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Oggi la conferenza di Eidelsztein

«La psicoanalisi dei nostri giorni

deve diventare una vera scienza»

 

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La psicoanalisi non è forse più «di moda» come negli anni Ottanta. Ma è ancora una risposta valida? E come vede uno psicanalista il mondo di oggi? E quali sono i rapporti con la scienza? A queste domande cercherà di dare una risposta la conferenza «Psicoanalisi e scienza» con Alfredo Eidelsztein, oggi alle ore 18 al Dipartimento di sociologia e ricerca sociale in via Verdi, 26 a Trento.

Organizzata dalle associazioni lacaniane di psicoanalisi ALIpsi, ALI, APOLa la scuola di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica IRPA, con il centro di clinica psicoanalitica Jonas Trento, la conferenza vede a Trento lo psicoanalista argentino di chiara fama Alfredo Eidelsztein che discuterà con gli psicoanalisti Fabrizio Gambini e Mauro Milanaccio.

Alfredo Eidelsztein è psicoanalista, membro di Apertura Sociedad Psicoanalitica, vive a Buenos Aires. Ha insegnato in Università per trent’anni, tenuto corsi e seminari presso Università e associazioni psicoanalitiche in: Argentina, Uruguay, Cile, Colombia, Brasile, Bolivia, Costa Rica e Spagna. Autore di più di 200 articoli e vari libri, anche tradotti in inglese, portoghese ed italiano.

Mauro Milanaccio ha posto alcune domande al relatore.

Qual è il vantaggio che la psicoanalisi può ottenere dallo studio della scienza, in particolare della scienza moderna?

La relazione tra scienza e psicoanalisi riguarda il problema della validità della psicoanalisi. Da quando diciottenne ho deciso di dedicarmi alla psicoanalisi, non ho mai smesso di considerare importante l’obiezione che viene mossa alla psicoanalisi circa i suoi fondamenti. Ciò che può risolvere questa questione, ho sempre pensato sia lo stile scientifico. Non mi ha mai soddisfatto fino in fondo - nonostante Freud non avesse dubbi nel considerare la psicoanalisi una scienza - l’argomentazione freudiana, centrata su basi biologiche. Mi immaginavo discutere con epistemologi e con scienziati e mi rendevo conto che avevo pochi argomenti per difendere la psicoanalisi. Quando ho incontrato l’insegnamento di Lacan, ho trovato un sostegno alla mia ricerca psicoanalitica in scienze come la linguistica, la matematica, la fisica. Se la psicoanalisi non vuole sopravvivere nella forma di una religione o di un pensiero new age, che non hanno bisogno di fondamenti perché le persone vi aderiscono per estetica o per affinità personali, deve sostenersi su argomentazioni scientifiche, razionali e comunicabili.

 Tu pensi che la psicoanalisi dunque possa dar conto degli effetti terapeutici che produce?

Quando dici “dar conto” cogli un aspetto fondamentale del sapere scientifico. Si crede che la scienza sia oggettiva e sperimentale, ma non è così, la scienza moderna non è né oggettiva né sperimentale. La scienza si fonda sulla sua comunicabilità, non è un atto di fede né una credenza, ma assume la sfida di poter comunicare i suoi fondamenti. La psicoanalisi se vuole sopravvivere deve dar conto del perché parliamo di inconscio, cosa intendiamo con inconscio, perché diciamo che l’interpretazione psicoanalitica è terapeutica. Gli sciamani, i preti, gli omeopati, tutti sostengono che la loro pratica cura. La psicoanalisi attualmente ha perso peso per la debolezza delle sue argomentazioni e potrebbe recuperare credibilità se esplicitasse i fondamenti della sua teoria. Finché sosteniamo che la psicoanalisi si fonda sulla stessa analisi, ci stiamo perdendo in argomentazioni circolari.

La clinica è un campo che annoda pratica e teoria ma in ambito psicoanalitico è dominante l’idea che si apprende dalla pratica.

