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«Uriah Heep, un sogno che non finisce mai»

La nostra intervista a Kimmler, bassista della band che suonerà il 1° febbraio a Lagundo

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Uriah Heep

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Con venticinque album alle spalle, l’ultimo dei quali, «Living the Dream», è uscito lo scorso 14 settembre, gli Uriah Heep sono considerati fra le band storiche del rock britannico.

La formazione inglese, proprio per lanciare il suo nuovo disco, uscito su Frontiers Music, è impegnata sui palchi di tutta Europa in un tour che toccherà l’Italia con quattro concerti, uno dei quali è in programma anche nella nostra regione, venerdì 1° febbraio alla «Peter Thalguterhaus» di Lagundo, in Alto Adige.

Proprio dal nuovo disco ha preso le mosse la nostra intervista al bassista David Kimmer, fra le anime storiche del gruppo catalogato sotto l’etichetta di heavy progressive formatosi a Londra nel lontano 1969.

Cosa raccoglie il vostro nuovo cd «Living the Dream»?
«È un album tipico degli Uriah Heep: un disco fatto di canzoni rock, ballate, un pezzo acustico e due in stile prog. È potente e grazie anche alla produzione di Jay Ruston ha uno stile fresco pur mantenendo il tipo marchio Heep».

E questo titolo cosa delinea?
«Racchiude quello che noi stiamo vivendo, un sogno. Per chi come me fa da 49 anni una cosa che lo appassiona e ha suonato in 61 Paesi del mondo questo è davvero un sogno che vorrei non finisse mai».

Quali forme ha il live che si lega al vostro tour? Quale tipo di show si deve attendere il pubblico italiano?
«Suoneremo brani dal nostro nuovo album insieme alle classiche tracce degli Heep come July Morning, Easy Livin’ e Gypsy, ma oltre a questo proporremo anche altri vecchi classici.
Sarà un viaggio dal nostro primo album, “Very ‘eavy, Very ‘umble” fino a “Living the Dream”».

Per voi si tratta del venticinquesimo disco: che effetto vi fa?
«È una sensazione meravigliosa, un risultato importante che poche band hanno raggiunto. Ci sentiamo molto orgogliosi di questo!».

Cosa ha permesso al nome degli Uriah Heep, pur con diversi cambi di formazione, di arrivare dal 1970 ad oggi?  Qual è il vostro segreto?

«Abbiamo avuto un sacco di buone canzoni che hanno resistito alla prova del tempo e che alla gente piace ancora un sacco ascoltare dal vivo. I giovani fan e quelli che sono da molti anni con noi in questo viaggio, sono ancora felici di ascoltare quelle canzoni insieme alle nuove. Il loro entusiasmo ci da sempre grande energia».

Come vedete l’attuale scena rock e havy- progressive internazionale?
«Personalmente ascolto gruppi statunitensi come Greta Van Fleet e Rival Sons che con il loro sound hanno in un certo senso chiuso un cerchio».

Cosa pensate della Brexit?
«Io sono un musicista e non un politico ma ho votato per rimanere. Ma naturalmente parlo per me e non per tutta la band».

E dell’Italia e del suo pubblico?
«Nel vostro Paese ho sempre trovato gente appassionata, capace di vivere in pieno i nostri show. Amiamo suonare da voi, c’è un grande feedback con i nostri fan italiani».

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