Egregio direttore, di recente ho chiesto un prestito alla mia Cassa Rurale, e mi è stato risposto di no, perché - per via della crisi - non c'è liquidità e anche le banche non hanno più soldi da concedere. Volevo accendere un mutuo per fare dei lavori e ampliare gli spazi della casa ristrutturandone una parte dismessa, ma dovrò rinunciare. Amici e conoscenti mi confermano che le casse rurali, che dovrebbero essere le casse della gente e del territorio, non concedono più prestiti, né alle famiglie né alle imprese. Si può immaginare la mia sorpresa, leggendo ieri l'Adige, che adesso le casse rurali trentine finanzieranno invece il crac del «Credito fiorentino», pagando i debiti di un personaggio come Denis Verdini, braccio destro per tanti anni di Silvio Berlusconi, che ha lasciato in eredità un buco di 119 milioni di euro. Mi domando: per noi soci delle casse rurali non ci sono soldi da concedere in prestito (mia moglie è socia), per Verdini e le sue bravate finanziarie, invece i soldi si trovano. Ma se Verdini ha gestito male la banca, e nessuno ha mai avuto nulla da ridire, perché non lo si è lasciato fallire? Perché per le imprese trentine non ci sono soldi, e per uno come Verdini le casse rurali i soldi li trovano?
Mario Sartori
La risposta del Direttore
La decisione presa dalle banche cooperative di «salvare» il Credito fiorentino messo in liquidazione per il dissesto dell'onorevole Denis Verdini presupponeva che qualcuno pagasse i debiti. E quel qualcuno sono le altre casse rurali. Principio, in linea teorica, di grande valore etico perché applica il concetto della solidarietà fra banche, e di mutualità in caso di difficoltà e di bisogno. In realtà, sapere che - anche di fronte alla peggiore gestione di una banca cooperativa - scatta sempre qualcun altro che paga, rischia di essere un fattore pericolosamente deresponsabilizzante per gli amministratori delle casse rurali, come pure per gli organismi di vigilanza, e per gli stessi soci che, fintanto che va bene, e i soldi vengono distribuiti allegramente, non dicono nulla. Se poi succede il patatrac (come è avvenuto in alcune cantine sociali trentine), allora s'invoca qualcun altro che paghi, magari l'ente pubblico, cioè i contribuenti. Il messaggio che esce a carattere cubitali dal salvataggio del crac Verdini, è che nel mondo della cooperazione non paga nessuno. Nessuno è responsabile dei danni che crea, perché tanto vengono distribuiti sulle spalle degli amministratori virtuosi. Così oggi le casse rurali trentine che si sono amministrate bene, devono pagare per una banca cooperativa che s'è amministrata male. E così i soci delle rurali trentine, che magari chiedono un prestito se lo vedono negare, perché occorre ammortizzare il dissesto dell'ex coordinatore del PdL. Ciò non ha nulla a che fare con la solidarietà, e nemmeno con la mutualità. Forse, ogni tanto, lasciar fallire chi si amministra male e fa scelte scellerate, farebbe bene come esempio per tutti gli altri amministratori. Anche nel mondo di mamma Cooperazione. p,giovanetti@ladige.it
Ho un amico che lavora in cassa rurale,e quando gli chiedo di commentare queste cose mi risponde "ne ho viste di cose che voi umani non potete immaginare..amministatori che non rimborsano i loro finanziamenti milionari e con tassi da parlamentari,imprenditori che chiedono di non pagare le rate dei mutui e poi si prendono la mercedes,neofamiglie che chiedono il mutuo per la casa cacciate con il forcone,aziende sane che devono pagare tassi da struzzini, aziende marce che ricevono soldi a badilate"
Sulla politica del credito cooperativo quando si vanno a vedere i casi pratici si scopre il peggio anche da noi. Cosa dovrebbe pensare un Socio quando scopre che la propria Cassa concede a favore di un solo Cliente, membro però del Consiglio di Amministrazione, un affidamento pari ad un quarto del suo capitale sociale ? Come fa a rimanere nel CdA pur essendo iscritto presso i Grandi Rischi della Banca d'Italia ? Per fare gli affari suoi o della Cassa ?
