Yusuf-Cat Stevens, il ritorno con tour e nuovo album

È uscito da poche settimane il nuovo disco del celebre cantautore britannico Cat Stevens, da vari anni noto con il nome di Yusuf (adottato dopo la conversione all'islam, avvenuta nel 1978): nella promozione dell'album in effetti compaiono entrambi i nomi. Il lavoro si intitola "Tell 'Em I'm Gone" ed è il quattordicesimo registrato in studio dall'artista che due settimane fa ha fatto tappa a Milano nel suo tour europeo che precede quello di dicembre in Nord America, il primo dal 1976.

Nel recente concerto al Forum di Assago, il cantante ha eseguito ben otto tracce di "Tell 'Em I'm Gone" , tutte tenute per la seconda metà del concerto. Sul palco la scenografia  ricostruiva una scalcinata stazione con tanto di orologio, steccato bianco e torre dell'acqua: a un certo punto un fischiettio introduceva "Peace Train Blues" con la quale è cominciato il concerto, davanti a quasi settemila persone.

Sono passati quasi quarant'anni dall'ultima tournée dell'artista, prima della sua conversione all'Islam e di un esilio trentennale dalla musica; poi, otto anni fa, il ritorno in scena con l'album di inediti "An Other Cup" (2006), seguito nel 2009 da "Roadsinger" e ora appunto da "Tell 'Em I'm Gone". Il cantantautore, quando tornò in studio, spiegò di aver concluso che la vecchia scelta di abbandonare il rock per dedicarsi solo a composizioni a sfondo religioso fu il frutto di un fraintendimento dei dettami coranici.

Ad aprire il concerto milanese sono stati alcuni hit come "The Wind" eseguita voce e chitarra e "Here comes My Baby" suonata con la sua band di cinque elementi. Il primo brano a conquistare apertamente il Forum è stato "The First Cut Is The Deepest": "molti non sanno che questa canzone è mia, pensano sia di Rod Stewart, stasera ne reclamo la paternità", ha detto Yusuf dal palco.

E sono stati altri vecchi successi come "Where Do The Children Play?", "Sitting", "Morning Has Broken", "Moonshadow" e "Sad Lisa" i brani più apprezzati e acclamati dal Forum. In oltre due ore di live, interrotte da mezz'ora di pausa, Yusuf lascia la chitarra solo per andare dietro al pianoforte o per imbracciare un'elettrica in un'apprezzatissima versione pop rock di "If You Want to Sing Out (Sing Out)", o per le canzoni blues rock del suo ultimo lavoro, che dal melanconico folk del cantautore inglese spostano l'atmosfera sul Delta del Mississippi, da cui parrebbe uscita l'immaginaria stazione sul palco.

La voce è la solita, inconfondibile, mai in difficoltà: "Ho adattato alcune canzoni per il mio tono più basso", si schernisce Yusuf dal palco. Il viaggio nella memoria con Cat Stevens però non si esaurisce con le sue canzoni, e c'è spazio anche per i Beatles di "All You Need Is Love" ("la mia canzone preferita"), per i Procol Harum di "The Devil Came From Kansas" ("uno dei gruppi che amo di più, eravamo compagni di etichetta") e per il bluesman Leadbelly di "Tell 'Em I'm Gone" ("la prima canzone imparata alla chitarra").

Dal palco Yusuf non dispensa solo ricordi personali, ma anche messaggi di pace, come prima di "People Get Ready" dei The Impressions, o quando introduce l'inno antischiavistico "Gold Digger" dedicandolo a Nelson Mandela. Del resto il "treno della pace" che si fa attendere in stazione è la metafora su cui si regge tutto il tour di Yusuf, ma bisogna aspettare i bis perché arrivi la sua "Peace Train", proposta in un gran finale che racchiude i maggiori successi di Cat Stevens, "Father & Son" e "Wild World".

 

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