A partire dalla modernità, sappiamo che la conoscenza non si fonda sull’esperienza, anzi l’esperienza tende ad essere contraria all’acquisizione di nuove conoscenze. L’innovatore generalmente è un giovane in tutti i campi del sapere scientifico e della cultura in generale. Inoltre, ammettendo che la psicoanalisi è una pratica, come lo è la medicina, l’architettura o l’ingegneria, mi pare fondamentale dichiarare di quale tipo di pratica si tratta: è una pratica dal lato dello sciamano, del mago, del guaritore, o è una pratica come lo è quella del dentista, dell’architetto, dell’avvocato? Bisogna distinguere tra pratiche orientate in forma religiosa e mistica e pratiche orientate da una argomentazione scientifica ovvero in grado di comunicare i loro fondamenti e la loro struttura logica.

Quale declinazione di scienza recuperi dalla teoria di Lacan per la psicoanalisi?

Mentre per Freud la scientificità della psicoanalisi risiedeva nei suoi fondamenti biologici, Lacan ha invece sviluppato una nuova epistemologia con l’idea di “scienze congetturali”, dove la psicoanalisi si trova in compagnia, oltre che della sociologia, ad esempio, della linguistica comparata e dell’analisi del discorso. Il linguista o il critico letterario non sono poeti anche se analizzano poesie o studiano scritti letterari, e quando propongono una interpretazione devono argomentare i fondamenti sui quali si sostiene tale interpretazione. Jackobson, de Saussure o Benveniste, non hanno mai detto “sostengo quello che dico sulla base della mia esperienza” come tende a fare lo psicoanalista lacaniano, senza accorgersi che nel mondo moderno questa frase non ha alcun valore.

Qual è la differenza tra l’approccio scientifico per come lo intendi tu e quello adottato dagli orientamenti cognitivo comportamentali?

Negli ultimi vent’anni assistiamo ad un processo di chiusura circa ciò che è scienza, poiché si è consolidato un modo di pensare la scienza come un’operazione su un mondo oggettivo mediante tecniche materiali, ovvero esperimenti empirici. Questo è un luogo comune, le scienze non sono strutturate in questo modo, ad esempio, la fisica teorica non è né oggettiva né sperimentale. Va ripristinata una discussione epistemologica per almeno distinguere una concezione induttiva della scienza - il cui punto di partenza sono le osservazioni, la raccolta delle ripetizioni del fenomeno e a partire da queste il sorgere di ipotesi da verificare empiricamente -, da concezione che in vece presuppone all’origine le ipotesi con le quali è possibile osservare la realtà e conseguentemente si manifestano quelli che chiamiamo fenomeni. Il cognitivismo e le correnti terapeutiche di matrice americana sono induttive, mentre la psicoanalisi di Lacan, è una disciplina scientifica con presupposti più affini alla scienza contemporanea.

 La psicoanalisi spesso annuncia correttivi nella sua teoria proponendo un ritorno alle fonti dei suoi maestri.

La psicoanalisi, e a me non piace per niente, tende ad andare verso il passato ed è l’unica disciplina moderna orgogliosa di avere maestri vecchi. Ma il problema più grave è che la psicoanalisi ritorna al passato ideologicamente. Lo possiamo cogliere dalle critiche delle studiose del genere e del femminismo che considerano la psicoanalisi un alleato del patriarcato ed hanno spesso ragione. È diffuso un certo lamento degli psicoanalisti per la perdita dell’autorità del padre, come se il passato fosse meglio del presente, ma questa posizione non ha nessun fondamento scientifico, anzi, è dimostrato che oggi le condizioni di vita delle persone, almeno in occidente, sono migliorate. Il mondo cambia senza che nessuno possa controllarlo, l’idea di Lacan che non esiste Altro dell’Altro è il fondamento teorico di questo impossibile. Il futuro della psicoanalisi è nell’apertura al futuro, nell’innovazione e non nel ritorno al passato.

Nel tempo accelerato in cui viviamo è ancora possibile promuovere una terapia che richiede tempi lunghi come quella psicoanalitica?

Ci sono tre fattori che dobbiamo distinguere. Il primo è che le terapie cosiddette brevi - denominate tali proprio in opposizione alla psicoanalisi - tranne in casi molto semplici, non si sono rivelate efficaci. Il secondo è che alcuni trattamenti sono molto lunghi perché sono condotti male, ma questo argomento non inficia la psicoanalisi, come la caduta di un ponte non inficia l’ingegneria, o un errore medico la medicina così come un errore giudiziario la legge. Il terzo fattore in effetti riguarda un problema attuale, viviamo in un’epoca in cui la durata è vissuta come un limite e questo rende la psicoanalisi una pratica contro corrente.

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