Salta al contenuto principale

Borut Cvajner e il viennese Fennesz
oggi a Rovereto per Distretto 38

La nostra intervista a Borut Cvajner il dj croato che ha anche studiato Sociologia a Trento

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 41 secondi

Sono il produttore viennese Fennesz, impegnato in una rielaborazione di partiture di Gustav Mahler, e il dj Borut Cvajner, figura di riferimento del clubbing europeo i protagonisti della seconda serata del festival Distretto 38. A loro il compito di animare oggi, giovevdì 17maggio gli spazi dell’Auditorium Melotti. Il primo a esibirsi sarà Christian Fennesz con “Mahler Remixed”: allestimento basato sulle sinfonie del compositore austriaco, messo in scena una prima volta a Vienna nel 2011 da allora replicato in luoghi prestigiosi, tra cui la Carnegie Hall di New York. A impreziosire lo spettacolo le astratte illustrazioni digitali dell’artista visivo Lillevän Pobjoy, già membro del duo berlinese Rechenzentrum. Dal musicista croato Borut Cvajner ci siamo fatti raccontare la sua dimensione di artista scoprendo anche il suo rapporto universitario con Trento.

Borut, quali forme avrà il tuo set per Distretto 38?

“Tenendo in considerazione gli artisti che parteciperanno al Festival e una mia naturale tendenza a miscelare differenti stili e generi ogni volta che suono, mi é difficile descrivere quello che ascolterete, ma vi posso assicurare che porterò con me tantissimi dischi, farò ballare la gente e tutti si divertiranno.”.

Da dove nasce la tua passione per la musica elettronica?

“E’ qualcosa che é iniziato molto presto. Sicuramente ha origine dall' ascolto dei dischi di mio padre e dei primi party che ho cominciato a frequentare nella mia città all'inizio degli anni novanta”.



Ti va bene la parola dj per definire la tua dimensione o preferisci quello di musicista?

“Non essendo troppo immerso nelle acque della produzione, penso che non sarebbe troppo esatto definirmi un musicista, ma d'altra parte non mi considero un tipo che mette la musica solo il fine settimana perché la musica é una parte essenziale della mia vita, sette giorni su sette”.

Oltre che nella tua terra conosci molto bene anche l'Italia e Berlino: quali sono le maggiori differenze nell'approccio del pubblico alla tua proposta?

“Direi che agli Italiani piace molto divertirsi, mentre l'approccio dei tedeschi è più meccanico e chirurgico. Non fraintendermi, ho avuto momenti bellissimi suonando a Berlino, ma sinceramente preferisco sempre un party in Italia”.

 Come mai hai deciso di fondare la Vakum e di puntare sul vinile?

“Fondare l'etichetta è stata una scelta spontanea e naturale per me e imiei amici, cinque anni fa. Avevamo tutti e tre a che fare con la scena elettronica croata in qualche maniera, chi suonando, chi facendo musica e chi organizzando eventi. Quindi che ne uscisse una label era solo una questione di tempo. Ci piace pensarla come un Sacro Graal del nostro coinvolgimento nella musica, soprattutto per il suo lascito fisico. E per questo motivo, per noi, non esiste alcun sostituto del vinile. Ovviamente non abbiamo problemi con la distribuzione digitale della musica, che è un segno dei nostri tempi, ma per noi il vinile è l'ultimo vero supporto di riproduzione musicale”.



So che conosci anche Trento come mai?

“Ho studiato sociologia a Trento e in quel periodo ho conosciuto un sacco di gente e mi sono fatti tanti amici. Mia sorella al momento sta studiando proprio nella vostra città a cui mi una lunga storia e bellissimi ricordi”.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?