considera la pratica della cremazione, nonostante che la Chiesa ora la consenta. Sarebbe interessante conoscere le ragioni che i sostenitori attivi della cremazione adducono a sostegno di tale pratica.
Ho assistito in India, a Varanasi, alla cremazione dei corpi umani; i parenti portano la legna, meglio se di sandalo, profumata, per la pira e bruciare il corpo è il modo per liberare l'anima da esso. È un rito religioso. Il figlio primogenito agevola la bruciatura della testa, spaccandola con un legno. Si spigionano faville: segno dell'anima del defunto che lascia il corpo. Cos'è la cremazione, invece, nella cultura occidentale (ma anche in altre, come in quella cinese)? Ho percepito tre ragioni di fondo, una sociale (economizzare gli spazi nei cimiteri) e due personali (disfarsi subito di un corpo che, per una grave malattia, come un cancro, ha fatto soffrire e che diventa quasi odiato o evitare al proprio corpo un disfacimento, progressivo, ripugnante, nella bara e/o nella terra). Ve ne sono altre?
L'incenerimento distrugge in un momento il legame con la corporeità dei cari, che perdura, invece, con la tumulazione. E tale perdurare dà un qualche riferimento al legame psicologico, che dal sapere che il corpo del proprio caro è lì, sotto terra, trae conforto. Non a caso chi perde un proprio caro senza poter averne vicino il corpo, soffre di più. Non a caso nella festa di Ognissanti o dei morti, se si può, si vuole andare presso le tombe dei propri cari.
Le ceneri non rappresentano adeguatamente la corporeità e soprattutto la distruggono rapidamente, prima che si attenui con il tempo il legame psicologico. Se poi esse vengono disperse, il legame psicologico perde ogni segno del proprio caro. È vero che ciascuno è libero di sentire diversamente e di fare altre scelte, ma sarebbe interessante capire se vi sono ragioni personali di valore positivo a sostegno della cremazione, tali da meritare l'impiego di risorse pubbliche. Non ne conosco. Tanto meno apprezzabili sono le ragioni di natura sociale (economia di spazio). Che società è quella che nega, almeno fin tanto che possa durare il ricordo, due metri quadrati di spazio a chi per una vita è stato suo membro? Lasciamo che sia la natura a compiere il suo corso. Volerlo produrre artificialmente, perché i corpi dei defunti ingombrano, incenerendoli, una pratica che si usa per i rifiuti speciali, sembra a me un disvalore, un asservimento all'utile, oltre ogni misura.
I proponenti la cremazione hanno ragioni religiosamente fondate, come le ha l'induismo? Giusto rispettare le convinzioni religiose. Ma non risulta ne abbiano. La legge consente loro egualmente di incenerire per insondabili preferenze personali? Lo facciano, Ma non pretendano sostegni con pubblico denaro, né che il Vescovo esprima sostegno morale!
Renzo Gubert |