Braila, posto incantevole e non abbandonato

Domenica 30 novembre 2008 vedendo che l'Adige dedicava a Braila un bel servizio, corredato da un ottimo reportage fotografico, ci ha fatto veramente piacere. Quando leggemmo l'articolo si capì (anche se non era sicuramente intenzione dell'autrice) che Braila ne usciva svilita sia in campo paesaggistico che umano. Braila è un vecchio borgo che si trova a mezza montagna. In questi ultimi anni la sua vicinanza a Arco e a Drena (15 minuti di auto su strada asfaltata) e la sua piacevole temperatura estiva, hanno fatto sì che molte persone ristrutturassero le abitazioni di questo paesino dotato di tutti i servizi indispensabili. Quest'anno, è stato anche aperto un agriturismo, frequentato ed apprezzato. Da parecchio tempo, 30 anni circa, il Comitato valorizzazione Braila ha cercato di confrontarsi e dialogare con l'amministrazione comunale avendo risposte positive, tra le ultime la sistemazione della chiesa della Madonna del Carmine dove, come consuetudine, viene celebrata la S. Messa nel periodo luglio-agosto. Questo per far conoscere Braila di oggi che è sì abitata permanentemente da tre persone, ma da maggio a ottobre e anche nei fine settimana invernali si popola di grandi e bambini alla ricerca di tranquillità e relax, lontano dalla confusione e cercando in questo borgo rifiorito, nella sua bellezza e nel suo silenzio ovattato, voci di persone amiche. C'è ancora qualche anziano che, nei suoi racconti, ricerca che i «braileri», in tempi ormai remoti, faticavano, come gran parte dei valligiani, a mettere assieme il pranzo con la cena; ma qui si «caserava» e perciò non mancavano mai latte, burro, formaggio, ricotta fresca ed affumicata. Oggi Braila è un po' triste perché descritta come «posto lontano dal mondo», come luogo buio, ricco solo di corvi, di bisce, di tassi straziati da un collare irto di aculei, mentre, al contrario, nel suo cielo volteggiano spesso falchi e poiane e il tasso passeggia tranquillo assieme ai caprioli nei prati, vicino alle case. In questi ultimi ci si può imbattere percorrendo la strada panoramica che da Arco porta a Braila. Lungo il tragitto si può ammirare l'olivaia, con una «marmitta dei giganti», la falesia, i cunicoli della dimessa cava dei Meneguzzi che, durante il periodo austro-ungarico, ha fornito le sue pietre anche per la costruzione delle statue che ornano Prato della Valle a Padova. Tutto attorno si estende il parco naturale Caproni, ricco di lecci, e salendo, dopo il «coel» con preistoriche incisioni rupestri, in pochi minuti si raggiunge Braila ove, per effetto del microclima, vivono sotto braccio viti pregiate e maroneri centenari. Chiediamo scusa se abbiamo ritenuto opportuno scrivere questa nota di precisazione, speriamo che codesto scritto non venga male interpretato dall'autrice dell'articolo citato. Il nostro intento è solo quello di cancellare quel disagio provato nel leggerlo da tutti coloro che conoscono, amano e frequentano Braila e distinguere il passato del paese, che è stato descritto più come una leggenda, da quello che è il presente di Braila, costruito con tanta buona volontà e sacrifici, come è stato illustrato meravigliosamente dalle immagini riportate con il vostro articolo.
 
Dolores Bombardelli e altre sei firme
 
Il viaggio di Sandra Tafner attraverso i nostri Paesi e il Trentino più nascosto, bello ma a volte dimenticato, costituisce un esempio di grandissimo giornalismo, capacità narrativa, sguardo profondo nel cuore delle persone e attenzione ai particolari che diventano specchio del tutto. Un giornalismo che sa raccontare, e nello stesso tempo lasciar spazio ai sentimenti, ai ricordi, al calore dei rapporti più intensi e sinceri. Il lungo reportage su Braila è uno dei racconti più belli dei nostri paesi. Primo perché è un posto stupendo, ricco di storia, cultura, tradizioni ed una natura ancora incontaminata. Ma soprattutto perché vi è una piccola ma intensa comunità di persone, che lo tengono vivo a dispetto di tutte le difficoltà. Non sono articoli di cronaca, questi. È un ascoltare nel silenzio il racconto della vita che sussurrano le case, le contrade, gli orti, le fontane, e la voce di quanti tra quelle mura vivono o hanno vissuto. C'è forse il rimpianto per quello che eravamo e non siamo più. Ma anche la speranza che si riesca a non perdere quello che siamo, la nostra anima profonda. Nessuno vuole svilire una comunità come Braila o metterne in dubbio il futuro. Anzi, vogliamo che sia conosciuta, amata, sostenuta. È per questo che raccontiamo proprio i paesi che a volte sono stati lasciati più soli. Braila non è un luogo abbandonato. Non lo è perché prima di tutto voi non lo avete abbandonato. E chissà che leggendo quell'intenso racconto di Sandra Tafner molti trentini che prima non lo conoscevano saranno tentati di andarlo a vedere, visitarlo, magari trascorrervi l'estate. E forse anche riaccendere la nostalgia in quanti - per lavoro o per necessità - l'hanno lasciato, di tornarvi a risiedere stabilmente.
 
p.giovanetti@ladige.it
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