Il S. Chiara, gli spettacoli e i posti vuoti in sala

Da diversi anni sono abbonata alla stagione di prosa organizzata dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento, rassegna teatrale che, nel complesso, ho sempre trovato di notevole qualità sia per quanto riguarda la scelta degli spettacoli, come per la volontà di procedere ad una diversificazione tra i generi che potesse provare ad incontrare le preferenze di un pubblico il più vasto possibile. Quest'anno l'esordio è stato affidato a un grande Glauco Mauri, regista e interprete del Vangelo secondo Pilato, in un Auditorium che sprigionava un'inconsueta sensazione di «non pieno a sufficienza» e induceva a chiedersi il perché di questo cambiamento nelle abitudini dei trentini. Il pubblico era assiepato nella parte centrale del teatro, ma le presenze non avevano molto a che vedere con quelle degli anni passati, così ho chiesto a qualcuno del personale che lavorava in sala se ci fossero delle motivazioni connesse a quel calo di affluenza. Mi è stato risposto che la causa principale andava probabilmente ricercata nella crisi economica con la quale anche i trentini devono sempre più fare i conti. Per i successivi spettacoli, Re Lear e Le conversazioni di Anna K, la situazione non è sostanzialmente mutata ed i posti liberi hanno continuato ad essere davvero numerosi. Qualche sabato sera fa, però, la sorpresa: un teatro gremito per Marco Columbro e Mariangela d'Abbraccio, interpreti di Romantic Comedy. Da sottolineare che anche il genere musical, il cui biglietto è più costoso di quello per la prosa, in città registra ogni volta il tutto esaurito. Se la motivazione del calo di presenze alla stagione di prosa risulta davvero imputabile alla crisi economica, fa riflettere il fatto che il pubblico trentino scelga di spendere per un genere di spettacoli che corrisponde principalmente al filone di intrattenimento e che venga attratto soprattutto da un teatro inteso quasi come un prolungamento del divismo televisivo. In questo senso, forse, non doveva essere così lontana dal vero quella classifica del Sole 24 Ore che, un paio di mesi fa, collocava noi trentini tra i «meno felici» (sentimento della popolazione sul grado di felicità) del bel Paese: se così fosse, per bilanciare una quotidianità non proprio rosea, il pubblico trentino si indirizzerebbe ora verso un teatro di evasione e, non solo i «mattoni» tragici, ma neppure l'ironia sottile o la comicità che non sia di superficie, sembrerebbero interessarlo come prima. La situazione appare ancora meno confortante se si tiene conto del fatto che il costo dell' abbonamento non è cresciuto rispetto alla scorso anno e che per i giovani e gli ultra sessantacinquenni i prezzi degli abbonamenti si discostano di poco da quelli del cinema. L'auspicio, a questo punto, è che il Centro Servizi Culturali Santa Chiara non smetta, anche per i prossimi anni, con la scelta di qualità e di diversificazione sin qui operata, ma che provi a studiare nuove strategie, anche pubblicitarie, al fine di richiamare un crescente numero di persone a teatro ed anche a un teatro più impegnato. Il Ministro della Pubblica Istruzione e il Papa ora si affidano a You Tube... e, purtroppo, è in una realtà come questa che diventa ancora più necessario inventare le vie per far arrivare quel «buono» che non è scomparso, ma che fatica a farsi notare e a venire scelto. Forse sarebbe da prendere in considerazione, inoltre, l'idea di mettere a punto delle formule innovative ed allettanti per cui, nei due giorni o nel giorno precedente la prima rappresentazione di uno spettacolo, i biglietti residui siano messi in vendita ad un costo interessante. Meglio una vendita last minute che troppi posti vuoti. Meglio sia per la compagnia teatrale, come per il pubblico che, in ultima istanza, anche per il Centro Servizi Culturali Santa Chiara. Meglio, soprattutto, per chi condivide un idealismo forse non di moda come il mio, quello di chi ancora crede che un teatro di buon livello possa continuare ad apportare un'importante crescita culturale e di pensiero all'interno della collettività.
 
Gabriella Brugnara
 
Un programma teatrale di qualità non sempre equivale ad un successo quantitativo di pubblico. Anzi, spesso le due cose non corrispondono. Far coincidere quantità con qualità non è facile, anche se va riconosciuto che le stagioni teatrali messe in campo in questi anni dal Centro Santa Chiara la gran parte delle volte ci sono riuscite. È vero, un certo calo di spettatori in questi mesi s'è registrato, ma non è nulla di drammatico. Forse è legato alla crisi e ad una certa contrazione delle disponibilità dei portafogli. Forse è dovuto ad una stagione teatrale che non ha colpito pienamente nel segno. O semplicemente perché in tempi di cupezza e di tante miserie che si sentono in giro, la gente rifugge da testi troppo impegnati e «cervellosi», preferendo serate più leggere, di svago, magari con un musical, come la «Romantic Comedy» con Marco Columbro che a gennaio ha ottenuto il tutto esaurito. Del resto si sa, il musical è un genere che tira (e attira) sempre, e un genere affine - gli spettacoli del trasformista Arturo Brachetti - da solo è in grado di «salvare» la stagione teatrale, come è avvenuto a Trento nel 2007. I numeri del Centro Santa Chiara restano comunque di tutto rispetto. Grazie ad un'accorta politica degli abbonamenti, infatti, ogni spettacolo ha un plafond di 1.500 presenze garantite. E i dieci spettacoli «forti» della stagione portano a teatro 25.000 spettatori ogni anno, che non è poco per una città come Trento. Per ampliare i fruitori del teatro sarebbe certo utile applicare politiche tariffarie differenziate. Vanno bene gli abbonamenti, vanno bene i biglietti a prezzo pieno per i posti migliori e le poltrone più comode, ma non sarebbe male prevedere una tariffa differenziata a seconda dei giorni della settimana. Perché non facilitare il sabato sera, per esempio, che tradizionalmente non è serata da teatro, con un prezzo più vantaggioso? O il venerdì sera, quando gli studenti pendolari tornano a casa, con un'offerta speciale per i giovani? Utile sarebbe anche la possibilità di un acquisto del biglietto all'ultimo momento, una sorta di «offerta last minute», per chi decide di andare a teatro senza programmarlo, come si fa con il cinema. In parte già si fa, ma potrebbe essere un altro modo per invogliare il pubblico dell'ultim'ora. Infine va ricordato una cosa, che spesso ci dimentichiamo: siamo a Trento. E mettere in cantiere una stagione teatrale con nomi di grande richiamo, costa; e non sempre lo si ottiene, anche pagando. L'importante è però che rimanga ben salda la ricerca della qualità che ha contraddistinto in questi anni l'attività del Centro Santa Chiara. Se poi si riesce a farlo, mettendo in programma anche qualche bell'opera originale, e qualche nome di spicco del panorama teatrale nazionale e internazionale, non guasta. Anzi, tutto di guadagnato.
 
p.giovanetti@ladige.it
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