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La strage di Utøya nell'opera teatrale tratta dal libro di Luca Mariani

Giovedì 20 a Pergine in scena "Utoya" che si lega al libro "Il silenzio degli innocenti" del giornalista e parlamentare

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Ventidue luglio 2011: in Norvegia, sull’isola di Utøya , Anders Behring Breivik uccide 69 giovani laburisti in una caccia all'uomo durata 77 minuti per quella che è diventata la strage più  efferata in Europa occidentale dai tempi del nazismo. A quell’evento, legato da un filo rosso con altre terribili stragi che hanno colpito il Vecchio Continente, l'ultima delle quali la scorsa settimana a Strasburgo in cui ha perso la vita anche il giovane giornalista trentino Antonio Megalizzi, fa riferimento l’opera teatrale “Utoya”, qui nelle foto di Serena Serrani, in scena al Teatro di Pergine giovedì 20 alle 20,45. Un dramma tratto dal libro “Il silenzio sugli innocenti”, scritto dal giornalista e parlamentare Luca Mariani per l’editore Ediesse, e dedicato proprio al massacro dei giovani di Utoya.  Ne abbiamo parlato con Luca Mariani che sarà presente anche al dibattito previsto al termine della rappresentazione.

Mariani, cosa l'ha spinta a scrivere un libro sulla strage di Utøya? 

"Ho scritto 'Il silenzio sugli innocenti' per un'esigenza di verità. Se andiamo in qualsiasi piazza italiana e parliamo di Bataclan, Nizza, Manchester, Berlino, 11 settembre, tutti capiscono immediatamente l'argomento. Se, invece, parliamo di Utøya, i più non ricordano e alcuni dicono che fu 'la strage di un pazzo'. Non fu così: Anders Behring Breivik, il 22 luglio 2011, mise in atto una strage politica contro i giovani socialisti e laburisti europei, che si riuniscono da decenni a Utoya per il campeggio estivo, da quando Willy Brandt aveva i pantaloncini corti. Ci furono prima 8 morti con un'autobomba sotto il palazzo del Governo di Oslo e poi una caccia all'uomo nell'isola di Utøya , che durò 77 minuti, e che causò la morte di 69 adolescenti. La vittima più giovane aveva 14 anni".

Cosa emerge come elemento principale dalle sue pagine?

“Breivik scrisse il manifesto politico dei Cavalieri Templari tra il 2009 e il 2011 per inviarlo a 8109 indirizzi email in tutta Europa un'ora prima della strage. Gli obiettivi sono: no al multiculturalismo, no all'Unione Europea, no all'Onu, sì al nazionalismo, cacciare tutti gli immigrati, soprattutto quelli islamici, dall'Europa entro il 2083, 4 secoli dopo il fallito assedio degli Ottomani a Vienna.  Per realizzare questo disegno Breivik elencò una serie di partiti potenzialmente amici per prendere il potere nei vari Stati europei entro il 2030. Per Breivik l'alleato più forte è Russia Unita di Putin. Poi Le Pen in Francia, Lega e Forza Nuova in Italia, Fpoe in Austria, Pvv in Olanda, Vlaams Belang in Belgio, Jobbik in Ungheria, English Defence League nel Regno Unito. Ebbene: nel 2014 molte forze politiche, indicate da Breivik, formarono un gruppo unico all'Europarlamento. Eppure nel 2009 la Lega era saldamente al Governo con Berlusconi e solo un uomo particolarmente lungimirante avrebbe potuto prevedere un'alleanza tra forze così diverse. Oggi queste forze politiche sono al Governo in Russia, Austria, Italia e molti hanno tuttora un solido legame con Russia Unita di Putin. Dal 2016 la Brexit è inoltre una realtà”.

Che idea si è fatto dell'autore di quel massacro?

 "Breivik e la strage di Utoya furono la prima tragica evidenza di quell'ondata nazionalista e xenofoba che sta attraversando l'Europa. Sicuramente aveva buone informazioni. Ad esempio, nel manifesto politico indicò ai Cavalieri Templari Paese per Paese tutte le centrali nucleari, le raffinerie di petrolio, gli snodi energetici utili per prendere il potere. Sono informazioni precise al millimetro, comprensive dei dati di produzione per ogni sito. Chi lo aiutò? Come poteva un giovane trentenne norvegese avere tutti quei dati? Come ebbe le informazioni per fabbricare un'autobomba con i fertilizzanti?".

E questo titolo, "Il silenzio degli innocenti" quali contorni evoca?

"E' stato scelto proprio per sottolineare che quelle 77 vite non furono spezzate invano. I media prima percorsero la pista islamica, poi quando si scoprì che lo stragista era un nazionalista bianco e xenofobo, si preferì parlare di un pazzo e Utøya cadde sostanzialmente nel dimenticatoio. Ad esempio, dal 24 luglio 2011 in poi non troverete più sulle prime pagine dei giornali italiani nè l'aggettivo 'socialista' nè l'aggettivo 'laburista'. Alla Camera ci fu un dibattito il 27 luglio 2011: parlarono, ai massimi livelli, i rappresentanti di tutti i gruppi e nessuno pronunciò le parole 'socialista' e 'laburista'. Il Psi all'epoca non aveva deputati. Una strage scomoda, che molti hanno preferito nascondere. L'europarlamentare leghista Borghezio arrivò a dichiarare che "al netto della violenza, le idee di Breivik sono in qualche caso ottime". Su Utoya Feltri scrisse un editoriale dal titolo 'Quei giovani incapaci di reagire'".

Quella di Utøya, lei lo evidenzia in diversi passaggi del libro, è anche un'azione violenta contro l'Europa e i suoi ideali: perché?

"Breivik nel suo manifesto politico definisce l'Unione Europea una specie di Unione Sovietica. Lui vuole il ritorno del nazionalismo e vuole la scomparsa della Ue e dell'Onu. Ogni Paese - secondo Brevik - deve salvare il proprio genotipo: nordico, latino, anglosassone, eccetera. I traditori marxisti/multiculturalisti devono essere giustiziat"i.

Dal suo libro ha preso forma lo spettacolo teatrale "Utoya".

"L'opera teatrale Utoya nasce grazie alla collaborazione con il Teatro Atir Ringhiera di Milano. La drammaturgia è di Edoardo Erba, la regia di Serena Sinigaglia mentre gli attori Arianna Scommegna e Mattia Fabris, tutti bravissimi, iInterpretano ciascuno tre ruoli diversi, senza neppure cambiarsi d'abito. Ne nasce uno spettacolo che emoziona e crea interrogativi".

Il Trentino in questi giorni sta piangendo il giornalista Antonio Megalizzi assassinato a Strasburgo per l'ennesima strage di innocenti che in questo caso ha colpito anche un giovane legato ai valori europei: quel è il suo pensiero a questo riguardo?

"Antonio Megalizzi è un giovane collega, agli antipodi rispetto al pensiero di Breivik. La sua morte mi addolora ma allo stesso tempo mi dà forza. L'Unione Europea ha garantito al nostro continente 70 anni di pace e prosperità. Il nazionalismo porterebbe a una nuova guerra. Dobbiamo batterci perché questo non avvenga: per noi, per i nostri figli e per Antonio".

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