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L'incredibile festa lunare del Muse

più di 4 mila trentini all'assalto

del museo e della nuova mostra - FOTO

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Paolo Pedrotti @ladige

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Da cinquant’anni la luna è diventata a portata di mano: ieri, tra i circa 4.500 (per gli organizzatori) che non sono voluti mancare alla notte della Luna, c’era chi quel 20 luglio del 1969, alle 22.17 era davanti alla televisione e chi ancora doveva nascere, tutti affascinanti davanti a quei 18 minuti finali della telecronaca più celebre nella storia della televisione proiettata sulla facciata del Muse. Mai fino ad allora si era fatta un diretta così lunga, oltre 25 ore non stop, con collegamenti e inviati a Euston. Sulla grande facciata del Muse, scesa la sera, si sono rivissuti gli ultimi, fantastici, 18 minuti della telecronaca di Tito Stagno, il piccolo giallo dell’atterraggio annunciato con il famoso «Ha toccato, ha toccato il suolo lunare» dal giornalista e dopo pochi secondi smentito dall’inviato a Houston: il primo fu il tocco, il secondo lo spegnimento dei motori, questione di pochi attimi di differenza, ma la diatriba andò avanti per molto tempo.
La serata della grande celebrazione del Muse dedicata allo sbarco sulla luna si è accesa con il tributo ai Pink Floyd, i sogni e le curiosità sulla luna del fisico Guido Tonelli, e la facciata del Muse trasformata in un grande schermo a cielo aperto per rivivere le emozioni di una serata di luglio del 1969 quando l’umanità gioiva delle sue conquiste. «Sono le 22.17, le 15.17 a Euston, le 14.17 a New York – scandiva Tito Stagno - per la prima volta un veicolo pilotato da un uomo ha toccato un altro corpo celeste questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica, è frutto della fede dell’uomo».
Fin dal pomeriggio la partecipazione è stata massiccia alla giornata del Muse: complici il fascino di un anniversario che tocca le emozioni più profonde dell’uomo, quell’anelito alla scoperta che fa gli uomini unici nel mondo animale, e una giornata costruita per rivivere l’attimo del tocco sulla superficie lunare e proiettarlo nel futuro. Ieri al Muse si aggiravano anche giovani Jedi, Dart Fener armati di spade laser, e soldati dell’Impero, per la gioia dei più piccoli: dalla saga di Guerre Stellari all’allunaggio, nulla che appartiene all’epoca di un ragazzino odierno, eppure il fascino dell’universo ieri ha catturato tutte le generazioni. Un’altra testimonianza video ha infatti fatto sorridere ieri: un documentario sulle reazioni dell’Italia all’indomani dell’allunaggio. Una bambina, alla domanda «Perché gli uomini vanno sulla luna» rispose «perché stando sempre sulla Terra ad un certo punto si stancano», e si susseguono le interviste agli italiani di allora, una generazione a metà fra la civiltà contadina da cui proveniva e che aveva conosciuto e il passaggio a quella industriale, una generazione meno meno pronta a capire i “miracoli” della tecnologia, che allo sbarco sulla luna ha reagito mettendoci tutta l’umanità di cui era capace. «Sento che oggi può nascere un mondo nuovo che soddisfi le due esigenze fondamentali per l’uomo, quella della curiosità e la libertà» diceva una giovane donna e le mogli dei pescatori hanno pensato alle mogli degli astronauti e alla loro angoscia per i mariti nello spazio, tutti hanno vissuto un momento magico. È stata soprattutto una giornata di emozioni al Muse: a rivivere assieme quell’inafferrabile stretta al cuore di un passo che per l’umanità è stato grande.

GUARDA LA FOTOGALLERY a cura di Paolo PEDROTTI

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