Prova ad andare alla cassa rurale a chiedere approfondimenti sulle "gorsse operazioni" e sui tassi applicati, nonchè sulle politiche dei finanziamenti.
Li ti accorgerai che il socio conta meno di zero.
Si risponde ai soci solo con l'utile, che finchè l'economia tira c'è, ma quando si beccano scoppole è un bagno di sangue!
fuggite dalle casse rurali,finche' siete in tempo...io l'ho fatto da anni (ero anche socio della CR Rovereto,e non ne potevo piu' di ascoltare i sermoni del Marega...) e risparmio ogni anno un bel po' di soldi presso una banca dal nome tedesco...provare per credere!!!
insisto a commentare.... anche se so già verrà censurato come i precedenti.
il sostegno alla cassa rurale fiorentina va dato mentre occorre denunciare i responsabili.... cmq non vantate troppo le casse rurali trentine..... le magagne le fanno anche loro... solo siete abituati ad accettare tutto ... come facevano i soci della banca fiorentina......
Spero che chi ha accennato ad un intervento etico abbia voluto schezare.
Certo che se si ripianano le perdite del sig. Verdini anche alle spalle delle imprese trentine, alle quali vengono concesse pochissime linee di credito, e dei correntisti come il sottoscritto penso non si possa più parlare di enti morali.
Certo che tutti i principi di don Sturzo stanno scomparendo uno dopo l'altro.
Che poi a pagare non siano i responsabili ma i correntisti è una vera vergogna.
8 commenti
Ho un amico che lavora in cassa rurale,e quando gli chiedo di commentare queste cose mi risponde "ne ho viste di cose che voi umani non potete immaginare..amministatori che non rimborsano i loro finanziamenti milionari e con tassi da parlamentari,imprenditori che chiedono di non pagare le rate dei mutui e poi si prendono la mercedes,neofamiglie che chiedono il mutuo per la casa cacciate con il forcone,aziende sane che devono pagare tassi da struzzini, aziende marce che ricevono soldi a badilate"
Questa è un esempio di come le casse rurali trentine si siano allontanate dai principi che le hanno ispirate, dall'inizio della loro vita.
Sulla politica del credito cooperativo quando si vanno a vedere i casi pratici si scopre il peggio anche da noi. Cosa dovrebbe pensare un Socio quando scopre che la propria Cassa concede a favore di un solo Cliente, membro però del Consiglio di Amministrazione, un affidamento pari ad un quarto del suo capitale sociale ? Come fa a rimanere nel CdA pur essendo iscritto presso i Grandi Rischi della Banca d'Italia ? Per fare gli affari suoi o della Cassa ?
ehm...il socio "scopre"???
Prova ad andare alla cassa rurale a chiedere approfondimenti sulle "gorsse operazioni" e sui tassi applicati, nonchè sulle politiche dei finanziamenti.
Li ti accorgerai che il socio conta meno di zero.
Si risponde ai soci solo con l'utile, che finchè l'economia tira c'è, ma quando si beccano scoppole è un bagno di sangue!
fuggite dalle casse rurali,finche' siete in tempo...io l'ho fatto da anni (ero anche socio della CR Rovereto,e non ne potevo piu' di ascoltare i sermoni del Marega...) e risparmio ogni anno un bel po' di soldi presso una banca dal nome tedesco...provare per credere!!!
insisto a commentare.... anche se so già verrà censurato come i precedenti.
il sostegno alla cassa rurale fiorentina va dato mentre occorre denunciare i responsabili.... cmq non vantate troppo le casse rurali trentine..... le magagne le fanno anche loro... solo siete abituati ad accettare tutto ... come facevano i soci della banca fiorentina......
fosse che fosse che il direttore di questo giornale abbia paura di affrontare le verità ?
Spero che chi ha accennato ad un intervento etico abbia voluto schezare.
Certo che se si ripianano le perdite del sig. Verdini anche alle spalle delle imprese trentine, alle quali vengono concesse pochissime linee di credito, e dei correntisti come il sottoscritto penso non si possa più parlare di enti morali.
Certo che tutti i principi di don Sturzo stanno scomparendo uno dopo l'altro.
Che poi a pagare non siano i responsabili ma i correntisti è una vera vergogna.