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Cavalese, la tragedia di Stava

riletta da Mario Tozzi e Niccolò Fabi

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La tragedia di Stava

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Raccontare l'ambiente attraverso l'incontro di musica e parole per tentare di ridurre quella distanza che spesso allontana l'uomo da problematiche globali e terribili e suggerire che qualcosa si può ancora fare se si parte dal cuore e dal pensiero.
È questo l'obiettivo che unisce il geologo e giornalista Mario Tozzi al cantautore Niccolò Fabi protagonisti venerdì sera dell'evento Musica sostenibile. La catastrofe innaturale della Val di Stava, al Palafiemme di Cavalese. Uno spettacolo, come ci racconta Mario Tozzi in questa intervista, che prende spunto dalla terribile catastrofe della val di Stava del 19 luglio 1985, per raccontare il sempre più difficile rapporto fra uomo e ambiente.

Da quali presupposti ha preso forma questo progetto che la vede accanto a Niccolò Fabi?

«Tutto è nato da un nostro incontro, se vogliamo casuale, in casa di amici comuni. In quell'occasione parlandoci ci siamo detti che ci sarebbe piaciuto collaborare insieme in qualche progetto relativo alle tematiche ambientali. Da li abbiamo incominciato a vederci e a parlare trovando poi l'occasione per concretizzare le nostre idee in occasione di questa ricorrenza cosi tragica legata a Stava. Una ricorrenza che ci permetterà di fare delle riflessioni che abbiano un senso collettivo anche più duraturo».

In quale modo allora avete scelto di raccontare la tragedia di Stava?

«La nostra idea è quella di fare riferimento a Stava, di cui si parlerà anche nel momento che precede la nostra presenza sul palco, alternando alcune riflessioni sull'uomo e l'ambiente e sul perché sia cambiato portando frutti così negativi, con le canzoni di Niccolò e di altri artisti da lui rivisitate. Brani che abbiano comunque un senso "ambientale", uno spirito legato alla natura».

Lei cosa pensa di questo avvenimento che ha segna la storia del Trentino e non solo?

«Quello di Stava è uno dei tipici esempi di un essere umano che si pensa onnipotente, che ritiene di poter governare la natura, di poter saccheggiare il territorio e di farlo impunemente senza pagare alcun prezzo sempre nell'ottica del massimo profitto. Stava è una tipica storia italiana, come quella del Vajont e di altre catastrofi simili che hanno segnato il passato del nostro Paese e continuano a segnarne il presente».

In Italia si parla spesso di tutela del territorio eppure...

«Di parole se ne fanno anche troppe ma l'idea che domina anche in Italia è quella legata ad una tecnologia che deve essere applicata all'ambiente e che questa debba essere depredata. Tanto a pagare questo scempio con la vita sono sempre i singoli individui che subiscono questi processi senza poterli ovviamente governare. Sarebbe necessaria un'inversione di tendenza che può incominciare da una presa di coscienza culturale, magari anche attraverso eventi come quello di venerdì a Cavalese, che ci permetta di dire che certi valori non possono essere negoziati. In parlamento è ferma da due anni la legge sul consumo di suolo in Italia e non si comprende il perché o forse lo si capisce fin troppo bene!».

C'è chi dice che non si può fare nulla davanti a certi eventi estremi.

«Scuse. A mio avviso non esistono gli eventi estremi naturali salvo rare eccezioni e quando accadono diventano catastrofi solamente per colpa nostra. Basterebbe che l'uomo facesse, per incominciare, un passo indietro ad esempio costruendo meno, allontanandosi dai fiumi e dalle zone pericolose».

In dicembre a Parigi si terrà la Conferenza internazionale sul clima: aspettative?

«Anche in occasione dell'ultima conferenza di aspettative ne avevo diverse ma si rivelò un autentico disastro. Temo il peggio anche se la speranza è sempre quella che si comprenda che, lo sostiene anche Papa Francesco, il clima è una casa comune e per questo sia necessario lavorare tutti insieme ed in un'unica direzione per eliminare i particolarismi locali».

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