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Nada: una grande voce

ai Suoni delle Dolomiti

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Era il 1969 quando da quindicenne in coppia con i Rokes stregava il pubblico dell’Ariston con «Ma che freddo fa», e da allora Nada ci regala album e canoni di rara intensità.

Un percorso artistico, quello della cantante livornese, sempre nel segno della curiosità e della voglia di aprirsi a nuove esperienze e collaborazioni.

L’ultima è quella raccontata nel disco «La Posa» registrato con due musicisti degli Avion Travel come Fausto Mesolella (scomparso il 30 marzo scorso) e Ferruccio Spinetti. L’occasione per ritrovare in Trentino Nada, che si racconta in questa intervista, sarà quella di domani pomeriggio, alle 13 al Pian della Nana, Malga Tassulla, in Val di Non per i Suoni Delle Dolomiti.

Nada, che effetto le fa questo suo concerto nel verde delle Dolomiti?

Non vedo l’ora perché penso che si tratterà di un’esperienza bellissima e insolita. Secondo me natura e musica sono un connubio perfetto. La voce avrà un’eco particolare grazie al riflesso del verde e delle montagne. Mi accompagnerà al piano Julian Barrett, tastierista con cui collaboro da un po’: sarà un set acustico appunto per lo spirito, lo spazio e la situazione particolare.

Avete già pensato ad una scaletta «ideale»?

In questo caso, visto che le canzoni sono rivisitate in acustico, scarne in un certo senso, perché eseguite solo da piano e voce, ho scelto i brani, fra i tanti che ho scritto dopo molti anni di lavoro, che più mi rappresentano e che hanno testi molto significativi e con cui avrò modo di esprimere qualche sensazione, anche se saranno per così dire «nudi».

Immagino che ci sarà anche spazio per «Senza un perché», pezzo scelto da Paolo Sorrentino per la colonna sonora della serie tv «The Youg Pope»: l’ha stupita essere nella playlist vinilica del Pontefice?

Per me «Senza un perché» è una canzone bella e importante. L’ho scritta per il disco del 2004 «Tutto l’amore che mi manca» prodotto da John Parish. Il fatto poi che l’abbia scelta Sorrentino per «The Young Pope» è stata una sorpresa, ma mi ha anche fatto capire che lui è uno forte, un grande regista attento a tutto, anche se non serviva la scelta del mio brano per scoprirlo.

Questo 2017 per lei si lega anche ad un brano come «Ballata triste» che tratta un tema terribile come quello del femminicidio e con il quale ha conquistato il Premio Amnesty: da dove l’esigenza di scrivere queste parole?

Le cose stanno nell’aria, si sentono, succedono. Alcune sono drammatiche, rimangono dentro e noi che scriviamo, che raccontiamo emozioni e storie, riusciamo ad esprimerle attraverso la musica. Anche una canzone può essere utile perché comunica qualcosa e, anche se in maniera più poetica, magari riesce a porre l’attenzione su un argomento e a fare scattare nelle persone una suggestione, un pensiero e questo è molto importante.

Cosa racchiude «La Posa», un disco segnato anche dalla perdita di Fausto Mesolella, con cui lo aveva inciso insieme a Ferruccio Spinetti?

Quello fatto con Fausto e Ferruccio era un modo di rivedere le mie canzoni con un arrangiamento più essenziale, dove i testi, che per me sono sempre molto importanti, hanno un certo risalto. Eravamo un gruppo con una certa sonorità, un certo modo di arrangiare le canzoni che, suonate appunto da questi musicisti, che hanno un’altra sensibilità, e che danno un’altra lettura ai brani, risultano altrettanto forti. Quando è mancato Mesolella l’ho ricordato con una frase che faccio ancora mia: «Mi rimane difficile pensare che Fausto non c’è più dopo venticinque anni di concerti e di vita insieme. Per me ci sarà sempre, non lo dimenticherò mai».

Il futuro di Nada?

Scrivere, scrivere e ancora scrivere canzoni per farle ascoltare ad un pubblico  che mi segue con un affetto e un attenzione sempre maggiori.

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