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Craig Leon: il musicista americano

sbarca stasera a Rovereto

La nostra intervista all'artista che ha lavorato al fianco di Ramones, Blondie, Sound e che stasera suonerà al Melotti il suo must Nommos

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Ha lavorato al fianco di band come Ramones, Suicide, Blondie e The Sound ed è considerato una figura fondamentale per l'attività di scouting e produzione svolta nel mondo del pop e del rock sperimentale a partire dagli anni '70. Lui è Craig Leon, il musicista e produttore americano, protagonista del concerto di questa sera, sabato 15 alle 21, al Melotti di Rovereto per la rassegna Musica Macchina curata da Marco Sgabinazzi per il Centro S.Chiara. Ad accompagnare Craig, nell'esecuzione del suo capolavoro "Nommos" ci saranno Cassell Webb e il Quartetto d'archi del Conservatorio Bonporti di Trento.

Craig Leon, quali forme avrà il vostro set al Melotti?

"In questa occasione suoneremo la versione del 1979 di Nommos, che ora si trova nell' Anthology of interplanetary Folk Music vol. 1, e una selezione dal lavoro di prossima uscita"The Canon. Il suono di Nommos è una combinazione di ritmi trattati elettronicamente, drones ottenuti tramite sintetizzatori analogici e melodie pentatoniche. The Canon sviluppa ulteriormente questa ricerca sonora: vi è sempre un uso ipnotico dei ritmi in molte parti, ma c'è meno lavoro sulle percussioni e una maggiore apertura ai drones e in generale alle parti di synth. In Nommos ci sono poi gli archi usati sia come dei bordoni, sia come elementi percussivi".

Lei ha vissuto un periodo unico per la musica rock come quello del punk e della no wave americana: cosa ha reso così particolare quell'epoca?

"Grazie alla tecnologia, già a quel tempo le possibilità di comunicare e diffondere idee e suoni stavano subendo una significativa accelerazione. Dagli anni '50 in poi la comunicazione si è trasformata sempre più in comunicazione di massa. Così, qualcuno in qualche remoto angolo del pianeta poteva ascoltare un pezzo dei Ramones o dei Sex Pistols e pensare "Beh, posso farlo anch'io", e magari formare una band e in questo modo contribuire a diffondere ulteriormente il messaggio. Questo ha iniziato ad accadere sempre più velocemente, e ormai con Internet accade in un istante. In futuro probabilmente le comunicazioni viaggeranno persino più velocemente, forse saremo in grado di "pensare" le nostre canzoni trasmettendocele direttamente l'un l'altro".

Lei ha collaborato anche con una delle mie band preferite: i Sound del compianto Adrian Borland.

"Ho lavorato a diverse produzione dei Sound: ricordo che Adrian era introverso e aveva una personalità piuttosto tormentata, ma era un grande musicista e un autore che purtroppo ci ha lasciati prima di raggiungere l'apice della sua espressione artistica".

Cosa pensa di chi dice che l'hip hop/rap ha ucciso il rock?

"Non sono d'accordo perché sono generi che nascono da condizioni analoghe, con analoghi e importanti obiettivi. Entrambi hanno rappresentato, per una mentalità e una cultura underground, la possibilità di trasmettere un messaggio di protesta contro le restrizioni imposte da una società insensibile. Se il rock era nato dalla volontà di sfuggire al conformismo della società occidentale degli anni '50, analogamente il rap è nato da un desiderio di liberarsi da una condizione oppressiva".

Chi è l'artista con cui lei è stato più in sintonia? "Mi trovo in sintonia con tutti gli artisti con cui lavoro, ma se devo pensare a qualcuno con cui potrei identificarmi maggiormente, direi che, più che con i musicisti rock, mi identifico con i compositori "classici". Per esempio trovo grande empatia per George Antheil, il pioniere della musica sequenziale che realizzò un lavoro notevole come il "Ballet Mécanique" composto negli anni '20 usando loop di percussioni".

Come vede gli Stati Uniti di Trump un americano come lei che vive nel Regno Unito?

"Me ne sono andato quando Reagan stava diventando presidente. Era stato un segno premonitore di qualcosa che ora è incarnato dalla presenza di Donald Trump, che ha portato allo scoperto il peggio della società americana. Detto questo, non è che il Regno Unito in questa fase se la passi molto meglio da un punto di vista sociale e politico. Razzismo e xenofobia dilagano. Siamo anche equamente divisi tra coloro che provano ad analizzare a fondo le questioni e coloro che sputano della banale e inaccettabile propaganda".

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