TRENTO - Dopo il grande successo della protesta delle maestre, venerdì sera i sindacati della scuola Cgil, Cisl e Uil hanno fatto partire la comunicazione dello stato di agitazione del personale delle scuole dell'infanzia trentine. Poco dopo è arrivata dall'assessorato all'istruzione la chiamata per un incontro mercoledì mattina. I sindacati si vedranno domani per decidere se proclamare lo sciopero, salvo poi revocarlo se la trattativa andrà in porto, o se aspettare l'esito del tavolo di confronto. Mercoledì comunque ci saranno. «Se però l'assessore Dalmaso non cambia registro e non fa un passo indietro sui fatti compiuti, ci alzeremo e ce ne andremo» annuncia Silvia Bertola della Uil. I sindacati esprimono grande soddisfazione sulla giornata di venerdì, mentre sono ancora dubbiosi sulle aperture dell'assessore e mantengono l'allarme sul possibile taglio di un centinaio di posti di lavoro di maestre precarie. La trattativa si annuncia sul filo del rasoio. La preoccupazione sullo stato di tensione nelle scuole materne si estende agli enti gestori delle equiparate, che chiedono di non fare modifiche «al buio» della legge 13 del 1977 che regola il settore. Il presidente di Coesi, il nuovo raggruppamento di materne equiparate, Roberto Avanzi si spinge a proporre l'associazione come sede del confronto: «Se necessario, siamo pronti a ospitare un tavolo per risolvere i problemi e evitare disagi alle famiglie».
Come è ormai noto, l'articolo 58 della Finanziaria cancella alcuni commi della legge 13 sulle scuole materne, in particolare, nell'articolo 5, l'assegnazione di due insegnanti per sezione, che «di norma» accoglie 25 bambini, e i casi in cui il personale va integrato per assicurare «due ore giornaliere di attività dei gruppi mobili intersezionali mediante la compresenza di tutto il personale e un'ora per la presenza alla mensa del personale in orario di servizio». Stessa cancellazione per il riferimento ad una unità di personale non insegnante per sezione.
Francesco Terreri
(Articolo completo sull'Adige in edicola)
La rabbia delle maestre: «Vogliamo garanzie»
L'assemblea delle maestre
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2 commenti
hi!!!
Trattate, vi conviene, il discorso è valido anche per l'ente pubblico, se abbiamo personale già preparato, si può sempre trovare delle alternative per impiegarlo nel campo sociale, ma far arrabbiare la gente necessaria colpendoli sul lavoro non mi sembra una buona idea. oggi potrebbero nascere alternative a minor prezzo con gente che aspetta che cerca lavoro.