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Terry Gilliam, Don Quixote, 29 anni

della mia vita per un film perfetto

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"Sancho Panza sono io e questo film è Don Chisciotte. Sono felice di aver girato il primo western della mia vita" . Terry Gilliam, festeggiatissimo a Ischia Global Film & Music festival, dove ha presentato con successo in anteprima italiana di The Man Who Killed Don Quixote (nelle sale in autunno con M2 pictures), ha una teoria e la esprime con la soddisfazione di chi ha finalmente realizzato il suo sogno. 

"Questo film non l'ho fatto io, si è fatto dal solo", racconta riferendosi ai 29 anni trascorsi a partire dall'ideazione. "Credo sia un film migliore di quello che poteva essere fatto in precedenza -sottolinea il visionario regista che da quelle esperienze trasse 'Lost in La Mancha'- ciò che di bello e di disastroso è accaduto in questi anni ha contribuito al risultato finale e soprattutto a far nascere un cast perfetto", dice sottolineando il gran lavoro di Adam Driver e Jonathan Pryce.

Le difficoltà di finanziamento sono state come è noto enormi ''ma io ho avuto il merito di essere molto determinato negli anni, forse anche con stupidità. Avevano 12 milioni e mezzo di dollari e per arrivare a 16 abbiamo alla fine trovato i soldi di una ricca signora. Ridicolo che non si riescano a fare film a medio budget, che come in questo caso possano essere anche spettacolari. Sicuramente nella mia mente ho avute sempre Orson Welles (Don Quixote è il suo film incompiuto,ndr) Mi piaceva la sua idea di portare i personaggi di Cervantes in epoca moderna, in un primo momento avevo pensato a farli compiere un salto nel tempo ma era una cosa già vista e ho scelto l'oggi, con ambientazione da perfetto western''.

Da sognatore sembra scontata la sua risposta quando gli si chiede quanto si riconosca nel personaggio. Invece Gilliam sottolinea: "Molti pensano sia lui l'unico protagonista della storia, invece c'è anche Sancho: tutti noi abbiamo dentro una parte dell'uno e dell'altro. Don Chisciotte più che sognatore è un pazzo con una visione confusa della realtà, e Sancho comincia a credere nella sua versione. Questa storia la racconto attraverso gli occhi di Toby, il personaggio di Adam Driver (che nella prima versione era pensato per Johnny Depp, ndr)".

Gilliam, oramai italiano d'adozione (ama l'Umbria e il golfo di Napoli, dove è spesso ospite dei festival organizzati da Pascal Vicedomini tra Ischia e Capri) ancora una volta ricorda l'influenza che ha avuto su di lui Fellini "talmente grande che sicuramente vi si possono trovare anche in questo film riferimenti anche inconsapevoli". E del cinema di oggi cosa pensa? ''Non amo i film del genere Marvel che pure sono fatti benissimo ma li trovo ripetitivi, non ci sono personaggi reali. 

Io preferisco un realismo dove poi l'immaginazione irrompe, e spero non vi siate accorti che ho usato un po' di computer grafica...Gli italiani? Qui a Ischia ho visto Dogman è mi è piaciuto molto, ma solitamente non vado a cinema quindi non sono preparato". Dalla battaglia legale sul suo film che sembrava potesse pregiudicarne l'uscita il regista taglia corto: "Preferisco tenermi lontano da queste cose" e prevede per lui mesi di intensa promozione. "Questo sancirà la mia pazzia totale" scherza smentendo tutte le indiscrezioni su un prossimo progetto già in cantiere. "Per ora ho esaurito i sogni e per un po' anche l'immaginazione". 

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