Egregio direttore, l'Italia sta vivendo una crisi finanziaria gravissima e lo Stato rischia di essere a corto di liquidità per pagare pensioni e stipendi agli statali. Il governo Monti ha cercato di far fronte a tale situazione drammatica del Paese con una manovra «salva Italia», che impone agli italiani pesantissimi sacrifici. Ciascuno deve fare la sua parte, e per questo il governo ha deciso lo stop ai contributi pubblici ai giornali. Ebbene, quando i giornalisti sono stati toccati sul vivo, ecco che è scattato lo sciopero. Ma perché gli italiani, soprattutto pensionati e lavoratori dipendenti, devono tirare la cinghia, e i giornali devono continuare a godere di sovvenzioni e contributi pubblici, pagati dai contribuenti? Le sembra giusto? Anna Maria Ferrari
La risposta del Direttore
L'Adige, quotidiano indipendente del Trentino Alto Adige, non percepisce alcun contributo statale, né finanziamenti per l'editoria. L'Adige si sostiene esclusivamente con il sostegno dei lettori, che lo acquistano ogni giorno, e della pubblicità. Diverso è il caso per molti giornali e quotidiani politici, spesso con un numero complessivo di lettori che potrebbero comodamente sedere in una stanza, o editi da cooperative, che beneficiano di cospicui contributi statali ogni anno. Tanto per fare un esempio, nel 2010 per il 2009, lo Stato ha erogato 150 milioni di euro per quotidiani e riviste per lo più sconosciuti alla maggioranza degli italiani.
È a questi contributi che il governo Monti ha posto uno stop, ritenendo che i sacrifici pesanti richiesti agli italiani andassero richiesti anche ai fogli di partito, e similari. Onestamente non gli si può dar torto, visto che molti di quei giornali sono editi esclusivamente, o quasi, per usufruire dei contributi statali. Scioperare, come hanno richiesto i sindacati, per garantire a tali fogli di partito di continuare a beneficiare dei soldi dei contribuenti, richiede una grande abilità di contorsionismo e una notevole dose di faccia tosta, in un'epoca in cui per far fronte alla spaventosa crisi finanziaria in corso s'interviene sulle pensioni e sulla casa. Forse non tutti i lettori sanno a chi vanno quei soldi. Facciamo qualche esempio, per capire.
Ecco alcuni dei contributi pubblici versati lo scorso anno: L'Avanti di Valter Lavitola, noto faccendiere latitante, ha ricevuto 2 milioni e 530.000 euro; il Manifesto, 3 milioni e 745.000 euro; la Padania, 3 milioni e 896.000 euro; Rinascita, 2 milioni e 489.000 euro; il Secolo d'Italia, 2 milioni e 952.000 euro; L'Unità, 6 milioni e 377.000 euro; Avvenire, 5 milioni e 871.000; il Foglio di Giuliano Ferrara, 3 milioni e 441.000 euro; Liberazione, giornale comunista, 3 milioni e 340.000 euro; Europa, 3 milioni e 527.000 euro; Liberal, 2 milioni e 798.000 euro; Conquiste del Lavoro, 3 milioni e 289.000 euro. E così via, in un elenco che comprende anche periodici come Il Mucchio selvaggio, Motocross, il Salvagente, Metropolis, Ottopagine, Romanista, eccetera eccetera. In totale 150 milioni di euro ogni anno che finiscono anche a giornali floridi e ricchi finanziariamente, come i cugini sudtirolesi della Dolomiten, che hanno ricevuto nel 2010 un milione e 568.000 euro di contributi, in quanto giornale di lingua tedesca (866.000 anche alla Tageszeitung). Pensare che dal 2013 tali contributi a fondo perduto saranno abrogati costituisce forse anche un'operazione di equità e di giustizia verso tutti gli altri quotidiani e periodici che debbono stare sul mercato con le proprie forze, e subiscono una concorrenza sleale falsata dai contributi pubblici da parte di fogli che non legge quasi nessuno.
Spacciare il mantenimento dei sussidi statali come una battaglia di pluralismo è una mistificazione, perché incoraggia invece al mantenimento di giornali inconsistenti e che, nella maggior parte dei casi, non legge nessuno. Una battaglia seria per il pluralismo e per l'editoria, sarebbe caso mai, quella di chiedere che le risorse risparmiate con fogli fantasma venissero riversate per informatizzare la rete distributiva e favorire l'innovazione tecnologica del settore, di cui beneficerebbero non solo i giornali, ma i lettori tutti. Questa sarebbe una battaglia seria per il pluralismo. Non la difesa di rendite garantite e di non più sostenibili privilegi giornalistici e politici. p.giovanetti@ladige.it
Grazie Direttore !- una provvida informazione per ascoltare Ferrara e la Lega, con una maggiore attenzione più consapevole tra il peso delle parole dal loro pulpito ed i fatti reali.
7 commenti
Bravo,egregio Direttore! Questo è parlar chiaro ed è onestà intellettuale.I complimenti!!!
sono d'accordo con Bertol!! peccato per il 2013 l'abrogazione doveva essere in forza da subito!!!
Grazie Direttore !- una provvida informazione per ascoltare Ferrara e la Lega, con una maggiore attenzione più consapevole tra il peso delle parole dal loro pulpito ed i fatti reali.
Grazie Direttore per la puntuale spiegazione. I simpatizzanti di alcuni giornali fantasma provvedano con un congruo contributo a mantenerli.
questa volta è chiaro. complimenti.
questa volta è chiaro. complimenti.
Bravo direttore! E sopratutto bravissimo Monti. Era ora. Peccato non da subito.