Si apre la stagione sinfonica dell'Orchestra Haydn

di Daniele Valersi

Quale inizio della stagione sinfonica 2017-2018 dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, un programma che a una grande pagina brahmsiana quale la Sinfonia n. 1 op. 68, accosta brani di due autori dell’area scandinava e baltica: «Trisagion» di Arvo Pärt e la Sinfonia n. 7 in do maggiore, op. 105 Jean Sibelius, per la direzione di Arvo Volmer, che dell’orchestra regionale è direttore principale.

Gli appuntamenti sono per oggi a Bolzano (all’Auditorium, alle ore 20), domani a Trento (all’Auditorium Santa Chiara, alle ore 20.30) e  giovedì 12 a Pergine Valsugana (al Teatro Comunale, ore 20.45).
 
Gli espliciti riferimenti beethoveniani, oltre che la temperie culturale in cui era nata la partitura brahmsiana, fecero sì che il celebre direttore Han von Bülow la salutasse come «la decima di Beethoven»; quanto al lavoro di Sibelius presenta elementi innovativi, in direzione del superamento della divisione quadripartita e verso una fusione dei quattro tempi canonici mediante elementi tematici comuni.
Anche quest’anno si parte nel segno di Arvo Pärt: nell’ottobre 2014 Arvo Volmer aveva diretto «Fratres» e la Nona Sinfonia di Beethoven, mentre nel 2016 è stata la volta del «Cantus in memory of Benjamin Britten», ora tocca a «Trisagion».

Sono le parole del maestro Volmer a introdurci nella stagione entrante: «Sono molti lieto di darvi il benvenuto alla stagione sinfonica 2017/18 dell’Orchestra Haydn. Il programma inaugurale comprende opere di compositori fra quelli a me più cari: Jean Sibelius, Johannes Brahms, e uno fra i massimi musicisti viventi, Arvo Pärt.
Si potrebbe dire che il connotato comune di questo programma sia il silenzio: dopo la Settima Sinfonia il maestro finlandese creò soltanto un’altra opera importante; Brahms aveva trovato quasi impossibile reprimere il silenzio e comporre una sinfonia, come voleva il suo destino e come gli aveva predetto anni prima Robert Schumann, mentore e amico; e davvero la musica di Arvo Pärt è intrisa di silenzio e di meditazione. La Settima di Sibelius ha una posizione a parte nel repertorio sinfonico. La giudico una descrizione veramente unica di un ciclo esistenziale, dalla creazione alla fine di tutto. Vi odo il caos, la comparsa della vita, gli umani e la voce del creatore, le lotte e le gioie della vita, tempeste, catastrofi, e da ultimo la rassegnazione all’inevitabile, ciascuno di questi aspetti in un singolo capitolo epico. La pagina conclusiva della sinfonia ci ricorda molto l’opera più popolare di Sibelius, la “Valse triste”, un pezzo composto come musica di scena per un dramma intitolato «Morte: una pura coincidenza?». Oppure la sinfonia vuol parlarci dell’ascesa e della caduta di una persona, di una specie, o di un intero universo?»

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