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In Italia si legge poco

e l'e-book non sfonda

(ma vanno gli audiolibri)

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In Italia, come si sa, si legge poco e il digitale non ha aiutato ad allargare la base di lettura. Il 60% dei 15-74enni legge un libro all’anno nel nostro Paese che, tra i cinque maggiori mercati editoriali europei, è quello con il più basso indice di lettura tra la popolazione adulta. È quanto emerge da una ricerca commissionata dall’Associazione Italiana Editori per la celebrazione dei 150 anni dell’Aie, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L’indagine che mostra quanto sia stretto e importante il rapporto tra la lettura e lo sviluppo economico e sociale del Paese, è stata realizzata da un pool di ricercatori dell’Università di Bologna e del Piemonte orientale (Antonello E. Scorcu, Laura Vici e Roberto Zanola) ed è contenuta nel volume ‘Sfida al futurò.
Se la qualità della lettura risulta scadente rispetto al numero di libri letti, il 45% ne legge uno ogni 4 mesi, e al tempo dedicato, il 9% nel 2019 ha riservato più di un’ora continuativamente alla lettura, nel giorno precedente l’intervista, dal digitale non arriva alcun conforto: non ha allargato infatti la base di lettura. Secondo i dati, i mercati europei degli e-book (Regno Unito escluso) valgono tra il 4% e il 6% di quello trade, in Italia siamo vicini al 5%. Ancora oggi solo il 5% dei lettori italiani legge libri «solo in digitale».

Nel frattempo si sono aggiunti gli audiolibri che vengono letti dallo smartphone. La lettura di libri di carta nel 2019 è praticata dal 60% dei 15-75enni (nel 2017 dal 62%), quella degli e-book dal 24% (nel 2017 dal 27%) e l’ascolto di audiolibri dal 6%.
Preoccupano le fasce più giovani della popolazione: si collocano, con l’87%, ai vertici della classifica per numero di libri letti ma solo il 5% di chi le compone dedicava alla lettura almeno un’ora continuativa al giorno nel 2017, percentuale scesa all’1% nel 2019. Ad avere elevate competenze nella comprensione dei testi (tra i livelli 4 e 6) è il 24,8% che porta l’Italia all’ultimo posto tra i maggiori Paesi europei. Il tutto in una cornice di decrescenti investimenti nella scuola e nella formazione professionale, nell’assenza di infrastrutture per la lettura (biblioteche pubbliche e scolastiche, librerie di prossimità, ecc.) e con un basso indice di popolazione laureata: 27,8% rispetto alla media dell’Unione Europea nel 2018 del 40,7% .
Il 26,7% di chi ha una laurea, non ha letto, nel 2018, alcun libro nel corso dell’anno precedente e si tratta di più di un laureato su quattro. Sempre nel 2018, il 40,8% di imprenditori, dirigenti di azienda, in genere di chi occupa ruoli apicali nella grande, media e piccola industria italiana, dichiara di non aver letto alcun libro: nessun romanzo, nessun libro di saggistica di qualunque genere e argomento. Non va meglio per i quadri intermedi, dove abbiamo un 38,2% di non lettori. Ma anche gli studenti, dove il livello sale al 70,4%, o chi è in cerca di occupazione, che si situa al 69,4%.

La ricerca - che fa seguito a una precedente indagine del 2006 in cui si dimostrava che esiste un valore economico della lettura in grado di favorire in modo diverso lo sviluppo territoriale - mostra come in Italia la riduzione generalizzata e persistente degli indici di lettura a partire dal 2011 abbia aperto un quadro diverso e sconfortante per il nostro Paese e sottolinea come la crisi abbia prodotto un effetto negativo sugli indici di lettura, più accentuato e duraturo nelle regioni del Sud, già in partenza svantaggiate. Sarà dunque la lettura la sfida centrale, per l’industria editoriale e per il Paese nel complesso, nei prossimi decenni, sia che si tratti di libri, di e-book o di audiolibri.

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