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Carmine Abate presenta a Besenello il suo nuovo romanzo

In "Le rughe del sorriso" la storia di Sahra

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Carmine Abate

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Carmine Abate presenta a Besenello il suo nuovo libro «Le rughe del sorriso» venerdì 19 ottobre alla Biblioteca comunale in via De Gasperi, 5, alle ore 20.30. Un’altra presentazione è in programma a Levico Terme il 3 novembre, al caffè Nazionale alle ore 18.

Fin dall’esordio, avvenuto in Germania nel 1984 con la raccolta di racconti Den Koffer und weg!, Carmine Abate ha avuto cose importanti da dire. E lo ha fatto trattando tematiche di ampia portata sociale, sempre inserendole però in storie narrativamente avvincenti, capaci di suscitare nel lettore emozioni autentiche. Da quel lontano esordio alle prove più recenti affrontando un tema come l’emigrazione italiana in Europa e nel mondo - esempio ineludibile quando si tratta dell’opera di Abate - egli ha saputo rappresentarne magistralmente tutti gli aspetti. Lo strappo della partenza obbligata, le dure condizioni di lavoro, lo spaesamento, i morsi della nostalgia, ma anche i lati positivi, dal riscatto economico alla scoperta che abitare dentro più culture è fonte di arricchimento.

Lo scrittore calabrese ha condensato quest’ultima acquisizione in una metafora molto densa, «vivere per addizione», che nell’accezione abatiana significa aprirsi agli altri per conoscere e farsi conoscere; imparare a guardare con occhi sgombri da pregiudizi l’incontro e la mescolanza delle culture; considerare l’identità in termini dinamici, come un elemento in continuo divenire, un processo di crescita e non qualcosa di dato una volta per tutte o piantato come radice esclusiva nel sangue e nel suono. Vivere insomma includendo umanità, aggiungendo relazioni, sommando esperienze, accogliendo i cambiamenti, allargando gli orizzonti.

Tutto ciò, occorre sottolinearlo con decisione, oltre a costituire un punto di vista artistico - esistenziale tra i più avanzati dell’odierna letteratura italiana, non è mai in lui, l’esito di racconti a tesi o di posizioni ideologiche rivestite di furbeschi addobbi letterari, ma solo di pura sostanza narrativa, incarnata in storie e personaggi che si incidono nella memoria. L’intendimento, lo scopo profondo del percorso qui sommariamente delineato è proprio l’affermazione dell’idea che l’incontro con l’altro, la reciproca conoscenza, lo scambio e la mescolanza possano essere vissuti come un arricchimento personale e una speranza collettiva da realizzare. Illusioni? Utopie? Abate, che è un «costruttore di sogni» - così lo definì qualche anno fa un critico francese su Le Monde - crede fermamente nelle potenzialità di questo progetto. E pur non ignorando le difficoltà, gli impedimenti, le resistenze che ne ostacolano la realizzazione, continua a fare la sua parte lavorando in questa direzione: ex abundantia enim cordis os loquitur. Impresa nella quale mette davvero cuore e ragione, come dimostra l’ultima sua fatica letteraria, «Le rughe del sorriso» (Mondadori, pp.260, euro 19).

Non a caso, infatti, il romanzo inizia con un capitolo in cui l’autore, in prima persona, racconta che invitato da una scuola di Roma per un incontro letterario sul tema del viaggio, si era trovato nel bel mezzo della sommossa di un intero quartiere della città i cui abitanti armati di mazze e sampietrini erano pronti a usare la violenza per cacciarne gli immigrati africani. «Se ne devono andare da qui, hanno invaso il nostro quartiere [?] Ora basta! A quei pezzenti hanno assegnato le case popolari che spettavano a noi! Quelli ci rubano il lavoro, violentano le nostre donne, spacciano droghe, c’impuzzano pisciando dove capita!». Così urlava la folla imbestialita. Poi, non appena le prime pietre erano volate contro le famiglie dei migranti asserragliati dietro un cordone di poliziotti, altri agenti erano intervenuti per disperdere i manifestanti. Lo scrittore è turbato, prova sgomento e dopo aver guadagnato l’ingresso della scuola, agli studenti e agli insegnanti riuniti in aula magna per ascoltare il suo intervento sulle vicissitudini migratorie della sua famiglia negli ultimi cento anni, comincia a raccontare un’altra storia.

Perché l’immagine bruciante del tumulto gli fa apparire quel discorso, già dal titolo (Il viaggio per costrizione: da ferita a ricchezza), inopportuno, fuori luogo. E l’altra storia inizia con questa frase: «Non avevo mai visto una folla inferocita?», che è l’incipit di «Le rughe del sorriso». Fin qui le pagine liminari del romanzo, che meritano un’attenzione speciale.

Abate vi afferma per sé, come uomo e scrittore, la necessità etica, l’urgenza civile di affrontare uno dei drammi più sconvolgenti del nostro tempo: la fuga per costrizione (guerre, miseria, violenze inaudite) dall’Africa verso l’Italia e l’Europa di migliaia e migliaia di disperati. E lo fa con questa nuova opera dove attraverso la narrazione della vicenda emblematica della protagonista, Sahra, una giovane somala dalla bellezza conturbante e dal sorriso enigmatico, ci fa entrare nel cuore dolorante della tragedia di moltissimi africani di oggi. Sahra vive con la cognata Faaduma e la nipotina Maryan nel centro di accoglienza di un piccolo paese della Calabria.
Un giorno, ex abrupto, se ne va via da sola e non fa più ritorno, lasciando tutti sbigottiti ad interrogarsi sul motivo di tale comportamento. A mettersi sulle sue tracce è il suo insegnante d’italiano Antonio Cerasa che, innamorato di lei, la cerca con la determinazione e la caparbietà di un detective.

Ed è proprio durante questo lungo, inquieto cercare che egli viene progressivamente a conoscere la storia segreta e coinvolgente di Sahra. Dagli anni passati con il fratello Hassan dentro un villaggio di orfani nella Somalia insanguinata dalla guerra civile alla fuga verso l’Italia dove arriva con Faaduma e Maryan dopo un viaggio terribile segnato da prepotenze e maltrattamenti di ogni tipo. Ma anche in Italia le traversie per Sahra e i sui cari non sono finite. L’Italia di oggi è quella dell’accoglienza ma anche quella della folla inferocita di Roma; quella di chi tenta di «vivere per addizione» come il sindaco di Riace Mimmo Lucano, ma anche quella dei tanti episodi di intolleranza xenofoba che le cronache locali raccontano quotidianamente.

Di tutto questo ci parla Carmine Abate nel suo libro. Senza infingimenti, senza espedienti ideologici, senza compiacimenti letterari. Con un’ampiezza di sguardo e una maturità artistica di valore assoluto. «Le rughe del sorriso» è un’opera straordinaria: per la forza dell’argomento, l’arditezza dello stile, la bellezza dell’ordito e l’esemplarità dei personaggi.

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